SE ANCHE LA FINANZA SI ALLARMA PER IL CLIMA…

Sentirci raccontare da una ragazzina minorenne che il nostro pianeta è a rischio,

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Greta Thunberg

può forse essere poco convincente e per qualcuno può essere facile ridicolizzarla.

Il fatto che le associazioni ambientaliste si agitino per la perdita di biodiversità, il surriscaldamento globale, l’innalzamento dei mari, la deforestazione, la desertificazione, gli incendi, l’esaurimento delle risorse naturali, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del cibo può essere sottovalutato, pensando che tanto è normale per questi soggetti lanciare allarmi.

Non si capisce, però, come si possa ignorare scienziati e importanti organizzazioni scientifiche o organismi internazionali quando ci mettono in guardia avvertendoci che il tempo a disposizione per salvarci sta per scadere, come nel “Avvertimento degli scienziati riguardo alla emergenza climatica“, pubblicato sulla rivista Bioscience, sottoscritto da ben 11.258 scienziati e scienziate di 153 nazioni, provenienti da ogni continente o l’allarme del panel delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale, riunitosi in Corea del Sud nel 2018, secondo il quale con questo livello di emissioni il famoso grado e mezzo verrà superato già nel 2040, e alla fine del secolo arriveremo addirittura a tre.

Se, però, a lanciare l’allarme sono soggetti che, sinora, stavano dall’altra parte della barricata, perché difendevano interessi economici consolidati come la produzione di petrolio e l’industria, forse vuol dire che siamo davvero arrivati al limite.

A parlare in questi giorni al Forum di Davos è stata la Banca dei Regolamenti Internazionali, l’istituzione che supporta le banche centrali mondiali e il Financial Stability board. Il messaggio è stato che i cambiamenti climatici causeranno la prossima crisi finanziaria, che potrebbe essere la peggiore mai vissuta finora.

Poco prima c’era stata la già famosa lettera di Larry Fink, il CEO del fondo d’investimento BlackRock, il più grande al mondo (con oltre 7 trilioni di dollari di asset), con cui ha

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Larry Fink

annunciato che la sua società prenderà decisioni d’investimento il cui fine ultimo sarà solo la sostenibilità ambientale.

“Fink sostiene che il climate change obbligherà (e sta obbligando) gli investitori a riconsiderare le fondamenta stesse della finanza moderna. E ci arriva ponendosi degli interrogativi legittimi: cosa succederà ad esempio ai mutui a 30 anni se chi li eroga non è in grado di stimare l’impatto del rischio climatico su questo lungo arco di tempo? Dove arriverà l’inflazione, e di conseguenza i tassi d’interesse, se il costo del cibo dovesse aumentare a causa di siccità e inondazioni? Si chiede: Come possiamo costruire una crescita economica se la produttività dei mercati emergenti dovesse diminuire a causa di temperature estreme o di altri impatti climatici? Alla base sta la considerazione che la crisi ambientale sarà molto più lunga e avrà un impatto ben più pesante – in molteplici aspetti della nostra vita e quindi della finanza – delle precedenti crisi.” (Finance Community, Newsletter N° 223 del 22 gennaio 2020).

Risultati immagini per apocalissi fiorentineUn’idea degli impatti sui mercati dei fattori ambientali penso possano darlo gli effetti in questi giorni del coronavirus sullo yuan, la valuta cinese, la una situazione di risk-off sui risky asset, il pesante ribasso settimanale per l’indice generale Bloomberg Commodity (-3,1%) con le vendite che hanno colpito in particolare le commodity sensibili alla domanda cinese, gli scricchiolii delle Borse. La diffusione dei virus non è un fatto indipendente dalle altre problematiche ambientali.

Secondo lo studio di Nature Climate Chage i fallimenti delle banche in futuro sarebbero, a causa dei cambiamenti climatici, più frequenti (da +26% fino a +248%); salvare le banche insolventi comporterebbe un costo per i governi pari a circa il 5-15% del Pil all’anno, portando a un’esplosione del debito pubblico, che potrebbe arrivare a raddoppiare nel 2100.

Le banche, però, si stanno muovendo da tempo verso una maggior attenzione alle tematiche ambientali. Il 14 novembre 2019 la Bei ha deciso una nuova politica di prestiti energetici, ponendo fine al sostegno a progetti di combustibili fossili (compreso il gas naturale) alla fine del 2021.

La Banca d’Italia, in linea con le migliori pratiche adottate nel contesto del SEBC, già da diversi anni ha avviato un percorso sistematico volto a ridurre la propria “impronta ecologica”, soprattutto nei settori di attività che possono avere impatti non trascurabili sull’ambiente.

I Principles for Responsible Banking, i Principi per l’attività bancaria responsabile, sono

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Immagine di Anna Giulia Bifarini

stati firmati a fine 2019 da centotrenta banche internazionali forti di asset per 47.000 miliardi di dollari, con nomi influenti, come Citigroup, Santander, Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland e le italiane Banca Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi.

La banca senese, già nel 1993 varato, unico in Italia, un progetto definito “Banca Verde”, per il finanziamento di progetti di sviluppo coerenti con la tutela, la riqualificazione e la valorizzazione dell’ambiente e aveva sottoscritto, prima in Italia, lo “statement” U.N.E.P. (United Nations Environment Programme) per le istituzioni finanziarie in tema di salvaguardia dell’ambiente nell’erogazione del credito, di cui sopra.

Insomma, se anche il mondo della finanza, particolarmente attento alla redditività delle proprie iniziative, si sta impegnando sempre più per un’economia sostenibile, forse Greta Thunberg non è solo una ragazzina malata di protagonismo e non possiamo più permetterci di ignorare tutti questi allarmi.

ALZATI E CAMMINA!

Alzati e cammina!

Sì. Credo sia tempo di dirlo. Di dirlo a noi stessi e a chi ci è vicino. È tempo di camminare. Dobbiamo muoverci, in tutti i sensi.

Dobbiamo muoverci per cambiare il mondo, per salvare un pianeta che stiamo assassinando.

Dobbiamo muoverci per la nostra stessa salute e il nostro futuro di esseri umani e di umanità.

Dobbiamo muoverci e uno dei modi più semplici e immediati per farlo e scendere dalle nostre automobili e camminare.

Camminiamo.

Perché dovremmo camminare? Mi ripeto: per il bene di noi stessi e del pianeta in cui viviamo.

Risultati immagini per camminare

Partiamo da noi.

Camminare ci fa bene perché è un modo per prevenire molte malattie, per mantenerci in salute. Camminare aiuta a dimagrire o restare in forma. Camminare fa bene al sistema circolatorio, al cervello, migliora la risposta immunitaria del nostro corpo e la resistenza cardiaca, aiuta dormire meglio, migliora la postura. Pare che abbia effetti benefici anche su alcune malattie specifiche, come la prevenzione del cancro al seno, la riduzione del colesterolo, l’alta pressione sanguigna, i disturbi cardiocircolatori.

Camminare ci permette di entrare più in contatto con l’ambiente, di scoprirlo nei suoi dettagli, di assaporarlo, di viverlo. E parlo non solo delle campagne ma anche delle nostre città

Camminare ci permette di fare cose lungo il nostro cammino, di fermarci senza impazzire per trovare un parcheggio, di fare piccole deviazioni.Risultati immagini per camminare in città

Camminare ci spinge a usare i negozi di quartiere, invece di raggiungere in auto i centri commerciali. Camminare potrebbe, così, aiutare a rivitalizzare l’economia locale e a ricreare la vita di quartiere.

Camminare ci permette di incontrare altre persone, magari di scambiarci due parole.

Camminare ci rende meno stressati, se non altro perché non ci troviamo ad affrontare il traffico, ma anche perché mettendo in movimento l’organismo ci fa sentire meglio.

Camminare ci permette persino di leggere di più. Questo credo sia qualcosa che va spiegato. Quando cammino (ma anche quando guido, a dir il vero) io leggo. Certo non è che vada in giro tipo monaco con il breviario, reggendo in mano un libro, rischiando di sbattere contro passanti o pali. Leggo con il TTS, il Text-To-Speech del mio e-reader. Più che leggere, in effetti, ascolto o “mi faccio leggere”. Il TTS, come gli audiolibri, mi permette di ascoltare libri mentre cammino, attività che aiuta a migliorare la capacità di concentrazione, che aumenta il tempo da dedicare alla lettura e al miglioramento della nostra cultura.Risultati immagini per camminare in città

Se pensiamo che camminare ci faccia perdere tempo o che potremmo annoiarci, possiamo dunque non solo ascoltare musica o programmi radio con gli auricolari ma persino leggere!

Camminare, infine, può farci risparmiare i soldi del carburante della nostra auto (magari potremmo persino rinunciare ad averne una e usare car sharing e mezzi pubblici, risparmiando molto di più) o quelli dei biglietti dei mezzi pubblici o la tariffa di un taxi. Possiamo comunque integrare l’uso dei mezzi pubblici con percorsi a piedi.

Camminare ci fa certo risparmiare anche in spese mediche e farmaci, proprio perché ci rende più sani.

E camminare costa poco e nulla (risuolare ogni tanto le scarpe!) e non ha controindicazioni (come altre attività). Può essere considerato uno sport low cost, uno sport che non richiede particolare preparazione e che può essere fatto a ogni livello ed età.

 

Perché camminare può aiutare anche il nostro pianeta?

Gli studiosi dell’ambiente è da tempo che ci mettono in guardia in merito al degrado del nostro mondo, ma ultimamente i loro appelli si sono fatti, giustamente, sempre più Risultati immagini per camminare nello smogpressanti. Ci sono processi in atto che rischiano di diventare presto irreversibili. Il tempo per bloccarli si sta esaurendo. Dobbiamo fare subito qualcosa. Dobbiamo fare subito grandi cose. Dobbiamo subito cambiare molte cose del nostro modo di vivere.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, mantenendo i trend attuali, la temperatura media globale aumenterà di 1,5 °C entro il 2040. Ci resterebbero 12 anni per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica.

 

Una delle piccole, grandi cose che possiamo fare è proprio camminare, perché così riduciamo il consumo di carburanti, l’inquinamento che questi producono, il consumo di materiali per produrre automobili, il traffico, gli incidenti, mortali o no, che le auto costantemente producono, miglioriamo la qualità dell’aria delle nostre città.

Non vogliono dilungarmi qui su questi temi, ma mi limito a ricordare che secondo uno studio dell’Health Effects Institute, nel 2016 sono morte 6,1 milioni di persone per l’inquinamento atmosferico e il 95% della popolazione mondiale respira aria pericolosamente inquinata, oltre i parametri consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). E non si tratta di un anno speciale. È sempre così. Fate voi le moltiplicazioni per vedere quanta gente muore in dieci o cento anni.

Risultati immagini per incidente autoLe automobili in Europa causano ogni anno 120.000 morti e 2,4 milioni di persone infortunate. Nel mondo, secondo uno studio dell’OMS del 2009, i morti sarebbero 1,3 milioni e i feriti tra i 20 e 50 milioni. Un ecatombe!

Se è vero che è in corso la Sesta Estinzione di Massa, che stiamo perdendo ogni forma di biodiversità, una riduzione dell’uso delle auto potrebbe aiutare a ridurre questo trend drammatico, per il quale dobbiamo fare anche molto altro.

Città in cui la gente riprenda a camminare potrebbero e dovrebbero cominciare a ripensare al verde urbano, creando, oltre alle piste ciclabili, spazi verdi per camminare. Città in cui si possa camminare piacevolmente, aiuterebbero a farlo più spesso.

Meno auto in circolazione potrebbe essere un aiuto per rallentare il surriscaldamento globale.

Non è tempo di smettere di usare le auto? Non è tempo di cambiare?

E se camminando ci casca l’occhio su qualche oggetto di plastica abbandonato, magari, potremmo provare a chinarci e a raccoglierlo, lasciandolo poi negli appositi contenitori.Risultati immagini per raccogliere plastica per strada

 

Pensate di non aver tempo per camminare? Spesso non è vero. Quanto dista il luogo che state per raggiungere? Quanto impiegate ad arrivarci in auto o con un altro mezzo e quanto, invece, a piedi? C’è poi tutta questa differenza? Non può valer la pena lasciare l’auto e metterci qualche minuto in più, ma con tutti questi benefici? Con i cellulari non potete fare camminando cose che siete abituati a fare seduti?

Risultati immagini per camminare in cittàA volte si pensa che per camminare dobbiamo vestirci in modi particolari, andare in posti adatti. Certo sarebbe bene e bello poter camminare in bei posti nella natura, con abiti e scarpe comode. Quando possiamo, privilegiamo queste soluzioni, ma non smettiamo di camminare quando non mancano. Possiamo camminare in città. Possiamo spostarci nei palazzi a piedi anziché in ascensore. Si può camminare ovunque e sempre.

È tempo di camminare.

Alzati e cammina!

Un mondo senza insetti

The rate of insect extinction is eight times faster than that of mammals, birds and reptiles.Leggo sulla Newsletter de La Repubblica del 11 Febbraio 2019 “Gli insetti stanno precipitando verso l’estinzione, minacciando un “catastrofico collasso dell’ecosistema”. Lo racconta il quotidiano britannico Guardian che riferisce dello studio pubblicato dalla rivista Biological Conservation.

Più del 40% delle specie di insetti stanno scendendo di numero e un terzo sono a rischio estinzione.

Il ritmo della sparizione è otto volto più veloce di quello dei mammiferi, degli uccelli e dei rettili. Ogni anno la popolazione mondiale degli insetti cala del 2,5%  e questo significa che di qui a un secolo potrebbero non esserci più.

Si è già detto che il pianeta sta assistendo all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia, con grandi perdite in vari tipi di animali. Ma gli insetti – che hanno la maggiore diversità e superiorità numerica nel mondo animale – sono essenziali per il funzionamento di tutti gli ecosistemi visto che rappresentano il cibo per altri animali, gli impollinatori per le piante e anche i riciclatori dei resti.

Tra le cause del disastro: l’agricoltura intensiva, l’uso dei pesticidi in particolare, ma anche l’urbanizzazione e il riscaldamento globale.”

Un mondo senza insetti purtroppo non può funzionare: niente insetti, niente Risultati immagini per insetto mortoimpollinazione e niente cibo per molti uccelli, rettili e mammiferi. Se davero gli insetti stanno scomparendo sempre più in fretta, la sesta estinzione di massa, ormai in corso, sarà difficile da fermare e anche noi, come esseri umani, ne saremo travolti.

Eppure si continua a far finta di nulla e a considerare altri problemi più gravi.

Un grado, forse due — strategie evolutive

Dal 14 al 21 ottobre sarà la Settimana del Pianeta Terra. È la sesta edizione. Da sei anni cerco di organizzare qualcosa qui in Astigianistan, ma pare che la weltanschauung locale non riesca ad arrivare oltre polenta e coniglio. E allora? E allora hai un blog, usa il blog. Si comincia il 14, ma noi […]

via Un grado, forse due — strategie evolutive

TEMPO DI CAMBIARE ARIA

Risultati immagini per aria inquinataTrovo incredibile che i quotidiani dedichino sempre tante pagine a qualche fatto di cronaca che ha visto la morte di una singola persona e comunichino quasi di sfuggita notizie relative a drammi che hanno le dimensioni di genocidi. Persino i morti per terrorismo, da un punto di vista statistico sono un’inezia rispetto alle principali cause di morte. Persino i conflitti locali in atto sono piccola cosa rispetto ai danni ambientali.

Se alcune cause di morte sono naturali, altre sono causare dall’uomo e come tali rappresentano degli autentici delitti, di norma del tutto impuniti.

Mi riferisco ora a un nuovo studio dell’Health Effects Institute, secondo il quale, nel 2016 sono morte 6,1 milioni di persone per l’inquinamento atmosferico. Ovvero, se moltiplicassimo questo numero, vorrebbe dire che in dieci anni la cattiva qualità dell’aria che respiriamo fa più delle vittime della Seconda Guerra Mondiale (54 milioni). 6 milioni di morti all’anno che si aggiungono, quanto meno, al milione abbondante di morti per incidenti d’auto (1,3 milioni nel 2009).

60 milioni di morti in dieci anni. 600 milioni di morti in un secolo!Risultati immagini per aria inquinata

6,1 milioni di morti nel solo 2016. Non vi dice nulla questo numero? Non riuscite a vedere dietro questa cifra i volti di 6,1 milioni di uomini e donne, le mani di 6,1 milioni di vecchi, adulti, ragazzi e bambini? Non riuscite a vedere la sofferenza, il dolore, i sacrifici di 6,1 milioni di famiglie? Non riuscite a vedere 6,1 milioni di vite spezzate. Non riuscite a vedere i costi per la sanità, per la comunità, per il mondo? Questo è solo un numero e vi è già scivolato via?

Alla notizia di questi 6,1 milioni di morti sono aperti processi di dimensioni tali da far impallidire quello di Norimberga contro i crimini di guerra nazisti? Si sono cercati i colpevoli? Sono stati accusati coloro che hanno contribuito con atteggiamenti attivi e passivi a questo genocidio continuo, prolungato e ripetuto?

Le nazioni sono tutte in allarme e cercano soluzioni? Il problema è ai primi posti nei programmi elettorali dei partiti? La gente scende in piazza indignata reclamando il più basilare dei diritti, quello di respirare?

Respirare uccide. Lo scrivono sulle sigarette. Dovremo scriverlo sulle nuvole? Attenti a respirare! Non respirate. L’aria uccide. Siamo arrivati a questo?

Sempre secondo questo studio, il 95% della popolazione mondiale respira aria pericolosamente inquinata, ovvero i cui parametri eccedono quelli consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Salute.

Maggiore risulta l’esposizione nei paesi sottosviluppati, sia nelle case che fuori.

Pensate forse per questo di essere nel 5% che respira aria buona? Anche considerando i parametri del WHO, meno stringenti di quelli dell’Organizzazione Mondiale della Salute, il 60% della popolazione mondiale non respira aria buona.

Voi no. Voi respirate aria fresca di montagna tutti i giorni. È chiaro.

Pensiamo di poter far finta che questi 6 milioni di morti, che si ripetono e si ripetono e si ripetono, anno dopo anno, non ci riguardino?

Se il 95% della popolazione “respira male”, anche noi respiriamo male e anche noi potremmo essere nel prossimo gruppo di 6 milioni di persone spazzate via da un colpo di tosse. Tutti gli abitanti di Roma e Milano morti in un anno! Un’apocalisse!

Dei 6,1 milioni di morti, 4,1 milioni derivano da inquinamento all’esterno delle case. L’inquinamento domestico, peraltro, può arrivare a superare di venti volte le soglie minime consigliate. Il riscaldamento è la fonte principale di inquinamento domestico.

 

Non si tratta di dati statici. La situazione peggiora e la cosa non ci stupisce. La popolazione aumenta, i consumi pro capite aumentano, perché non dovrebbe aumentare anche l’inquinamento? Nel 1990 i morti da inquinamento erano 3,3 milioni. L’incremento è stato del 19,5%. Se si applicasse lo stesso tasso di incremento, nel 2034 i decessi sarebbero 7,3 milioni (in realtà, già un precedente studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità contava in circa 7 milioni le persone morte nel 2012 a causa dell’inquinamento atmosferico).

Il 51% dei decessi avviene in India e Cina. Del resto la Cina e l’India hanno 1,4 miliardi di abitanti ciascuno sui 7,6 miliardi di popolazione mondiale e hanno regole ambientali assai meno stringenti di quelle europee, ma questo non vuol dire che da noi vada tutto bene. Per nulla!

Una sostanza è inquinante quando è un “contaminante” responsabile di effetti nocivi Risultati immagini per aria inquinatasull’ambiente. Un “contaminante”, invece, è qualunque cosa che, aggiunta all’ambiente, causa una deviazione dalla composizione geochimica media.

Non tutto l’inquinamento è causato dall’uomo. L’aria può essere resa poco respirabile anche da fattori naturali quali le eruzioni vulcaniche, gli incendi, la presenza di amianto o processi biologici.

L’inquinamento antropico, invece, può essere provocato dalle industrie e dalle attività artigianali, dall’agricoltura, dal riscaldamento, dal traffico veicolare, dai veicoli fuori strada (treni, trattori e altro). L’uomo, si sa, sta dando un contributo consistente e devastante all’inquinamento atmosferico.

I principali colpevoli sono l’industrializzazione e il traffico. Gli elementi inquinanti provengono soprattutto dall’utilizzo dei combustibili fossili, ma anche dai gas CFC, presenti negli impianti di refrigerazione e nelle bombolette spray, che liberano nell’aria molecole di cloro, intaccando lo strato di ozono naturale dell’atmosfera. L’anidride carbonica, tra le principali cause di inquinamento atmosferico, prodotta dalla combustione di petrolio e derivati, di carbone e di gas, contribuisce a incrementare l’effetto serra, provocando un anomalo aumento della temperatura terrestre.

Risultati immagini per camere a gasSe l’inquinamento incide direttamente sulla salute, lo fa anche indirettamente danneggiando l’ambiente, provocando l’effetto serra e le piogge acide, il buco dell’ozono e altri problemi su flora e fauna.

In Cina la maggior fonte di inquinamento è il carbone, mentre in India è la combustione di biomassa. Se in Cina l’inquinamento da carbone si sta riducendo, nel contempo aumenta in Pakistan, Bangladesh e India.

Da noi, le sostanze inquinanti più comuni sono:

– le polveri fini (Pm 10 e Pm 2,5), residuo della combustione proveniente dalle emissioni industriali, dagli scarichi dei veicoli, dall’usura dell’asfalto, dei freni, delle frizioni e degliRisultati immagini per smog pneumatici. Sono dannose per bambini, anziani, persone con problemi respiratori (asma, bronchite cronica, enfisema, allergia) o cardiovascolari;

– il monossido di carbonio (CO), che deriva da vari processi di combustione, principalmente dai veicoli a benzina e, in minore quantità, dalle raffinerie di petrolio e dalle combustioni con impianti a carbone o legno; è pericoloso per persone con malattie cardiache, feti, lattanti;

– il biossido di azoto (NO2) che si forma nei processi di combustione ad alte temperature, ed è prodotto dai veicoli, da industrie, dal riscaldamento domestico. È pericoloso per bambini e adulti in attività fisica intensa, persone con problemi respiratori. È  un gas fortemente irritante e cancerogeno;

– il biossido di zolfo (SO2), un prodotto della combustione, proveniente da impianti di centrali termoelettriche, raffinerie, da impianti di riscaldamento e, in minima parte, dal traffico veicolare. Crea danni a persone con problemi respiratori, bambini.

– l’ozono (O3): l’inquinamento, atmosferico determina, da un lato, l’assottigliamento della fascia d’ozono nella stratosfera ad alta quota (fenomeno noto come “buco dell’ozono”), e dall’altro un aumento, in particolar modo nelle ore calde dei giorni d’estate, dell’ozono in prossimità del suolo. L’ozono ad alta quota è “benefico”: serve a proteggerci dalle radiazioni solari. Nelle città la molecola d’ozono deriva da un complesso meccanismo di reazioni (smog-fotochimico) che coinvolgono ossigeno, ossidi di azoto, idrocarburi insaturi, radiazione solare e calore. I valori massimi di questi 4 parametri si ottengono in città, d’estate e nelle ore più calde. L’ozono è irritante per l’uomo (vie respiratorie) e per alcuni materiali (es. gomma). È dannoso per persone con problemi respiratori (asma, enfisema, bronchite cronica), bambini, anziani.

 

Non essendo possibile definire un ambiente incontaminato di riferimento, poiché la composizione dell’aria è variabile nello spazio e nel tempo, si è reso necessario introdurre degli standard convenzionali per la qualità dell’aria. Si considera dunque inquinata l’aria la cui composizione ecceda limiti stabiliti per legge allo scopo di evitare effetti nocivi sull’uomo, sugli animali, sulla vegetazione, sui materiali o sugli ecosistemi in generale.

 

Come si legge sul sto dell’Ospedale Pediatrico del Bambin Gesù, i bambini sono particolarmente vulnerabili ai fattori inquinanti per svariati motivi:

– respirano volumi di aria proporzionalmente maggiori rispetto agli adulti e quindi inspirano una maggiore quantità di inquinanti;

– hanno processi di assorbimento e metabolici accelerati;Risultati immagini per bambini smog

– respirano a una altezza più vicina al suolo, dove è presente una maggiore concentrazione di sostanze inquinanti prodotte dai veicoli stradali.

La correlazione tra i livelli di inquinamento atmosferico e le patologie respiratorie è ben noto, invece è ancora da meglio definire l’associazione diretta con l’asma.

I genitori moderni si preoccupano tanto di quello che mangiano i propri figli, che non si prendano freddo o caldo, di che amici frequentano, ma pare si preoccupino poco di quello che respirano.

Risultati immagini per bambini smogE in Italia come vanno le cose? Siamo forse quel 5% del mondo che respira, per ora, aria buona?

Si legge sul sito dell’Ansa che l’Italia ha l’aria più inquinata fra i grandi paesi europei, col maggior numero di morti per inquinamento atmosferico. Lo rivelerebbe il rapporto “La sfida della qualità dell’aria nelle città italiane” presentato lo scorso settembre 2017 al Senato dalla Fondazione sviluppo sostenibile.

L’Italia, secondo tale rapporto, ha circa 91.000 morti premature all’anno per inquinamento atmosferico, contro le 86.000 della Germania, 54.000 della Francia, 50.000 del Regno Unito, 30.000 della Spagna. Il nostro paese ha una media di 1.500 morti premature all’anno per inquinamento per milione di abitanti, contro una media europea di 1.000. La Germania è a 1.100, Francia e Regno Unito a circa 800, la Spagna a 600.

Dei 91.000 morti in Italia, 66.630 sono per le polveri sottili PM2,5, 21.040 per il disossido di azoto (NO2), 3.380 per l’ozono (O3).

Per le polveri sottili PM2,5 si contano nel nostro paese 1.116 morti premature all’anno per milione di abitanti, contro una media europea di 860. La zona dove il particolato fine uccide di più è l’area di Milano e dintorni, poi Napoli, Taranto, l’area industriale di Priolo in Sicilia, le zone industriali di Mantova, Modena, Ferrara, Venezia, Padova, Treviso, Monfalcone, Trieste e Roma.

Le quattro regioni del bacino padano (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto), secondo i recenti dati dell’European Environment Agency, sarebbero la zona più inquinata del continente con una concentrazione di Pm10 (polveri sottili) è schizzata ben oltre i 50 microgrammi al metro cubo, ovvero oltre il livello guardia, con valori pressoché doppi (fonte: Wired).

Risultati immagini per smogE non si creda che sia solo colpa delle automobili. Il 35% delle polveri sottili PM10 di Milano (la zona d’Italia più inquinata dal particolato) proviene dall’agricoltura, sostiene il rapporto “La sfida della qualità dell’aria nelle città italiane”. L’agricoltura emette nell’atmosfera ammoniaca (NH3), dai fertilizzanti e dalle deiezioni degli allevamenti. L’ammoniaca nell’aria reagisce con nitrati e solfati (prodotti dagli scappamenti delle auto) e forma particolato fine. Per il rapporto, l’agricoltura è responsabile del 96% delle emissioni italiane di ammoniaca.

E la città in cui vivo? Firenze è la 31^ area più inquinata d’Europa per la forte presenza, oltre i limiti di legge, del Biossido d’azoto (NO2).

Non sarebbe tempo di adeguarsi, almeno, alle medie europee?

 

Non sarà ora di cambiar aria?

 

LA FINE DELL’ACQUA, L’ITALIA, L’UOMO, L’AMBIENTE

Mentre continua il grande caldo iniziato quest’estate, con splendide giornate assolate e senza pioggia, oggi, 1 Novembre 2017, sul sito www.italiauomoambiente.it è uscito il numero 10 della rivista, scaricabile gratuitamente, che contiene un mio articolo sulle risorse idriche del nostro pianeta dal titolo “LA FINE DELL’ACQUA

Scaricatelo qui.

La siccità 2017 vista da satellite — Scuola Ambulante di Agricoltura

GIUGNO 2017 vs 2016: UN CONFRONTO DAL SATELLITE Da parecchi mesi, indicativamente dall’autunno dell’anno scorso, alcune zone d’Italia sono interessate da un deficit pluviometrico più o meno pronunciato. Le fotografie satellitari ad alta risoluzione (fonte Modis/NASA) ci consentono un colpo d’occhio della situazione in corso, a confronto con quella osservata l’estate passata nel medesimo periodo […]

via La siccità 2017 vista da satellite — Scuola Ambulante di Agricoltura

PETIZIONE AD ANGELA MERKEL PER IL CLIMA

Risultati immagini per surriscaldamento globaleSe vuoi agire contro il cambiamento climatico, unisciti alla petizione per spingere Angela Merkel a isolare Trump al prossimo G20, e a concentrare gli sforzi degli altri 19 paesi verso un futuro pulito al 100%!

Spargi la voce qui.

Questa è l’email originale:

Cari amici,

Trump ha un piano per dirottare l’incontro dei 20 paesi più potenti al mondo e farne un attacco all’accordo di Parigi sul clima e a tutto il Pianeta.

E solo Angela Merkel lo può fermare.

Perché lei che ospiterà e coordinerà il G20, ha sempre avuto una posizione molto forte Risultati immagini per surriscaldamento globaleper il clima e ha il potere di isolare Trump proponendo agli altri 19 paesi un piano verso il 100% di energie pulite. Ma isolare gli Stati Uniti è una decisione senza precedenti, e solo un’enorme mobilitazione può convincerla. Firma la lettera aperta qui sotto e poi condividila — abbiamo pochi giorni per arrivare a 1 milione e pubblicarla sui principali giornali tedeschi prima del G20!

AGGIUNGO LA MIA FIRMA

Cancelliera Merkel, 

Risultati immagini per surriscaldamento globaleDobbiamo reagire ai tentativi di Donald Trump di dividere il mondo sul cambiamento climatico. 

E per questo le chiediamo di sostenere un piano verso un futuro sostenibile, con o senza gli USA. 

Nell’ospitare il G20 in Germania, le chiediamo di isolare i tentativi di Trump e spingere gli altri 19 Paesi ad un impegno verso un futuro pulito al 100%. 

La chiamano “la Cancelliera del Clima” e con il suo impegno già in passato ci ha dato la speranza di poter evitare una catastrofe climatica. Quella speranza è fondamentale. Miliardi di persone sul nostro pianeta in questo momento contano su di lei. 

AGGIUNGO LA MIA FIRMA

Il nostro movimento ha fatto davvero tutto il possibile per raggiungere lo storico accordo di Parigi. Ora dobbiamo essere pronti a difenderlo, e a salvare con esso il nostro futuro. Unisciti alla campagna e inoltra questa email a tutti. 

Con speranza e determinazione, 

Christoph, Bert, Patricia, Camille, René e tutto il team di Avaaz 

MAGGIORI INFORMAZIONI 

Il tradimento americano

Germania, Merkel attacca Trump in vista del G20: “Prevedo difficili discussioni” (Repubblica) 

Merkel esorta l’Europa ad affrontare la sfida al cambiamento climatico (La Stampa) 

Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti l’accordo sul clima di Parigi (Today) 

Così Trump sta smantellando vent’anni di lotte per il clima (Linkiesta) 

 

IL TRADIMENTO AMERICANO

La devastazione provocata dall’uomo e, soprattutto, dalla civiltà industriale sulla Terra non ha impatti solo sul clima, ma riguarda anche la deforestazione, la perdita di biodiversità, l’inquinamento dell’aria e delle acque, l’alterazione o distruzione degli ecosistemi, l’estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, l’esaurimento delle risorse naturali.

Il surriscaldamento globale è, comunque, uno dei drammi più sensibili del nostro tempo. L’ottenimento di accordi internazionali come quelli di Kyoto e di Parigi per limitarne i danni e cercare di farne regredire gli effetti ci aiutano a credere che la nostra razza non sia del tutto folle, incosciente e criminale. Ogni popolo e Paese civile e dotato di sensibilità e cultura, è ormai oggi consapevole che solo mediante una collaborazione internazionale potremo salvare questo nostro pianeta malato.Risultati immagini per accordo di Parigi

Il primo giugno 2017 il Presidente Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti d’America non parteciperanno più all’accordo sul clima di Parigi. La scusa è che gli accordi sono poco favorevoli agli Stati Uniti. Un passo indietro da parte di un Paese tanto importante su un simile tema è, oggettivamente pericoloso, allarmante come esempio per altri Paesi e del tutto vergognoso.Risultati immagini per trump

Chiudere pubblicamente gli occhi sui rischi ambientali è un autentico crimine politico. I danni che ne potranno derivare sono forse peggiori di un genocidio, sia perché le alterazioni climatiche possono renderci colpevoli anche di innumerevoli estinzioni di specie naturali che si troveranno private del loro clima abituale, sia perché i danni sulla stessa popolazione umana e sulle generazioni future sono inimmaginabili.

Che cosa prevede l’intesa di Parigi?

Secondo il sito della Commissione Europea, alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale.

L’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC.

Con l’accordo di Parigi i governi hanno concordato di:

  • mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine;
  • puntare a limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici;
  • fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo;
  • procedere successivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili;
  • riunirsi ogni cinque anni per stabilire obiettivi più ambiziosi in base alle conoscenze scientifiche;
  • riferire agli altri Stati membri e all’opinione pubblica cosa stanno facendo per raggiungere gli obiettivi fissati;
  • segnalare i progressi compiuti verso l’obiettivo a lungo termine attraverso un solido sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità;
  • rafforzare la capacità delle società di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici;
  • fornire ai paesi in via di sviluppo un sostegno internazionale continuo e più consistente all’adattamento.

 

L’accordo, inoltre, riconosce:

  • l’importanza di scongiurare, minimizzare e affrontare le perdite e i danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;
  • la necessità di cooperare e migliorare la comprensione, gli interventi e il sostegno in diversi campi, come i sistemi di allarme rapido, la preparazione alle emergenze e l’assicurazione contro i rischi:
  • il ruolo dei soggetti interessati che non sono parti dell’accordo nell’affrontare i cambiamenti climatici, comprese le città, altri enti a livello subnazionale, la società civile, il settore privato e altri ancora.

 

Essi sono invitati a:

  • intensificare i loro sforzi e sostenere le iniziative volte a ridurre le emissioni;
  • costruire resilienza e ridurre la vulnerabilità agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;
  • mantenere e promuovere la cooperazione regionale e internazionale.

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L’UE e altri paesi sviluppati continueranno a sostenere l’azione per il clima per ridurre le emissioni e migliorare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo. Altri paesi sono invitati a fornire o a continuare a fornire tale sostegno su base volontaria.

I paesi sviluppati intendono mantenere il loro obiettivo complessivo attuale di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 e di estendere tale periodo fino al 2025. Dopo questo periodo sarà stabilito un nuovo obiettivo più consistente.

L’accordo è stato aperto alla firma per un anno il 22 aprile 2016.

Per entrare in vigore, almeno 55 paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali dovevano depositare i loro strumenti di ratifica. Il 5 ottobre l’UE ha formalmente ratificato l’accordo di Parigi, consentendo in tal modo la sua entrata in vigore il 4 novembre 2016. Gli Stati Uniti nel 2016 rappresentavano da soli il 15% del pianeta. Con la Cina rappresentano il 45%. La loro uscita mette seriamente in crisi l’accordo e rende l’impegno cinese centrale, con evidenti ripercussioni.

 

La scelta di abbandono degli USA è dettata da considerazioni di tipo economico e da interessi specifici del Paese, dimostrando un forte miopia e un autolesionistico egoismo politico. La giustificazione di Trump è che “l’accordo negoziato da Obama impone target non realistici per gli Stati Uniti nella riduzione delle emissioni, lasciando invece a paesi quali la Cina un lasciapassare per anni”. Trump uscendo dall’accordo non ha certo fatto un colpo di mano, ma ha semplicemente mantenuto una promessa elettorale. Per un ritiro totale dall’accordo parigino, però, ci vorranno quattro anni e quindi la decisione finale sarà presa dal popolo americano in occasione delle elezioni del 2020 e rimane la speranza che l’elettorato americano nel frattempo riacquisti coscienza delle proprie responsabilità.

L’America, però, votando Trump già sapeva che questa sarebbe stata la sua posizione sul clima. Il tradimento degli accordi per la salvaguardia del pianeta e del nostro futuro è, dunque, un tradimento americano, confrontabile con il recente tradimento degli ideali di pacificazione e di unità europea realizzato con la Brexit dalla Gran Bretagna. Rimane sempre la speranza che questi popoli si ravvedano e riportino i rispettivi Paesi sulla giusta rotta, ma oggi si può quasi dire che il mondo ha smesso di parlare inglese. Con la Brexit e l’uscita dagli accordi di Parigi la guida morale e culturale anglosassone è finita. Il secolo americano si è concluso. L’innamoramento del mondo, dell’Europa e dell’Italia verso la comunità anglosassone ha subito un duro colpo. L’America, che negli ultimi decenni aveva guidato gran parte del mondo tenendo alte le bandiere della Libertà e della Democrazia, si è oggi dimostrata incapace di reggere le più moderne bandiere della Solidarietà e della Difesa dell’Ambiente. L’Europa e il mondo traditi devono procedere senza più l’antico amante e trovare una nuova strada. Questo non vuol dire cercare un nuovo Paese guida, ma costruire finalmente una comunità internazionale europea e non solo che sia multietnica e multilinguistica e non più anglocentrica. A onore degli Americani, va detto che molte città e molti stati USA hanno subito dichiarato che nonostante la posizione del Presidente, andranno avanti con gli obblighi dell’accordo di Parigi. Persino la Gran Bretagna della May in fuga dall’Europa ha dichiarato che non rinuncerà ai propri impegni. Abbiamo, dunque, ancora una speranza che l’antico amore verso i Paesi anglosassoni possa salvarsi nonostante la Brexit e la nuova follia dell’America First.

La fuga di Trump, comunque, non basta in sé a far saltare l’accordo di Parigi. La Cina, che proprio l’America di Obama aveva convinto ad aderire, ha assicurato che proseguirà con l’Europa sugli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, assumendo inaspettatamente una nuova levatura morale. L’Unione Europea e la Russia hanno confermato il loro impegno. Senza il secondo Paese più inquinante del mondo, raggiungere gli obiettivi, però, sarà assai più arduo e altri Paesi potrebbero essere indotti a seguire l’egoistico esempio americano.

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Secondo wikipedia, il surriscaldamento climatico (per favore, non chiamiamolo più “global warning) è il mutamento del clima terrestre sviluppatosi nel corso del XX secolo e tuttora in corso. Tale mutamento è attribuito in larga misura alle emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra e ad altri fattori comunque dovuti all’attività umana.

Nel corso della storia della Terra si sono registrate diverse variazioni del clima che hanno condotto il pianeta ad attraversare diverse ere glaciali alternate a periodi più caldi detti ere interglaciali. Queste variazioni sono riconducibili principalmente a mutamenti periodici dell’assetto orbitale del nostro pianeta, con perturbazioni dovute all’andamento periodico dell’attività solare e alle eruzioni vulcaniche (per emissione di CO2 e di polveri).

 

Sempre secondo wikipedia, per riscaldamento globale s’intende invece un fenomeno di incremento delle temperature medie della superficie della Terra non riconducibile a cause naturali e riscontrato a partire dall’inizio del XX secolo. Secondo il quarto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del 2007 la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di 0.74 ± 0.18 °C durante il XX secolo. La maggior parte degli incrementi di temperatura sono stati osservati a partire dalla metà del XX secolo con la distribuzione del riscaldamento climatico che non è uniforme su tutto il globo, ma presenta un picco massimo nell’emisfero settentrionale a partire dalle medie e alte latitudini fino al polo nord, più accentuato sulla terraferma che sui mari e oceani  e un livello minore nell’emisfero sud, circondato dagli oceani, con la zona del polo sud con una tendenza opposta al raffreddamento. Sembrerebbe cioè esserci, anche a livello geografico, una correlazione stretta tra le zone più inquinanti del pianeta e gli incrementi di temperatura. Sarebbero, quindi, proprio i Paesi più industrializzati a generare l’innalzamento e a subirne le più immediate conseguenze.

Questo incremento medio globale sarebbe attribuibile all’aumento della concentrazione atmosferica dei gas serra, in particolare dell’anidride carbonica, dunque una conseguenza dell’attività umana, in particolare della generazione di energia per mezzo di combustibili fossili e della deforestazione, che genera a sua volta un incremento dell’effetto serra. L’oscuramento globale, causato dall’incremento della concentrazione in atmosfera di aerosol, blocca i raggi del sole, per cui, in parte, potrebbe mitigare gli effetti del riscaldamento globale. I report dell’IPCC suggeriscono che durante il XXI secolo la temperatura media della Terra potrà aumentare ulteriormente rispetto ai valori attuali, da 1,1 a 6,4 °C in più, a seconda del modello climatico utilizzato e dello scenario di emissione. E questo che l’accordo di Parigi cerca di impedire.

 

La temperatura media superficiale della terra al 2015

L’aumento delle temperature sta causando importanti perdite di ghiaccio e l’aumento del livello del mare. Sono visibili anche conseguenze sulle strutture e intensità delle precipitazioni, con conseguenti modifiche nella posizione e nelle dimensioni dei deserti subtropicali. La maggioranza dei modelli previsionali prevede che il riscaldamento sarà maggiore nella zona artica e comporterà una riduzione dei ghiacciai, del permafrost e dei mari ghiacciati, con possibili modifiche alla rete biologica e all’agricoltura. Il riscaldamento climatico avrà effetti diversi da regione a regione e le sue influenze a livello locale sono molto difficili da prevedere. Come risultato dell’incremento in atmosfera del diossido di carbonio gli oceani potrebbero diventare più acidi.

 

2016: Estensione dei ghiacci artici rispetto al 1981

 

 

2016: Livello medio del mare, dati satellitari

Sempre secondo wikipedia, la comunità scientifica è sostanzialmente concorde nel ritenere che la causa del riscaldamento globale sia di origine antropica.

Dal 2014 la Cina ha superato gli Stati Uniti d’America come maggior Paese inquinante della Terra. Nel 2016 Pechino è, infatti, responsabile del 28,21% delle emissioni di gas serra. Gli USA sono colpevoli per il 15,99%. La Cina, però, è ancora indietro nel suo processo di sviluppo economico e parrebbe giusto chiedere a chi ha già elevati PIL pro capite ed elevati tenori di vita come gli americani, uno sforzo maggiore che quello richiesto a un Paese ancora in crescita. È questo che l’America di Trump non vuole accettare.

Mettendo le emissioni in rapporto con le popolazioni dei singoli Paesi, gli Stati occidentali e quelli del Golfo Persico risultano in cima alla lista dei maggiori produttori di emissioni di gas serra. Ogni abitante di Australia, Canada e Stati Uniti produce oltre 20 tonnellate di gas nocivi ogni anno, più del doppio rispetto ai cinesi.

Al terzo posto della classifica dei Paesi inquinanti nel 2016 troviamo l’India con il 6,24% e al quarto la Russia con il 4,53%. Seguono il Giappone con il 3,67% e la Germania con il 2,23%. La Corea pesa poi 1,75% e l’Iran l’1,72%. Se consideriamo l’Europa a 27 più la Gran Bretagna, l’UE sarebbe al terzo posto con il 9%.

Appare evidente quanto sia rilevante un apporto americano all’iniziativa.

Come dimostra il recente sorpasso cinese, la situazione è in continua evoluzione e i Paesi occidentali in passato hanno contribuito in modo assai più significativo. Se si calcolano i dati a partire dall’inizio della Rivoluzione industriale del XVIII secolo, secondo Rai News, gli Stati Uniti sono i principali produttori di gas serra nei settori industriale ed energetico, con il 28% del totale. Seguono la Cina al 9,9%, la Russia al 6,9%, il Regno Unito al 5,9% e la Germania al 5,6%.

Nel 1751, il primo anno in cui sono disponibili dati, sono state prodotte circa 11 milioni di tonnellate di biossido di carbonio in tutto il mondo. Negli anni ’60, il livello di CO2 era 1.000 volte superiore e nel 2015 sono state emesse a livello globale circa 36,2 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio.

Secondo il rapporto IPCC (“Intergovernmental Panel on Climate Change”) “le emissioni pro capite nei Paesi altamente industrializzati restano in media cinque volte più alte che negli Stati meno ricchi”.

Secondo il sito di RAI News, la produzione di energia è la principale causa di emissioni di gas serra, circa un terzo del totale. Fra i combustibili fossili, a generare la maggiore quantità di inquinanti è il carbone, seguito dal petrolio e dal gas naturale.

L’agricoltura, la selvicoltura e altri tipi di sfruttamento del terreno rappresentano il 24% delle emissioni totali. Altri settori molto inquinanti sono i trasporti, che producono il 13% dei gas serra mondiali, e l’edilizia, con il 7%.

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Mario Sanchez Nevado

Secondo il V Rapporto dell’IPCC, AR5, “È estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20° secolo”. I cambiamenti osservati mostrano che il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, e che dal 1950 molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti nei millenni trascorsi. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, le quantità di neve e ghiaccio sono diminuite, il livello del mare è aumentato e le concentrazioni di gas serra sono aumentate. Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato nell’ordine il più caldo sulla superficie della Terra rispetto a qualsiasi decennio precedente a partire dal  1850.

Nell’emisfero settentrionale il periodo 1983-2012 è stato probabilmente il trentennio più caldo degli ultimi 1400 anni.Risultati immagini per accordo di Parigi

Secondo il Comitato Scientifico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, le emissioni pro capite cinesi sono ora circa alla pari con quelle dell’UE a circa 7 tC/py. Nel 2012, le emissioni di CO2 degli Stati Uniti sono diminuite del 4% e sono scese di oltre il 12% dal 2005. Le emissioni pro capite americane sono tuttavia molto superiori, pari a 16.4 tC/py, il peggior valore del pianeta.

In Cina le emissioni di pro capite sono pari a quelle europee, e quasi la metà degli Stati Uniti, le sue efficienza energetica è invece circa  la metà degli Stati Uniti e dell’Europa, ed è pari a quella della Federazione russa. Il grande pacchetto di stimolo economico della Cina, finalizzato ad evitare un rallentamento della crescita economica durante la crisi globale, è all’esaurimento.

 

2016: Concentrazione della CO2 in atmosfera

Che cosa occorre fare? Innanzitutto, serve un grande sforzo collettivo della comunità internazionale per far capire al governo e al popolo americano le conseguenze della loro decisione di abbandono e invitarli a mantenere responsabilmente gli impegni presi. Poi, si dovrà ricercare una sempre maggior presa di coscienza in tutto il mondo delle esigenze di salvaguardia ambientale del pianeta, che come detto all’inizio non possono limitarsi alla difesa delle temperature e del clima, ma che devono considerare questo come un punto minimale di partenza per l’impegno comune di tutti i popoli e di tutte le nazioni di questo piccolo pianeta errante nella vastità dell’universo che è la nostra sola casa e dal quale non siamo in alcun modo in grado di fuggire o vivere senza.

Dobbiamo dire basta a tutti gli egoismi, alle America First e a tutte le forme di nazionalismo autoreferenziale. Al primo posto non deve essere mai un singolo Paese, ma l’intero mondo, il terzultimo pianeta viaggiando verso il Sole.

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