ALZATI E CAMMINA!

Alzati e cammina!

Sì. Credo sia tempo di dirlo. Di dirlo a noi stessi e a chi ci è vicino. È tempo di camminare. Dobbiamo muoverci, in tutti i sensi.

Dobbiamo muoverci per cambiare il mondo, per salvare un pianeta che stiamo assassinando.

Dobbiamo muoverci per la nostra stessa salute e il nostro futuro di esseri umani e di umanità.

Dobbiamo muoverci e uno dei modi più semplici e immediati per farlo e scendere dalle nostre automobili e camminare.

Camminiamo.

Perché dovremmo camminare? Mi ripeto: per il bene di noi stessi e del pianeta in cui viviamo.

Risultati immagini per camminare

Partiamo da noi.

Camminare ci fa bene perché è un modo per prevenire molte malattie, per mantenerci in salute. Camminare aiuta a dimagrire o restare in forma. Camminare fa bene al sistema circolatorio, al cervello, migliora la risposta immunitaria del nostro corpo e la resistenza cardiaca, aiuta dormire meglio, migliora la postura. Pare che abbia effetti benefici anche su alcune malattie specifiche, come la prevenzione del cancro al seno, la riduzione del colesterolo, l’alta pressione sanguigna, i disturbi cardiocircolatori.

Camminare ci permette di entrare più in contatto con l’ambiente, di scoprirlo nei suoi dettagli, di assaporarlo, di viverlo. E parlo non solo delle campagne ma anche delle nostre città

Camminare ci permette di fare cose lungo il nostro cammino, di fermarci senza impazzire per trovare un parcheggio, di fare piccole deviazioni.Risultati immagini per camminare in città

Camminare ci spinge a usare i negozi di quartiere, invece di raggiungere in auto i centri commerciali. Camminare potrebbe, così, aiutare a rivitalizzare l’economia locale e a ricreare la vita di quartiere.

Camminare ci permette di incontrare altre persone, magari di scambiarci due parole.

Camminare ci rende meno stressati, se non altro perché non ci troviamo ad affrontare il traffico, ma anche perché mettendo in movimento l’organismo ci fa sentire meglio.

Camminare ci permette persino di leggere di più. Questo credo sia qualcosa che va spiegato. Quando cammino (ma anche quando guido, a dir il vero) io leggo. Certo non è che vada in giro tipo monaco con il breviario, reggendo in mano un libro, rischiando di sbattere contro passanti o pali. Leggo con il TTS, il Text-To-Speech del mio e-reader. Più che leggere, in effetti, ascolto o “mi faccio leggere”. Il TTS, come gli audiolibri, mi permette di ascoltare libri mentre cammino, attività che aiuta a migliorare la capacità di concentrazione, che aumenta il tempo da dedicare alla lettura e al miglioramento della nostra cultura.Risultati immagini per camminare in città

Se pensiamo che camminare ci faccia perdere tempo o che potremmo annoiarci, possiamo dunque non solo ascoltare musica o programmi radio con gli auricolari ma persino leggere!

Camminare, infine, può farci risparmiare i soldi del carburante della nostra auto (magari potremmo persino rinunciare ad averne una e usare car sharing e mezzi pubblici, risparmiando molto di più) o quelli dei biglietti dei mezzi pubblici o la tariffa di un taxi. Possiamo comunque integrare l’uso dei mezzi pubblici con percorsi a piedi.

Camminare ci fa certo risparmiare anche in spese mediche e farmaci, proprio perché ci rende più sani.

E camminare costa poco e nulla (risuolare ogni tanto le scarpe!) e non ha controindicazioni (come altre attività). Può essere considerato uno sport low cost, uno sport che non richiede particolare preparazione e che può essere fatto a ogni livello ed età.

 

Perché camminare può aiutare anche il nostro pianeta?

Gli studiosi dell’ambiente è da tempo che ci mettono in guardia in merito al degrado del nostro mondo, ma ultimamente i loro appelli si sono fatti, giustamente, sempre più Risultati immagini per camminare nello smogpressanti. Ci sono processi in atto che rischiano di diventare presto irreversibili. Il tempo per bloccarli si sta esaurendo. Dobbiamo fare subito qualcosa. Dobbiamo fare subito grandi cose. Dobbiamo subito cambiare molte cose del nostro modo di vivere.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, mantenendo i trend attuali, la temperatura media globale aumenterà di 1,5 °C entro il 2040. Ci resterebbero 12 anni per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica.

 

Una delle piccole, grandi cose che possiamo fare è proprio camminare, perché così riduciamo il consumo di carburanti, l’inquinamento che questi producono, il consumo di materiali per produrre automobili, il traffico, gli incidenti, mortali o no, che le auto costantemente producono, miglioriamo la qualità dell’aria delle nostre città.

Non vogliono dilungarmi qui su questi temi, ma mi limito a ricordare che secondo uno studio dell’Health Effects Institute, nel 2016 sono morte 6,1 milioni di persone per l’inquinamento atmosferico e il 95% della popolazione mondiale respira aria pericolosamente inquinata, oltre i parametri consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). E non si tratta di un anno speciale. È sempre così. Fate voi le moltiplicazioni per vedere quanta gente muore in dieci o cento anni.

Risultati immagini per incidente autoLe automobili in Europa causano ogni anno 120.000 morti e 2,4 milioni di persone infortunate. Nel mondo, secondo uno studio dell’OMS del 2009, i morti sarebbero 1,3 milioni e i feriti tra i 20 e 50 milioni. Un ecatombe!

Se è vero che è in corso la Sesta Estinzione di Massa, che stiamo perdendo ogni forma di biodiversità, una riduzione dell’uso delle auto potrebbe aiutare a ridurre questo trend drammatico, per il quale dobbiamo fare anche molto altro.

Città in cui la gente riprenda a camminare potrebbero e dovrebbero cominciare a ripensare al verde urbano, creando, oltre alle piste ciclabili, spazi verdi per camminare. Città in cui si possa camminare piacevolmente, aiuterebbero a farlo più spesso.

Meno auto in circolazione potrebbe essere un aiuto per rallentare il surriscaldamento globale.

Non è tempo di smettere di usare le auto? Non è tempo di cambiare?

E se camminando ci casca l’occhio su qualche oggetto di plastica abbandonato, magari, potremmo provare a chinarci e a raccoglierlo, lasciandolo poi negli appositi contenitori.Risultati immagini per raccogliere plastica per strada

 

Pensate di non aver tempo per camminare? Spesso non è vero. Quanto dista il luogo che state per raggiungere? Quanto impiegate ad arrivarci in auto o con un altro mezzo e quanto, invece, a piedi? C’è poi tutta questa differenza? Non può valer la pena lasciare l’auto e metterci qualche minuto in più, ma con tutti questi benefici? Con i cellulari non potete fare camminando cose che siete abituati a fare seduti?

Risultati immagini per camminare in cittàA volte si pensa che per camminare dobbiamo vestirci in modi particolari, andare in posti adatti. Certo sarebbe bene e bello poter camminare in bei posti nella natura, con abiti e scarpe comode. Quando possiamo, privilegiamo queste soluzioni, ma non smettiamo di camminare quando non mancano. Possiamo camminare in città. Possiamo spostarci nei palazzi a piedi anziché in ascensore. Si può camminare ovunque e sempre.

È tempo di camminare.

Alzati e cammina!

PERCHÉ IL TERRORISMO NON CI DEVE PREOCCUPARE

Leggo su un vecchio articolo de La Stampa che  nel mondo, solo nel 2014, le vittime del terrorismo sono state 32.658, ben l’80% in più rispetto al 2013, 18.111.

L’articolo prosegue citando il Global terrorism database Università del Maryland, (elaborazione Catchy per La Stampa) secondo il quale tra il 1970 e il 2014 in media ci sarebbero state 394 azioni terroriste l’anno in Europa. Nel mondo, invece, ci sono stati, in questo arco temporale, 62.145 attacchi, 1.381 attentati con almeno una vittima ogni anno, quasi quattro al giorno.

Qui, invece, si può vedere un grafico dell’istituto di elaborazione di dati Statista che mostra il numero di vittime in Europa Occidentale, suddivise per nazionalità, tra il 1970 e il 2015, mostrando un picco nel 1988 con un numero di morti tra 425 e 450. Nel 2015 non si arriva a 150 e negli anni precedenti siamo ampiamente sotto le 25 vittime.

vittime terrorismo

Leggo, poi, su wikipedia che in Europa gli incidenti stradali sono una delle prime cause di morte, con più di 120.000 vittime all’anno.

Un articolo de La Stampa dichiara che nel 2015 nell’Unione Europea le vittime registrate sono state 26mila, come nel 2014 (fonte Eurostat) per una media di 51 morti per milione di abitanti.

Secondo il sito dell’ASAPS (Portale della Sicurezza Stradale), nel 2015 sulle strade della UE, 26.300 persone hanno perso la vita (in media 70 al giorno): l’1,3% in più rispetto all’anno precedente.

Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la salute pubblica, scrive che gli incidenti stradali sono un problema di salute pubblica molto importante, ma ancora troppo trascurato e che per l’Oms sono la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi dai 10 ai 14 e dai 20 ai 24 anni. Si stima, inoltre, che senza adeguate contromisure, entro il 2020 rappresenteranno la terza causa globale di morte e disabilità. Il peso di questo problema non è distribuito in maniera uniforme ed è fonte di una crescente disuguaglianza tra i diversi Paesi, con svantaggi socioeconomici delle categorie di persone più a rischio.

Epicentro riporta che Secondo il rapporto 2009 “European status report on road safety. Towards safer roads and healthier transport” dell’Oms Europa, ogni anno circa 120 mila persone muoiono a causa di incidenti stradali nella Regione europea dell’Oms, mentre 2,4 milioni rimangono infortunate.

Pedoni, ciclisti e motociclisti costituiscono circa il 39% delle vittime della strada e, mediamente, i Paesi a basso e medio reddito hanno un numero complessivo di incidenti pari al doppio di quello dei Paesi industrializzati. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nei giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni e hanno un impatto sulle economie dei singoli Paesi superiore al 3% del prodotto interno lordo.

Il 70% degli incidenti mortali avviene nei Paesi più poveri e, all’interno dei Paesi dell’ex Unione sovietica, il tasso di mortalità è circa quattro volte superiore a quello dei Paesi nordici. I Paesi dell’Est europeo sono quelli con la più alta proporzione di incidenti mortali per i pedoni, mentre Italia, Grecia, Malta, Cipro e Francia sono gli Stati con il più elevato numero di decessi per incidenti mortali in moto.

La differenza tra i 120.000 morti dell’Europa OMS e i 26.000 dell’Unione Europea sembrano un segnale di una maggior attenzione e di maggiori norme di sicurezza dell’area UE.

Secondo le stime pubblicate nel 2009 dall’Oms nel “Global status report on road safety”, ogni anno i morti sulle strade sono circa 1,3 milioni e le persone che subiscono incidenti non mortali sono tra i 20 e i 50 milioni.

Nel 2004 gli incidenti stradali si collocavano al quarto posto nella classifica delle cause più importanti di morte della popolazione mondiale, ma per il 2030 si prevede che raggiungano la quinta posizione. I Paesi a basso e medio reddito hanno un tasso di incidenti mortali maggiore rispetto ai Paesi più ricchi: rispettivamente 21,5; 19,5; 10,3 ogni 100 mila persone. Pur avendo solo il 48% del totale dei veicoli registrati, nei Paesi più poveri si verifica il 90% degli incidenti globali. Malgrado nei Paesi industrializzati negli ultimi 40-50 anni il tasso di mortalità per incidente stradale sia diminuito, l’incidente stradale rimane una delle più importanti cause di morte e disabilità.

Avete letto?

Posso farvi una domanda?

Quale causa di morte vi preoccupa di più, il terrorismo o il traffico auto?

Pesano di più 100 morti all’anno o 120.000?

Un milione e trecentomila morti all’anno sulle strade del mondo non vi sembrano degni di attenzione? Non vi sembra un tema che dovrebbe stare nelle prime pagine dei giornali ogni giorno? Non dovrebbe trovarsi al primo posto nei programmi politici di ogni partito?

Come possiamo accettare che dei demagoghi ci prendano in giro e chiedano di limitare la nostra libertà e la nostra privacy in nome di una del tutto falsa esigenza di sicurezza?

Non faremmo assai meglio il bene dell’Europa e del mondo combattendo le morti su strada piuttosto che lottando contro alcuni esaltati che ammazzano gente?

Non dico che costoro non vadano fermati e puniti, come è giusto per ogni criminale. Ogni omicidio è un delitto. Ma le automobili dovrebbero essere una preoccupazione assai maggiore per tutti noi. Sono loro i nostri veri killer!

Eppure le auto non sono il solo dei problemi di cui la politica e i media dovrebbero occuparsi assai di più invece di prenderci in giro parlandoci di terrorismo e dando risalto a pochi squilibrati ed esaltati, facendoli sentire molto più importanti di quello che sono, facendogli credere di poter influenzare le nostre esistenze molto di più di quanto in realtà siano in grado di fare.

Il vero pericolo sono quei media e quei politici che vogliono farci credere che il terrorismo sia una priorità.

Ci sono molti temi che dovrebbero interessare la politica e i media, ma limitiamoci qui a parlare di quelli che concernono la morte.

Quali sono le principali cause di morte? Abbiamo visto che non lo è certo il terrorismo, la cui incidenza statistica è inessenziale e ridicola.

Secondo l’Eurostat per l’UE-28 per il periodo di riferimento 2012 le cause di morte di gran lunga predominanti in Europa sono le malattie del sistema circolatorio (393,6 ogni 100.000 abitanti) e i tumori (neoplasie maligne).

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Il tasso di mortalità standardizzato per le malattie ischemiche del cuore nell’UE-28 è di 137 decessi per 100 000 abitanti.

Le malattie respiratorie sono la terza principale causa di morte nell’UE-28.

Secondo questo studio le cause di morte per incidenti stradali sono di 6,3 ogni 100.000 abitanti. Dunque le malattie ischemiche del cuore sono una causa di morte assai più grave persino degli incidenti automobilistici, che, come abbiamo visto, sono molto più rilevanti degli effetti del terrorismo.

Il Sole 24 Ore riporta che al primo posto nel mondo tra le cause di decesso ci sono le malattie ischemiche cardiache, con 7,4 milioni di decessi, seguite dall’ictus, con 6,7 milioni di morti. Sono state queste, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le due principali cause di morte nel mondo nel 2012. Al terzo posto della “top 10” stilata dall’Oms figurano, ex aequo, la broncopneumopatia cronica ostruttiva e le infezioni delle vie aeree inferiori, responsabili ciascuna di 3,1 milioni di decessi. Al quarto i tumori polmonari (insieme con quelli della trachea e dei bronchi), che hanno fatto registrare 1,6 milioni di decessi, e al quinto posto l’Hiv/Aids, con 1,5 milioni, pari merito con diarrea e diabete. Gli incidenti stradali, che nel corso del solo 2012 hanno fatto registrare 1,3 milioni di morti a livello mondiale, figurano al sesto posto. A chiudere la “top 10” sono le patologie ipertensive, responsabili di 1,1 milioni di decessi.

Per dirla con le percentuali, le malattie ischemiche cardiache rappresentano il 13,2% di tutte le morti a livello globale, l’ictus l’11,9%, la broncopneumopatia cronica ostruttiva il 5,6%, le infezioni delle basse vie aeree il 5,5%, i tumori a trachea, bronchi e polmoni il 2,9%, l’Hiv/Aids, la diarrea e il diabete mellito il 2,7% ciascuno, gli incidenti stradali il 2,2% e le patologie ipertensive il 2%. Il 48,6% rappresenta invece le morti “per altre cause”.

Alcune di queste malattie sono determinate dal nostro stile di vita. Il nostro stile di vita comprende la creazione di inquinamento. Le automobili sono un’importante causa di inquinamento.

Leggo su Terra Nuova che nel 2012 circa 7 milioni di persone sono morte a causa dell’inquinamento atmosferico. Sarebbe la sentenza glaciale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che ha pubblicato uno studio ricco di dati e statistiche sugli effetti dell’urbanizzazione sulla salute umana. Le aree geografiche più interessate con 5,9 milioni di decessi sono in Asia e nelle regioni del Pacifico.

Per essere più precisi, però, il rapporto distingue tra decessi derivati da inquinamento atmosferico outdoor e inquinamento indoor. La cattiva aria che respiriamo negli spazi chiusi provoca addirittura più decessi: circa 4,3 milioni contro i 3,7 milioni negli spazi aperti.

Per l’inquinamento indoor le cause principali sono il fumo, le emissioni di fornelli e cucine, e il riscaldamento a legna o carbone.

I numeri generali sono raddoppiati. Nello studio precedente, datato 2008, l’OMS aveva parlato di 3,2 milioni di morti totali, di cui 1,3 per l’inquinamento esterno e 1,9 per quello domestico.

I dati rivelano uno stretto collegamento tra inquinamento in aree confinate e inquinamento esterno, con una diffusa incidenza su malattie cardiocircolatorie, infarti, ischemie, tumori.

Nello schema (Fonte OMS) seguente si riassumono le percentuali di incidenza delle singole malattie:

Inquinamento atmosferico esterno:

40% – ischemie cardiache

40% – ictus

11% – malattia polmonare ostruttiva

6% – cancro al polmone

3% – infezioni respiratorie acute nei bambini

 

Inquinamento indoor:

34% – ictus

26% – ischemie cardiache

22% – malattia polmonare ostruttiva ..

12% – infezioni respiratorie acute nei bambini

6% – cancro al polmone

Un post su QualEnergia di marzo 2016 riporta che una morte su quattro a livello mondiale è causata da fattori di rischio ambientale. Secondo quest’articolo sarebbero ben 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento ambientale. In Europa nel 2012 l’inquinamento ha provocato 1,4 milioni decessi prematuri. Siano 7 o 13 milioni i morti da inquinamento, sono comunque una percentuale rilevante. Un morto su quattro, se possiamo considerare vera tale informazione, sarebbe ancor più impressionante.

Su Epicentro si legge che nel documento “Country profiles of the environmental burden of disease” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (il primo rapporto sull’impatto delle condizioni ambientali sulla salute Paese per Paese, presentato in un convegno a Vienna  il 13-15 giugno 2007) i rischi ambientali considerati sono l’inquinamento, le radiazioni ultraviolette, i fattori occupazionali, i cambiamenti climatici e degli ecosistemi, i rumori, l’edilizia, l’agricoltura e i comportamenti delle persone. Le malattie causate da questi fattori comprendono diarrea, infezioni respiratorie, asma, malattie cardiovascolari, oltre agli infortuni e ai disturbi dello sviluppo del sistema nervoso.

I dati indicano che in tutti i Paesi la salute della popolazione potrebbe migliorare molto riducendo i rischi ambientali: in tutto il mondo si potrebbero evitare 13 milioni di morti ogni anno. Nessun Paese è immune dal fenomeno, ma i dati mostrano anche enormi diseguaglianze: nei Paesi a basso reddito gli anni di vita in buona salute persi a causa di disabilità (Daly) sono venti volte quelli dei Paesi ricchi. Tra i più colpiti ci sono Angola, Burkina Faso, Mali e Afghanistan.

In alcuni Paesi, addirittura un terzo delle malattie potrebbero essere prevenute con miglioramenti ambientali. In 23 Paesi più del 10% delle morti sono dovute alla cattiva qualità dell’acqua e all’inquinamento nei luoghi chiusi causato dall’uso di combustibili per cucinare.

La fascia di popolazione più colpita è quella dei bambini fino a 5 anni, che rappresentano il 74% dei morti per malattie diarroiche e infezioni alle basse vie respiratorie. Per ridurre in modo significativo il tasso di morti sarebbero quindi molto utili gli interventi al livello delle abitazioni: l’uso di gas o elettricità per cucinare, il miglioramento della ventilazione e il cambiamento di alcune abitudini di vita (per esempio, tenere i bambini lontani dal fumo di tabacco).

 

Posso ripetervi la domanda?

Se un politico o un giornale o un canale televisivo vi dicono che il terrorismo è il nostro primo  problema, cosa pensate?

Se il terrorismo avesse fatto 7,4 milioni di morti all’anno come le malattie ischemiche cardiache sarebbe di sicuro Il Nostro Problema, con tutte le maiuscole che volete, ma non è così.

 

Se qualcuno vi dice che la lotta al terrorismo è una priorità, pensate abbia ragione?

Se qualcuno vi dice che dobbiamo avere paura dei terroristi, pensate abbia ragione?

Se poi qualcuno viene persino a dirvi che dovremmo avere paura degli islamici in genere, perché una piccolissima minoranza di loro è rappresentata da terroristi, pensate abbia ragione? Quanti mussulmani pensate siano terroristi? E quanti cristiani? Non ho statistiche, ma che percentuali immaginate? Nel 2010 il cristianesimo era di gran lunga la religione più seguita al mondo (2,2 miliardi di seguaci su 6,9 miliardi di abitanti sulla Terra, circa il 31% della popolazione globale). Di contro, l’Islam raccoglieva 1,6 miliardi di seguaci (il 23% della popolazione). Sono 1,6 miliardi di terroristi? Certo che no. Se lo fossero non avremmo certo le poche decine di morti che abbiamo ogni anno ma probabilmente l’umanità sarebbe già estinta! Il basso numero di attentati rispetto alla popolazione mussulmana dimostra da solo che non è l’appartenenza a quella fede a fare di una persona un terrorista e un assassino. Se, come alcuni ci vogliono far credere, l’Islam istigasse a uccidere, avremmo in giro centinaia di milioni di killer. Non è così, dunque la tesi è errata. Il razzismo nasce da pregiudizi come questi, nonostante l’evidenza della logica e della statistica.

Siamo fatti di emotività oltre che di ragione e vedere qualcuno ucciso ingiustamente, ci indigna e ci fa inorridire. È giusto che sia così. Deve essere così. I responsabili degli attentati sono dei mostri e dei pazzi, degli esseri sfuggiti a un medioevo che speravamo di aver sconfitto. Non per quanto detto sopra dobbiamo smettere di combatterli, ma non dobbiamo avere paura di loro. Non possiamo avere paura di loro.

La barbarie si combatte con la cultura e l’intelligenza, la superstizione si combatte con la cultura e la conoscenza. Diamo cultura e conoscenza a tutto il mondo e il terrorismo sarà un ricordo del passato. Diamo cultura e conoscenza a tutto il mondo perché questo ci aiuterà a combattere anche i problemi veri, anche le vere cause di morte. Cominciamo a renderci conto che i veri assassini siamo noi, Cominciamo a considerare che ci trasformiamo in potenziali assassini ogni volta che accendiamo il motore della nostra auto.