Un mondo senza insetti

The rate of insect extinction is eight times faster than that of mammals, birds and reptiles.Leggo sulla Newsletter de La Repubblica del 11 Febbraio 2019 “Gli insetti stanno precipitando verso l’estinzione, minacciando un “catastrofico collasso dell’ecosistema”. Lo racconta il quotidiano britannico Guardian che riferisce dello studio pubblicato dalla rivista Biological Conservation.

Più del 40% delle specie di insetti stanno scendendo di numero e un terzo sono a rischio estinzione.

Il ritmo della sparizione è otto volto più veloce di quello dei mammiferi, degli uccelli e dei rettili. Ogni anno la popolazione mondiale degli insetti cala del 2,5%  e questo significa che di qui a un secolo potrebbero non esserci più.

Si è già detto che il pianeta sta assistendo all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia, con grandi perdite in vari tipi di animali. Ma gli insetti – che hanno la maggiore diversità e superiorità numerica nel mondo animale – sono essenziali per il funzionamento di tutti gli ecosistemi visto che rappresentano il cibo per altri animali, gli impollinatori per le piante e anche i riciclatori dei resti.

Tra le cause del disastro: l’agricoltura intensiva, l’uso dei pesticidi in particolare, ma anche l’urbanizzazione e il riscaldamento globale.”

Un mondo senza insetti purtroppo non può funzionare: niente insetti, niente Risultati immagini per insetto mortoimpollinazione e niente cibo per molti uccelli, rettili e mammiferi. Se davero gli insetti stanno scomparendo sempre più in fretta, la sesta estinzione di massa, ormai in corso, sarà difficile da fermare e anche noi, come esseri umani, ne saremo travolti.

Eppure si continua a far finta di nulla e a considerare altri problemi più gravi.

Un grado, forse due — strategie evolutive

Dal 14 al 21 ottobre sarà la Settimana del Pianeta Terra. È la sesta edizione. Da sei anni cerco di organizzare qualcosa qui in Astigianistan, ma pare che la weltanschauung locale non riesca ad arrivare oltre polenta e coniglio. E allora? E allora hai un blog, usa il blog. Si comincia il 14, ma noi […]

via Un grado, forse due — strategie evolutive

LA FINE DELL’ACQUA

In questi giorni che l’Italia assiste al braccio di ferro fra Regione Lazio e Acea sull’acqua,

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Il lago di Bracciano in secca

che nei prossimi giorni sarà razionata per 1,5 milioni di romani dopo l’ordine della Regione Lazio di sospendere il prelievo dal lago di Bracciano, riserva idrica della Capitale dal 28 luglio fino al 31 dicembre 2017. A motivare la scelta dell’amministrazione regionale sono “innanzitutto” le “condizioni di deperimento del lago”.

Già il 24 giugno La Stampa denunciava il grave abbassamento delle acque di quello che un tempo si chiamava Lacus Sabatinus ed è ancora l’ottavo più esteso della penisola. Il Sindaco di Bracciano spiegava che l’Acea “risucchia tra 1.100 e 5 mila litri al secondo, perché deve rifornire 60 Comuni a nord di Roma. Se Acea non smette, non basterà un anno di piogge. Un disastro annunciato e, complice la siccità, il livello dell’acqua del lago è calato a dismisura”.

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Lago di Bracciano

Il direttore del Parco di Bracciano, Daniele Badaloni, precisava a giugno che “La profondità è scesa di 1 metro e 46 centimetri, un centimetro al giorno, e siamo solo a inizio estate. A fine stagione supereremo i due metri, un’enormità se si considera che la profondità del lago è di 160 metri. Questo nel punto maggiore perché si tratta di una formazione vulcanica a cono”.

L’ANSA del 23 Luglio 2017 scrive che il Lazio è stato dichiarato in “severità idrica alta” per la siccità: nel 2017 le precipitazioni si sono ridotte tra l’80% e l’85% e i laghi entrano in crisi anche a causa delle eccessive captazioni (prelievi di acqua). È, questa, la sintesi del dossier”Captazioni e abbassamento dei laghi nel Lazio” presentato da Legambiente regionale. Si temono ora ripercussioni gravi su tutto l’ecosistema.

“Purtroppo è una tragedia. Il livello del lago si è abbassato con il rischio di catastrofe ambientale inimmaginabile fino a questo momento”, ha detto il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ai microfoni di Tgcom24.

 

Le condizioni del Lago di Bracciano sono gravi, ma sono solo un sintomo di una situazione generale persino più preoccupante.

Secondo Il Fatto Quotidiano, è altissimo il conto da pagare per il caldo incessante e le Risultati immagini per morire di setetemperature oltre la media delle ultime settimane: due terzi dell’Italia e dei campi coltivati lungo la Penisola sono a secco a causa della siccità delle ultime settimane e ammontano a oltre 2 miliardi di euro, secondo un’analisi Coldiretti, i danni provocati a coltivazioni e allevamenti. Almeno dieci Regioni, secondo quanto comunica l’Ansa, stanno per presentare la richiesta di stato di calamità naturale al ministero delle Politiche agricole.

I dati forniti da Coldiretti sono allarmanti: il Lago di Garda è appena al 34,4% di riempimento del volume, mentre il fiume Po al Ponte della Becca a Pavia è a circa 3,5 metri sotto lo zero idrometrico. Per “livello idrometrico” in un determinato luogo del fiume s’intende il dislivello tra la superficie dell’acqua di un fiume ed un punto di riferimento altimetrico, che può essere il livello medio del mare (l.m.m) oppure lo “zero” dell’idrometro stesso (detto “zero idrometrico”). Lo zero dell’idrometro è la quota altimetrica (sul livello medio del mare) che si è convenuta per quell’idrometro. L’idrometro è un valido aiuto per la salvaguardia del territorio contro i pericoli conseguenti alle piene dei fiumi,

 

Risultati immagini per pascolo seccoPer gli agricoltori è sempre più difficile ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni. Le perdite provocate dalla siccità nella sola Lombardia ammontano a circa 90 milioni di euro. Anche la produzione di latte che è crollata di circa il 15%, a causa del caldo. L’allarme fieno riguarda anche gli alpeggi in montagna, dove secondo un monitoraggio della Coldiretti in Lombardia, nei pascoli si registra in media un calo del 20% di erba a disposizione del bestiame: le perdite provocate dalla siccità ammontano a circa 90 milioni di euro, i due terzi dei quali legate alle coltivazioni di mais e frumento.

 

“In Italia ogni giorno c’è una dispersione dell’acqua di quasi 9 miliardi di litri al giorno aRisultati immagini per perdita d'acqua causa delle perdite registrate lungo la rete di 474 mila chilometri di acquedotti, è questo il dato drammatico che fa a pugni con l’emergenza siccità di queste ore” afferma Angelo Bonelli esponente dei Verdi. “Ogni 100 litri di acqua immessa negli acquedotti – prosegue – quasi 40 vengono persi per l’obsolescenza della rete idrica, una delle medie più alte d’Europa che fa il paio con il fatto che gli investimenti realizzati per rimodernare gli acquedotti sono tra i più bassi del continente: 32 l’anno per abitante a fronte della Francia che ne investe 88, il Regno unito 102 e la Danimarca 129 (dati Utilitalia).

 

Secondo l’ANSA del 20 giugno 2017, nel mondo ci sarebbero 21,5 milioni di rifugiati ‘ambientali’ per siccità e alluvioni. Nel 2015, erano quasi il doppio rispetto alle persone costrette a fuggire da guerre e violenza. È quanto denuncia Greenpeace Germania nel rapporto “Climate Change, Migration and Displacement”.

Secondo Radio Vaticana, sono oltre 30 milioni le persone che soffrono la fame a causa Risultati immagini per morire di setedella siccità in Sud Sudan, Corno d’Africa e nel bacino del lago Ciad. Secondo un recente rapporto della Commissione europea, l’esposizione globale ai rischi delle catastrofi naturali è addirittura raddoppiato negli ultimi quaranta anni. In Etiopia sono oltre sette milioni, le persone che a causa della siccità soffrono gravemente la fame e in Somalia nel 2011 la carestia ha causato 260.000 morti, molti dei quali bambini.

Già nel 2015 Rinnovabili.it scriveva che California, Brasile, Cina, Australia, India e Spagna sono i 7 Paesi in cui stiamo assistendo ai più gravi episodi di siccità sulla faccia della Terra.

Secondo La Stampa del 24/06/2017 nel Sahel a causa della siccità si prepara la più grande migrazione della storia.

Risultati immagini per siccitàSono i paesi ricchi a produrre gran parte dei gas serra, è l’Africa – soprattutto quella sub-sahariana, e il poverissimo Sahel – a subirne le conseguenze più gravi. Il continente ha una responsabilità minima (tra il 2 e il 4% delle emissioni annuali di gas serra); ma la sua temperatura, secondo quanto emerge da alcune ricerche delle Nazioni Unite, aumenterà una volta e mezzo più rapidamente della media globale, provocando condizioni meteorologiche sempre più estreme, con effetti potenzialmente devastanti. Prolungate siccità rischiano di esporre a una penuria d’acqua fino a 250 milioni di africani entro il 2020. E nel 2040, secondo la Banca Mondiale, potrebbe deteriorarsi e divenire inservibile tra il 40 e l’80% della superficie dell’Africa sub-sahariana destinata alla coltivazione di cereali come grano e mais.

Risultati immagini per incendio

Questa sembra ormai una delle estati più calde degli ultimi anni. Potrà dipendere dal riscaldamento globale o sarà solo un caso di fluttuazione climatica, ma il caldo si sta portando dietro due problemi: gli incendi e la siccità.

Nell’Emisfero Settentrionale del Terzultimo Pianeta che si incontra procedendo verso il sole, la nostra microscopica Terra, se si prende come riferimento il periodo che va dal 1880 a oggi, l’estate del 2003 sembra sia stata fra le più calde di sempre, soprattutto in Europa. Nel 2003 il mese di agosto si rivelò il più caldo, con temperature medie anche di 4-5 gradi superiori alla norma.

Secondo Focus,, che cita uno studio apparso su Environmental Reaserach Letters Journal, da trent’anni nel nostro continente si registrano le estati più calde dai tempi dell’Impero Romano. Dal 1986, rileva lo studio, le temperature medie estive oggi sarebbero superiori di 1,3 °C rispetto a quelle che si avevano due millenni fa, quando si è verificata una sequenza di estati molto calde.

Inoltre, in questo trentennio, i giorni in cui le temperature sono notevolmente superiori Risultati immagini per incendioalle medie del periodo, sono state più lunghe e più frequenti di quelle che si avevano ai tempi dei Romani.

Lo studio è il risultato del lavoro di 40 ricercatori sugli anelli delle piante, su dipinti, annotazioni e documenti storici redatti da medici, sacerdoti, monaci. «La temperatura estiva che stiamo misurando in queste ultime decadi non ha precedenti negli ultimi due millenni, ed essendo particolarmente elevata non può essere spigata da fenomeni naturali, come le variazioni del ciclo solare o altro, ma solo dal contributo dell’uomo», ha spiegato Jurg Leterbacher, coordinatore del lavoro. Nel periodo romano e fino al terzo secolo le estati furono più calde rispetto ai secoli successivi, fino al settimo secolo. Ci fu poi un intermezzo più caldo durante il medioevo, ma il freddo ritornò a causare una piccola era glaciale dal 14° al 19° secolo. Con il 20° secolo la temperatura è ricominciata a crescere e i cambiamenti climatici sono diventati progressivamente più pronunciati.

 

La variazione delle temperature dipende solo dall’uomo e dai processi di industrializzazione? C’è chi sostiene che un importante contributo sia dovuto all’attività solare. Il legame esistente fra macchie solari e temperatura, non sempre trova concordanza  tra i vari ricercatori. Si può dire anzi che la maggioranza di questi  mostrano un evidente scetticismo.Risultati immagini per macchie solari

Come riporta Focus l’8/6/2016, il Sole ha un ciclo abbastanza regolare di circa 11 anni. A un estremo del ciclo il numero di macchie solari è rilevante, all’altro estremo le macchie si riducono fin quasi a scomparire. Le macchie solari sono aree della superficie del Sole più fredde delle circostanti, perciò appaiono più scure: si formano a causa di anomalie magnetiche.

Quello che si rileva negli ultimi mesi è che il Minimo Solare dell’ultimo ciclo, il numero 24 da quando vengono registrati, è ormai prossimo. L’attuale ciclo 24, che ha raggiunto il suo picco nel 2014, è stato il più lungo (14,1 anni) con il numero di macchie solari più basse del 33% rispetto al Ciclo 23 che a sua volta è stato più basso del 25% rispetto al ciclo 22. Attualmente l’attività solare risulta piuttosto bassa, con appena 12 macchie solari e non molto attive; consideriamo inoltre che siamo nella fase calante del Ciclo Solare 24, ovvero andiamo verso un periodo in cui il Sole sarà mediamente più debole. Non significa che nei prossimi mesi non ci saranno più macchie, ma che andranno via via scemando in numero e dimensioni fino al 2019-20 quando, presumibilmente, si toccherà il minimo. Un Sole senza macchie non lascia indifferente il nostro pianeta, scrive Focus. Ci sarà, per esempio, una riduzione delle emissioni di radiazioni ultraviolette: questo provocherà un raffreddamento dell’atmosfera superiore della Terra, che tenderà a collassare tirandosi dietro la spazzatura spaziale più prossima, che avvicinandosi al pianeta potrebbe infine precipitare, in parte bruciando nell’atmosfera e in parte arrivando fino al suolo. Una minore intensità del Sole lascerà anche più spazio ai raggi cosmici, fenomeno in realtà già in corso tant’è che, rispetto a pochi anni fa, si è registrato un aumento del 10% di radiazioni cosmiche in prossimità della Terra, con una serie di conseguenze anche sul clima, perché i raggi cosmici influenzano la produzione di nuvole. Il ciclo che sta per terminare è stato meno intenso rispetto ai precedenti e, secondo molti astronomi, i prossimi potrebbero essere ancora meno intensi. In passato, in concomitanza con cicli molto deboli, la Terra si raffreddò notevolmente, e anche questa potrebbe infine essere una conseguenza inattesa per il prossimo periodo del nostro pianeta.

Se il pianeta si sta davvero raffreddando per effetto della ridotta attività solare in questa fase, ma registriamo comunque degli innalzamenti della temperatura, potrebbe non voler dire che l’osservazione è errata, ma che l’effetto serra e il surriscaldamento generale dovuto all’attività antropica sono mascherati dal raffreddamento causato dall’attività solare. Purtroppo, però, mentre quest’ultima è ciclica e presto il Sole tornerà Risultati immagini per macchie solaria scaldarci come in precedenza, gli effetti di riscaldamento causati dall’uomo vanno in una sola direzione, dunque la fine del ciclo solare potrebbe rivelarsi per l’umanità più una doccia fredda una sauna davvero molto calda. La mitigazione degli effetti del riscaldamento permette, infatti, ad alcuni di negare le colpe dell’uomo e di impedire l’avvio di contromisure, ma la fine del ciclo solare potrebbe proiettarci ancora più in fretta in una situazione drammatica di innalzamento delle temperature mondiali. Se il Ciclo 24 terminerà tra il 2019 e il 2020 e il Ciclo 25 sarà ancor più debole, significa che ci attende un periodo di “freddo solare” di almeno 12-13 anni, che c’ingannerà sugli effetti delle nostre attività.

Il Sole, come riportato da Meteoweb, a differenza di altre stelle, è una stella molto costante in dimensioni e luminosità, con variazioni dello 0,1% nel corso della sua attività undecennale. Un numero sempre crescente di ricercatori, tuttavia, crede che queste piccole variazioni possano avere un effetto significativo sul clima terrestre. È quanto sostiene un rapporto pubblicato dal National Research Council (NRC), dal titolo “Gli effetti della variabilità solare sul clima della Terra”. Il rapporto NRC suggerisce, tuttavia, che l’influenza della variabilità solare è più regionale che globale, in quanto non tutte le aree del globo sono interessate allo stesso modo.

Risultati immagini per caldo torrido

Intanto, il 14 Luglio 2017, c’informa la RSI (Radiotelevisione Svizzera) che l’estate 2017 potrebbe essere ricordata come una delle più calde della storia. Giunti alla metà della stagione si registrano in Svizzera già quattro gradi oltre la media e non sono previsti fronti freddi nei prossimi giorni.

L’estate 2017 si è già rivelata particolarmente calda, ma come nel 2003, anche quest’anno agosto potrebbe rivelarsi il mese peggiore. Una recente ricerca condotta dalla Columbia University ha analizzato più di 100 modelli, arrivando alla conclusione che l’estate sarà oltre che calda, anche afosa e prolungata. Con tutta probabilità si toccheranno anche i 40°C all’ombra.

C’è chi sostiene che il 2017 ancora non sia da record, come Meteo Giuliacci, sostenendo che, prese 40 località italiane, in queste i 34 gradi sono stati superati nel mese di giugno 2017 134 volte, mentre nel giugno 2003 261 volte, nel 2002 147 e nel 2006 145 volte. Non sarà stato, in Italia, un giugno da record assoluto, ma comunque caldo.

Con buona pace di costoro, peraltro, secondo il rapporto climatico del NOAA (l’agenzia federale statunitense), giugno 2017 è stato il terzo mese di giugno più caldo in 138 anni. In Europa ci sarebbero stati 1,77 gradi sopra la media, come riportato anche da Sky TG24. Un trend confermato anche da altri importantissimi centri di calcolo, come ad esempio il JMA giapponese e dall’europeo ECMWF. I mesi di giugno immediatamente successivi per temperatura, sempre secondo il NOAA, sono quelli dei due anni passati, 2015 e 2016, a segnalarci come l’innalzamento non sia solo un fatto episodico di quest’anno.

Non solo. Secondo Meteo Giornale, la prima metà dell’anno, ovvero la temperatura media registrata tra gennaio e giugno 2017, è la seconda più alta della storia moderna Risultati immagini per caldo torridodietro soltanto al 2016.

Un altro dato impressionante: siamo arrivati a 390 mesi consecutivi nei quali la temperatura globale supera la media di riferimento. Nel caso di giugno 2017 quella combinata (superficie della terra e degli oceani) si attestava 0,82°C al di sopra della media del 20° secolo (raggiungendo quota 15,5°C), lasciandosi alle spalle i record del 2015 e del 2016.

Sempre secondo Meteo Giornale, la temperatura della sola superficie terrestre è stata la quarta registrazione di sempre, con 1.15°C al di sopra della media del 20° secolo.

Analizzando le anomalie termiche per continente, in Africa è stato il giugno più caldo di sempre; in Europa il secondo (al pari del 2007); nel Sud America il terzo (pari al 2005); in Asia l’ottavo; Nord America il decimo; in Oceania il cinquantesimo.

Risultati immagini per caldo torridoCome riportato da Sky TG24, secondo il Goddard Institute for Space Studies della Nasa, invece, giugno 2017 sarebbe stato il quarto più caldo dal 1880. Il dato è particolarmente rilevante in Europa dove il mese di giugno sarebbe addirittura il secondo più caldo dopo quello del 2003, che nel Vecchio Continente era stato particolarmente torrido.

Anche in Italia, stando ai dati diffusi in precedenza dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR, giugno 2017 è stato il secondo più caldo, con il termometro a +3,22°C, il dato più alto dopo il record del 2003 con +4,79°C.

Insomma, i dati non sono perfettamente allineati, le classifiche discordano e forse giugno non sarà stato quello più caldo di sempre, ma le temperature si stanno alzando come non mai dai tempi di Giulio Cesare. Aspettiamo che si concluda luglio per leggerne i dati e poi vedremo come va agosto, ma questa sembra comunque davvero un’estate torrida e c’è quindi poco da stupirsi se sta generando siccità e incendi.

 

La riduzione del livello del Lago di Bracciano dipende sia dalla siccità in sé, sia dalle captazioni per soddisfare l’immane sete d’acqua del popolo dell’Urbe.

 

Nel 2014, secondo Lifegate, 1 miliardo le persone non aveva accesso all’acqua potabile.

Dai 3 ai 4 miliardi erano quelle senza acqua sufficiente e in quantità stabili.

8 milioni erano le persone che morivano a causa di malattie legate all’insicurezza dell’approvvigionamento d’acqua. Sono 1,4 milioni i bambini, che muoiono ogni anno per malattie causate da acqua contaminata e dall’assenza di misure igieniche adeguate. Uno ogni 20 secondi.

 

Ma quanta acqua consumiamo?

Sempre secondo Lifegate, ogni abitante degli Stati Uniti consuma 425 litri al giorno, Risultati immagini per morire per siccitàmentre un abitante del Madagscar ne consuma 10 litri. 215 litri è il consumo medio pro capite d’acqua potabile al giorno, in Italia. Purtroppo si usa anche per usi in cui non servirebbe che sia potabile. In Italia non riusciamo a percepire l’acqua come un bene prezioso. Eppure lo diventerà ogni anno di più e dovremo cercare di cambiare il nostro approccio nel suo utilizzo.

Secondo uno studio di Kinsey & Co, la riserva idrica di ogni italiano è di 140 litri, contro i 2.200 litri di uno statunitense, i 3.300 litri di un australiano e i 1.100 litri di uno spagnolo.

Secondo l’Ocse, la domanda mondiale di acqua dal 2014 al 2050 aumenterà del 55%.

Secondo l’OMS, la quantità minima di acqua al giorno per soddisfare i bisogni vitali è di 40 litri, mentre il 40% della popolazione mondiale vive sotto questa soglia ed è di 300 litri al giorno il consumo medio stimato nei Paesi più ricchi. Peraltro, negli Stati Uniti l’utilizzo pro capite annuo di acqua (compresi usi agricoli e industriali) è di 1700 metri cubi, contro 250 metri cubi in Africa.

Secondo il rapporto Onu “UN-Water”, nel 2014 c’erano 2,5 miliardi le persone che Risultati immagini per morire per siccitàvivevano in zone senza acquedotti e senza infrastrutture.

Sono ancora 1 miliardo le persone che non hanno un rubinetto in casa.

Entro il 2030 un terzo degli abitanti del Terzultimo Pianeta del Sistema Solare, la Terra,  vivrà in zone in cui l’acqua scarseggia, mentre due terzi della popolazione mondiale potrebbe trovarsi in condizioni di “stress idrico” già entro il 2025. Siamo già tra loro?

La seconda edizione di “Eating Planet. Cibo e sostenibilità: costruire il nostro futuro” presentato nel 2016 dalla Barilla Center for Food and Nutrition (Edizioni Ambiente) raccoglie i dati relativi all’impronta dell’uomo nel mondo, al suo impatto ambientale e indica la strada per la sostenibilità ecologica.

In Europa, così come emerge dal libro, l’Italia è maglia nera per impronta idrica pro capite, con un totale annuo di 2.232 metri cubi di acqua dolce. Un quantitativo che viene calcolato considerando il volume totale di acqua dolce impiegata in tutte le fasi, anche quella cosiddetta ‘virtuale’ o invisibile, perché non contenuta direttamente nel prodotto.

In Italia, quest’acqua virtuale contribuisce all’89% del totale del consumo giornaliero. Il

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Fontana di Nettuno a Villa d’Este (Tivoli)

consumo dell’acqua varia anche in base al tipo di dieta che si osserva. Così, per esempio, un regime alimentare ricco di carne, comporta un consumo d’acqua ‘virtuale’ che oscilla tra i 4.000 e i 5.400 litri, a differenza di una dieta vegetariana che, invece, va dai 1.500 ai 2.600 litri. Insomma, non consumiamo acqua solo quando apriamo il rubinetto per bere o lavarci o la versiamo da una bottiglia. Consumiamo indirettamente acqua per molteplici attività, innanzitutto legate all’industria alimentare.

Un dato da non dimenticare è che il pianeta Terra dispone di 1,4 miliardi di chilometri di cubi di acqua. Di questo, però, solo lo 0,0001% del totale è effettivamente disponibile per l’utilizzo dell’uomo. La maggior parte non è potabile e altra è inaccessibile.

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Fontana di Trevi – Roma

Tra agricoltura, industrie e famiglie, è il settore agricolo a consumare più acqua con il 70% del totale. Al secondo posto l’industria con il 22%, infine l’uso domestico con l’8%. Il peso dell’agricoltura è ancora più alto nei paesi a medio e basso reddito, dove il consumo raggiunge anche il 95%, mentre in quelli più sviluppati predomina il consumo di acqua per uso industriale con il 59%.

Insomma, surriscaldamento globale e uso intenso delle risorse idriche stanno minando le riserve di acqua potabile del pianeta.

Più della metà delle grandi falde acquifere mondiali si sta consumando in maniera crescente. A lanciare l’allarme è la NASA, con la pubblicazione di dati di uno studio durato un decennio, di cui ci parla Greenstyle il 18/06/2015. Secondo gli scienziati della NASA, 20 delle 37 falde acquifere più grandi al mondo hanno oltrepassato un punto critico. Questi siti, che si trovano in diverse zone del pianeta come India, Cina, Francia e Stati Uniti, sono stati sfruttati in maniera intensiva prelevando più acqua di quanto ne producano.

In questo momento, secondo gli esperti della NASA, la falda acquifera più sfruttata si trova nella penisola araba e rifornisce 60 milioni di persone. Altre importanti falde che si trovano sotto pressione sono in Libia, Niger, India e Pakistan.

La situazione, secondo Jay Famiglietti, professore dell’Università della California che ha partecipato all’analisi, è destinata a peggiorare a causa della crescita della popolazione, all’impatto dell’agricoltura e ai cambiamenti climatici in atto. Il sovrasfruttamento delle acque deve essere invertito, con nuove strategie operative che garantiscano un consumo sostenibile. Un esempio lampante, secondo i ricercatori, è la California, che attinge alle falde acquifere per il 60% del suo consumo di acqua. Regioni simili, quando fiumi e riserve sono a secco per la siccità estiva, sono costrette a rifornirsi direttamente alle falde, cosa che la California dovrà fare entro la fine del 2015.

In totale le falde acquifere forniscono il 35% di acqua utilizzato a livello mondiale: nei periodi caldi e nelle zone più a rischio siccità, la domanda sale continuamente.

Fra gli obiettivi dell’Agenda Onu per il 2030, scrive La Stampa il 13/05/2017, c’è la sicurezza e sostenibilità idrica per tutte le aree del pianeta. Le proiezioni, però, dicono che il fabbisogno della popolazione mondiale potrebbe superare di oltre il 40% le risorse di acqua dolce entro quella data. L’emergenza idrica è già una realtà.

Secondo il Dottor Fred Bolz, esperto di Ecosistemi per la Fondazione Rockefeller e Risultati immagini per docciaresponsabile del programma Freshwater Resilience, la FAO, nel 2014, ha stimato che la carenza d’acqua affligge già tutti i continenti, all’incirca metà delle grandi città del mondo e più del 40% della popolazione globale. Entro il 2025, 1,8 miliardi di persone vivranno in paesi e aree soggette a carenza assoluta di risorse idriche, mentre i due terzi della popolazione mondiale potrebbero dover affrontare condizioni di stress idrico.

I bacini idrici vengono usurpati ogni anno dalla necessità legate al trasporto marittimo, aereo e terrestre. Inoltre proseguono la costruzione e l’utilizzo di condotti subacquei, come i gasdotti, per il trasporto di petrolio, gas, prodotti agroindustriali e biocarburanti. La loro estrazione e il loro trasporto inquinano sempre di più terra e acqua, in una situazione di sovrasfruttamento. Le attività umane inquinano e impoveriscono le risorse di acqua dolce. Gli ecosistemi di acqua dolce sono l’habitat di oltre il 40% delle specie di pesci nel mondo. Secondo il National Geographic, pesci e animali marini stanno subendo gravi danni a causa dell’uomo, tanto che più del 20% delle specie di pesci d’acqua dolce conosciute si sono estinte o sono state minacciate negli ultimi decenni.

 

Se la situazione del Lago di Bracciano tocca da vicino milioni di Italiani, ci sono laghi nel mondo che se la passano peggio. A volte le cause sono legate soprattutto al riscaldamento globale, altre volte allo sfruttamento umano delle acque. L’inquinamento, inoltre, peggiora drasticamente la qualità delle risorse idriche che abbiamo a disposizione sul nostro Pianeta.

Risultati immagini per Lago Baikal prima e dopo

Lago Baikal

In Russia il lago Baikal rappresenta il più grande serbatoio di acqua dolce del mondo, ma purtroppo risulta contaminato da scarichi di acque reflue in cui sono stati rilevati agenti patogeni. Il lago Baikal contiene il 20% dell’acqua dolce di tutto il Pianeta e l’80% per quanto riguarda la sola Russia.

Il secondo lago più grande della Bolivia si è completamente prosciugato. Da dicembre 2015 il lago Poopó, che per dimensioni era secondo solo al Titicaca, è completamente asciutto. La popolazione locale ha dovuto abbandonare la zona, per via della mancanza di acqua. Il riscaldamento globale secondo gli esperti ha inciso sul prosciugamento delle acque del lago negli ultimi decenni. Si trattava di un’oasi importante per la presenza degli aironi e di una risorsa per i pescatori. Ecco, di conseguenza, vere e proprie migrazioni di persone a causa dei cambiamenti climatici.

Un lago della California, il Folsom Lake, nel settembre 2015 si sarebbe prosciugato quasi del tutto in una sola notte. Gli abitanti hanno dato la colpa alle attività della società elettrica locale, che però sul momento ha negato tutto.

Risultati immagini per Lago Ciad prima e dopo

Lago Ciad

Il Lago Ciad, negli ultimi cinquant’anni si sta via via prosciugando a causa della terribile siccità che ha colpito il Sael e per via delle scarse precipitazioni che caratterizzano questa regione. Tra le altre cause troviamo la cattiva gestione delle risorse idriche da parte dei Governi locali che purtroppo hanno ignorato la situazione e gli allarmi degli scienziati e non sono intervenuti.

Il lago Poyang, in Cina, anno dopo anno, si sta prosciugando probabilmente a causa della siccità e dei cambiamenti climatici.

A causa del tasso di evaporazione elevato (da 600 mm a 1.000 mm all’anno), il lago di Urmia è in continua fase di restringimento. Si tratta di un lago salato che rappresenta il maggiore dei laghi interni dell’Iran. L’aumento dell’evaporazione, le piogge sempre meno frequenti e la costruzione di dighe hanno messo in pericolo il futuro di questo lago e la sua esistenza come habitat naturale per numerosi animali marini e volatili.

Negli ultimi decenni il lago Mead, che si trova in Nevada, ha perso almeno il 60% del proprio volume idrico. Talvolta viene sfruttata l’acqua del lago Powell per innalzare il livello del lago Mead, dato che i due bacini sono collegati dal fiume Colorado, ma questo intervento provvisorio non risolve il problema all’origine.

Il lago Powell si trova al confine tra Arizona e Utah. È nato dalla costruzione della diga di Glen Canyon lungo il fiume Colorado. Negli ultimi anni il livello del lago si è notevolmente abbassato a causa della crisi climatica e il fenomeno sta riportando alla luce i territori che l’uomo ha sottratto alla natura per realizzarlo.

Il lago Owens all’inizio del Novecento era ricco di acqua, ma in seguito il suo contenuto è stato dirottato verso gli acquedotti dal Dipartimento di Los Angeles per l’acqua e l’elettricità. Ora la superficie del lago viene coperta solo in parte dall’acqua con cui viene irrigato per evitare che si formino tempeste di polvere in grado di creare problemi respiratori agli abitanti.

Il lago di Aral è un lago salato di origine oceanica, situato alla frontiera tra l’Uzbekistan e il Kazakistan. Il livello delle sue acque è in calo dagli anni Sessanta, cioè

Risultati immagini per lago di bracciano prosciugato

Lago di Aral

da quando è iniziata la deviazione dei fiumi che lo alimentano per l’irrigazione agricola. Il lago d’Aral negli anni ’60 era il quarto più grande del mondo. Nel 2014 il suo bacino orientale si è totalmente prosciugato.

 

Purtroppo il problema con l’acqua non è solo legato al suo esaurimento, ma anche al deterioramento della sua qualità.

Come ci insegna il sito della Protezione civile, ci sono diversi tipi di inquinamento dell’acqua:

  • civile: deriva dagli scarichi delle città, quando l’acqua si riversa senza alcun trattamento di depurazione nei fiumi o direttamente nel mare;
  • industriale: formato da sostanze diverse che dipendono dalla produzione industriale;
  • agricolo: legato all’uso eccessivo e scorretto di fertilizzanti e pesticidi, che essendo generalmente idrosolubili, penetrano nel terreno e contaminano le falde acquifere.

Alcune sostanze chimiche presenti nell’acqua sono particolarmente pericolose per la salute dell’uomo e per la sopravvivenza di numerose specie viventi, come ad esempio alcuni metalli (cromo, mercurio) o composti quali i solventi clorurati.

Gli scarichi industriali contengono una grande quantità di inquinanti e la loro Risultati immagini per acqua inquinatacomposizione varia a secondo del tipo di processo produttivo. Il loro impatto sull’ambiente è complesso: spesso le sostanze tossiche contenute in questi scarichi rinforzano reciprocamente i propri effetti dannosi e quindi il danno complessivo risulta maggiore della somma dei singoli effetti. I fertilizzanti chimici usati in agricoltura e i liquami prodotti dagli allevamenti sono ricchi di sostanze organiche che, dilavate dalla pioggia, vanno a riversarsi nelle falde acquifere o nei corpi idrici superficiali. A queste sostanze si aggiungono spesso detriti più o meno grossi, che si depositano sul fondo dei bacini. L’inquinamento marino è principalmente di origine terrestre, in particolare è una conseguenza dell’immissione di acqua di scarico e di affluenti industriali nei fiumi, che poi portano le sostanze inquinanti al mare. Della gran quantità di plastica presente nei mari e dei suoi effetti abbiamo già parlato.

Leggiamo sul sito di Legambiente che gli indicatori per la valutazione della qualità delle acque (fissati dal decreto legislativo 152/99) ci restituiscono un quadro molto Risultati immagini per acqua inquinatapreoccupante. Lo stato di salute dei fiumi italiani è in molti casi critico: un campione su cinque ha una qualità scarsa o pessima. Un quarto delle acque sotterranee ha qualità scadente, per cause antropiche: tra i principali contaminanti troviamo i nitrati, sostanze presenti nei fertilizzanti. È ancora l’eccessivo uso di fertilizzanti la causa della frequente eutrofizzazione dei laghi: la crescita smodata della flora acquatica che stravolge l’equilibrio naturale degli specchi d’acqua. Quanto ai mari, oltre alle sostanze portate dai fiumi, l’inquinamento è dovuto prevalentemente al petrolio e ai suoi derivati, che in grandi quantità viaggiano per nave. Incidenti, scarichi, pulizia di cisterne in mare aperto portano nel Mediterraneo, ad esempio, 100-150 mila tonnellate di idrocarburi ogni anno: nel Mare nostrum è presente la quantità di catrame pelagico media più alta del mondo (38 milligrammi per metro cubo), dieci volte quella dei mari del Giappone, 50 volte quella Golfo del Messico.

In Italia 198 km di coste nel 2008 risultavano non balneabili perché inquinati (sul totale di 7.375).

Risultati immagini per divieto di balneazione

Mentre le falde acquifere sotterranee, i laghi e i fiumi si prosciugano e i ghiacciai si sciolgono, mescolando le loro acque dolci a quelle salmastre degli oceani, riducendo così le riserve potenziali di acqua potabile del Terzultimo Pianeta, il consumismo crescente e un incremento demografico della popolazione mondiale irrefrenabile, rendono sempre maggiori i consumi di acqua e il suo inquinamento.

Risultati immagini per TerraLe cause possono sembrare molteplici, ma dietro questo essiccamento della Terra c’è sempre l’inarrestabile dilagare dell’uomo e la sua moderna incapacità di trovare un’armonia con il pianeta, limitandone lo sfruttamento.

Di questo passo, molto presto un improbabile visitatore extraterrestre, giungendo sul Terzultimo Pianeta andando verso il Sole, invece della bella sfera azzurra che abbiamo imparato a conoscere grazie ai primi timidi voli spaziali, potrebbe vedere solo un arrido mondo giallastro come le sabbie del deserto.

 

SARÀ UN RONZANTE VAMPIRO A SEPPELLIRE L’UMANITÀ?

Risultati immagini per panda giganteIl 10 luglio 2017 si leggeva su La Repubblica che una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Pnas e condotta da tre biologi dell’università di Stanford ha confermato che è in corso la sesta estinzione di massa del Terzultimo Pianeta del sistema solare: la Terra!

Il numero di animali che ci circonda in poco più di un secolo, dal 1900 al 2015 si sarebbe dimezzato. Purtroppo, però, la cosa è ben più grave di una semplice riduzione del numero di animali: si tratta appunto di un’estinzione di massa, della scomparsa di intere specie animali, di una perdita di biodiversità senza precedenti. Anzi, no, la cosa è persino peggiore di così. Dicono gli studiosi di Stanford: “Focalizzarsi sulle estinzioni porta alla comune, falsa, impressione che il biota della Terra (cioè quella parte che ospita gli esseri viventi ndr), non sia immediatamente minacciato. Ma stia solo attraversando una fase di maggiore perdita della biodiversità”. Sarebbe, insomma, in crisi anche il biota della Terra, la biosfera. Sarebbe la nostra amata Gea, l’intero pianeta Terra a essere gravemente malato se non morente. Secondo i ricercatori, il calo demografico è così generalizzato da riguardare anche specie che non sono considerate a rischio. I risultati mostrano che più del 30% dei vertebrati è in declino, sia in termini di dimensioni sia di distribuzione geografica. Non solo, dei 177 mammiferi presi in considerazione, tutti hanno perso almeno il 30% delle loro aeree di residenza, mentre oltre il 40% ne ha abbandonato più dell’80%. È necessario un impegno internazionale”, puntualizza uno di loro, Ceballos. Anche perché “il cambiamento climatico sta aggravando la situazione”. E per agire “rimane una piccola finestra di tempo, che si sta chiudendo rapidamente”. Il rischio è di rimanere i soli sulla Terra.Risultati immagini per surriscaldamento globale

“Si valuta che circa 50 specie siano perdute ogni giorno, la velocità alla quale si estinguono animali e vegetali è 100 volte superiore oggi di quanto non sia mai successo nella storia dell’umanità, e la prima causa è la perdita di habitat naturali”. Lo ha dichiarato già dieci anni fa Norman Myers, uno dei grandi nomi dell’ambientalismo mondiale. 50 specie al giorno! Gli esseri umani sono una specie, i cani sono una specie, le margherite diploidi sono una specie. Le rose contano 150 specie. Le specie di alberi sono solo 60.065 (scrive Focus Junior). Secondo alcune stime, le specie sulla Terra sono circa 1,8 milioni. Tra queste, 370.000 sono piante, 4.500 mammiferi, 8.700 uccelli, 6.300 rettili, 3.000 anfibi, 23.000 pesci, 900.000 insetti e 500.000 appartengono ad altri gruppi tassonomici.

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Figura: Stima del numero di specie esistenti nei principali gruppi di organismi. L’area più chiara segnata all’interno di ogni fetta rappresenta il numero di specie che sono state formalmente descritte.

50 specie scomparse al giorno sono 18.250 all’anno, 182.500 in dieci anni. 1.825.000 in 100 anni! Ovvero, a questo ritmo, tutte le specie, animali e vegetali conosciute saranno estinte tra cento anni! Uomini compresi, ovviamente! Nel 2117 la Terra potrebbe essere un deserto disabitato peggio di Marte! È questo che vogliamo? Purtroppo, non stiamo facendo nulla per cambiare strada e il tempo passa!Risultati immagini per Marte

Inutile dire che l’effetto antropico è la causa scatenante di questo disastro: in parole povere è colpa dell’uomo. È colpa nostra! Ci stiamo suicidando in un folle “muoia Sansone con tutti i Filistei!”, dove, però, i Filistei non sono nostri nemici ma gli animali e le piante che ci permettono di vivere.

 

Eppure non tutte le specie si stanno estinguendo o riducendo di numero o indebolendo. C’è una specie, che proprio grazie all’uomo, si sta rafforzando, espandendo e proliferando. A dir il vero non è una specie sola ma una famiglia, una famiglia che ha pochi o forse nessun estimatore tra i bipedi umani. Una famiglia di insetti dell’ordine dei ditteri. Una famiglia numerosa anche come numero di specie che la compongono: 3.540 (secondo wikipedia). Si tratta nientemeno che delle culicidae.

Chi non ha provato a ucciderne una? Chi non imprecato per colpa loro? Non ricordate di aver mai visto delle culicidae o culicidi? Ne siete sicuri? Forse chiamandole zanzare, vi è più chiaro di chi si tratta!

Ci insegna il mitico, seppur fallibile, wikipedia che caratteristica generale propria dei Culicidi è la capacità del particolare apparato boccale, presente esclusivamente nelle femmine, di pungere altri animali e prelevarne i fluidi vitali, ricchi di proteine necessarie per il completamento della maturazione delle uova. La presenza di diverse specie ematofaghe, associate all’Uomo e agli animali domestici e in grado di trasmettere alla vittima microrganismi patogeni, attribuisce ai culicidi una posizione di primaria importanza sotto l’aspetto medico-sanitario. Eufemismo! Stiamo parlando di un flagello biblico!Risultati immagini per culicidi

Questa ronzante famiglia sembra esistere sin dal Mesozoico, l’epoca tra i 250 milioni e i 65 milioni di anni fa. Solo 2,3-2,4 milioni di anni fa il genere Homo si sarebbe, invece, differenziato dall’Australopithecus. Le zanzare insomma, c’erano già molto prima di noi e forse ci considerano degli intrusi. Anzi no, in realtà le zanzare ci considerano un’incredibile riserva di cibo deambulante per le loro uova e lo strumento per il loro rinnovato successo evolutivo!

Come esseri umani tendiamo a crederci in cima alla catena alimentare. Se pensiamo che qualche animale possa mangiarci pensiamo magari a squali, lupi, leoni, tigri o orsi, ma le persone che vengono uccise da questi animali sono davvero molto poche. Siamo, invece, fonte quotidiana di cibo per le oltre 3.500 specie di zanzare! Secondo CDC’s Wonder, negli Stati Uniti, tra il 2001 e il 2013, in media, le morti causate da squali  o alligatori o orsi sono state 1 all’anno per ciascuno, quelle da serpenti e lucertole velenose 6, quelle da api, vespe e calabroni 58 l’anno.

Secondo Wired, che riprende una campagna di Bill Gates, l’animale che miete più vittime nel mondo tra gli esseri umani è però, proprio la zanzara: 725.000 persone all’anno, contro 10 vittime degli squali, 10 dei lupi, 100 dei leoni, 10.000 della lumaca d’acqua dolce (in quanto portatrici della schistosomiasi). In questa classifica gli autogol sono 475.000 (uomini uccisi da altri uomini): tanti ma comunque meno delle vittime delle ronzanti culicidi!

Il problema è che le zanzare trasmettono malattie. Lo hanno sempre fatto, ma ora lo stanno facendo di più e in modo più pericoloso. E questo è, di nuovo, colpa nostra.Risultati immagini per zanzara

Tutti sanno che le zanzare sono portatrici di malaria. Secondo i dati dell’OMS (World Malaria Report), nel 2012 la stima di morti per la malaria va da un minimo di 473 mila a 789 mila esseri umani. Come se ogni anno le zanzare eliminassero una città delle dimensioni di Firenze!

Quello di nuovo che sta succedendo è che le zanzare, prima portatrici di solo di poche malattie mortali, malaria, dengue, febbri gialle ed encefaliti, ora stanno trasmettendo nuove micidiali malattie. Quando si parlava di 725.000 vittime annue nel mondo, numero pubblicizzato nel 2014 anche da Bill Gates, si faceva riferimento soprattutto alle vittime della malaria. Se a questa si aggiungeranno, e si stano aggiungendo, altre micidiali malattie, il conteggio è destinato a crescere. Tra queste ci sono la terribile zica e la chikungunya.

Un interessantissimo documentario trasmesso di recente da Sky, “Mosquito – piaga letale” spiega come la causa della diffusione delle zanzare e delle nuove malattie sia proprio l’uomo, per una serie di motivi tra cui:

  • il surriscaldamento globale crea un ambiente più adatto alle zanzare, che non solo sopravvivono più facilmente all’inverno, ma, soprattutto, per effetto delle maggiori temperature hanno accelerato in modo notevole il loro ciclo vitale, arrivando a riprodursi dopo molto meno tempo di prima;
  • la globalizzazione porta in giro per il mondo su aerei, navi, auto e treni, uova, larve
    Risultati immagini per larve di zanzara

    larve

    e zanzare adulte, facendo arrivare specie nuove in angoli di mondo prima non raggiunti e con esse nuove malattie per le quali la popolazione non è immune;

  • la diffusione della plastica favorisce il formarsi di piccole pozze di acqua stagnante in cui le larve di zanzara proliferano;
  • l’uso degli insetticidi, considerata la grande adattabilità di queste specie, ha selezionato individui più forti e resistenti;
  • la diffusione, tramite la globalizzazione, di specie allogene, ha accentuato la selezione, favorendo le specie più aggressive rispetto alle altre.

Si aggiunga, poi, che il riscaldamento invernale delle case, crea ambienti in cui gli insetti possono ulteriormente allungare il proprio ciclo vitale, superando l’inverno e diffondendosi in zone meno calde.

Di oltre 3.500 specie di zanzare quelle che trasmettono le malattie più gravi sono solo tre.

La zanzara anopheles è l’unica specie riconosciuta responsabile della trasmissione della

Risultati immagini per zanzara anopheles

Zanzara anopheles

malaria. Le zanzare culex trasportano l’encefalite, la filariosi e il virus del Nilo. Le aedes, di cui la zanzara tigre è un membro, portano la febbre gialla, la dengue, la chikungunya e l’encefalite.

Mosquito – piaga letale” spiega come solo nell’ultimo decennio siano aumentate le malattie trasmesse.

Come si legge anche su Freezanz, negli ultimi mesi del 2015 ha fatto la sua terribile apparizione il virus Zika, considerato responsabile della nascita di neonati affetti da microcefalia in alcune aree del Brasile e dell’America Centrale. Il virus Zika è conosciuto fin dalla metà del secolo scorso, ma solo dal 2013 hanno iniziato a moltiplicarsi i focolai di infezione.Risultati immagini per zanzara culex

La chikungunya è una malattia virale caratterizzata da febbre acuta trasmessa dalla zanzara tigre. La prima epidemia è stata descritta nel 1952 in Tanzania, ma nel 2007 sono stati segnalati i primi casi in Emilia Romagna.

In Italia, leggo su Catpress, la zanzara comune (Culex pipiens) è la più comune dell’emisfero boreale e fino a qualche anno fa era la “regina” incontrastata delle notti estive italiane ed europee. É attiva dal tramonto all’alba e il corpo è lungo da 5 a 7 mm. Riesce a succhiare tra 2 e 5 microlitri di sangue. La femmina ha bisogno del sangue per

Risultati immagini per zanzara aedes aegypti

zanzara aedes

produrre circa 200 uova per ogni deposizione.

La zanzara tigre (aedes albopictus) è arrivata in Europa solo negli anni Novanta e in Italia una decina di anni dopo. Originaria del sud-est asiatico, ha sfruttato i trasporti commerciali umani, riuscendo a diffondersi in tutto il pianeta: nella metà del XX secolo arrivò in Africa e nel Medio Oriente, quindi in America latina, poi negli Stati Uniti, in Oceania e infine in Europa. È inserita nell’elenco delle 100 specie aliene più dannose del mondo. L’insetto, lungo da 2 a 10 mm, è chiamato tigre per il corpo tigrato bianco e nero. A differenza della zanzara comune, questa è attiva anche durante il giorno, punge rapidamente riuscendo a fuggire velocemente. È portatrice di vari agenti patogeni e virus. Tra questi, il virus della febbre del West Nile, della febbre gialla, dell’encefalite di St. Louis, del dengue, il patogeno della dirofilariasi e chikungunya. Nella provincia di Ravenna, nell’estate del 2007, ci fu la prima epidemia europea di chikungunya, una malattia scoperta in Tanganika (l’odierna Tanzania) nel 1952. Ne furono contati 130 casi e uno di questi malati, una persona anziana, morì.

La zanzara coreana (aedes koreicus), arrivata in Italia solo nel 2011 è l’ultima “sbarcata” nel nostro Paese. Proveniente dal Sudest asiatico come la zanzara tigre, ha iniziato la colonizzazione italiana nell’area di Belluno. È molto simile alla tigre e come questa – anche se un po’ più grande e meno aggressiva – è molto attiva anche di giorno ma si adatta anche alle basse temperature dei Paesi del Nord Europa. Tra le malattie trasmesse da questo insetto ci sono l’encefalite giapponese e la filariosi del cane.

Insomma, l’attacco delle zanzare in Italia è appena cominciato. Riusciremo ad arginarlo? Al momento sembra una battaglia persa, come sembra persa quando la notte ci svegliamo al fastidioso ronzio che producono e cerchiamo di afferrarle. Che cosa avverrà quando alle tre specie portatrici di virus se ne dovessero aggiungere altre delle 3.500 esistenti?

Dire che si nutrono di sangue è un imprecisione. Come spiegato da un articolo del National Geographic, le zanzare si fanno guidare verso le loro vittime dall’anidride carbonica espirata, dalla temperatura e dagli odori del corpo e dal movimento. Soltanto le zanzare femmine possiedono le componenti della bocca necessarie per succhiare

Risultati immagini per zanzara punture

punture

sangue. Quando pungono con la loro proboscide, conficcano due tubicini nella pelle: uno per iniettare un enzima che inibisce la coagulazione del sangue, l’altro per succhiare il sangue nel corpo. Usano il sangue non come nutrimento per sé, ma come fonte proteica per le proprie uova. Per nutrirsi, sia i maschi che le femmine assimilano nettare e altri zuccheri vegetali. Sono le uova, dunque, a nutrirsi del nostro sangue, non gli adulti.

Le zanzare possono trasmettere malattie in vari modi. Nel caso della malaria, i parassiti si attaccano all’intestino di una zanzara femmina ed entrano in un ospite mentre essa si nutre. In altri casi, come in quello della febbre gialla o della dengue, un virus penetra nella zanzara mentre quest’ultima si alimenta da un essere umano infetto e si trasmette attraverso la saliva della zanzara stessa a una vittima successiva.

Risultati immagini per malaria Combatterle con gli insetticidi, come racconta anche “Mosquito – piaga letale” si è rivelato un terribile autogol che ha portato le zanzare a rafforzarsi. Le zanzare sono cibo per migliaia di animali, tra cui uccelli, pipistrelli, libellule e rane. Forse, il miglior modo per combatterle sarebbe ripristinare il numero di questi animali in modo che compensino il proliferare degli insetti. Città e campagne popolate di uccelli e pipistrelli, potrebbero salvarci da fastidiose punture e, soprattutto, da letali malattie.

Il vero problema legato al diffondersi delle zanzare, infatti, potrebbe essere che con queste si diffondano virus davvero incontrollabili, come nei peggiori incubi o nei più drammatici film apocalittici. Qualcosa del genere sta già avvenendo, ma potremmo un giorno, trovarci all’improvviso davanti a un’epidemia sconosciuta che falcidierà milioni di persone? La grande adattabilità di zanzare e virus potrebbe rivelarsi un cocktail micidiale. Un nuovo virus che trovi una nuova zanzara potrebbe portare a risultati drammatici.

In questo Terzultimo Pianeta, che stiamo svuotando di altre specie, saranno le zanzare a ereditare il mondo, dopo che avremo fatto seguito alle nostre vittime nella Sesta Estinzione Globale? Oppure saranno le zanzare a salvare il mondo dal suo più letale cancro: l’uomo! O scompariremo entrambi nel corso del prossimo secolo?

Ai posteri l’ardua sentenza? Ci perdoni Manzoni, ma no, no davvero? Tocca a noi oggi, ora, adesso, trovare una risposta, se non vogliamo che le cose vadano nel peggiore dei modi. Siamo già in ritardo.

 

PETIZIONE AD ANGELA MERKEL PER IL CLIMA

Risultati immagini per surriscaldamento globaleSe vuoi agire contro il cambiamento climatico, unisciti alla petizione per spingere Angela Merkel a isolare Trump al prossimo G20, e a concentrare gli sforzi degli altri 19 paesi verso un futuro pulito al 100%!

Spargi la voce qui.

Questa è l’email originale:

Cari amici,

Trump ha un piano per dirottare l’incontro dei 20 paesi più potenti al mondo e farne un attacco all’accordo di Parigi sul clima e a tutto il Pianeta.

E solo Angela Merkel lo può fermare.

Perché lei che ospiterà e coordinerà il G20, ha sempre avuto una posizione molto forte Risultati immagini per surriscaldamento globaleper il clima e ha il potere di isolare Trump proponendo agli altri 19 paesi un piano verso il 100% di energie pulite. Ma isolare gli Stati Uniti è una decisione senza precedenti, e solo un’enorme mobilitazione può convincerla. Firma la lettera aperta qui sotto e poi condividila — abbiamo pochi giorni per arrivare a 1 milione e pubblicarla sui principali giornali tedeschi prima del G20!

AGGIUNGO LA MIA FIRMA

Cancelliera Merkel, 

Risultati immagini per surriscaldamento globaleDobbiamo reagire ai tentativi di Donald Trump di dividere il mondo sul cambiamento climatico. 

E per questo le chiediamo di sostenere un piano verso un futuro sostenibile, con o senza gli USA. 

Nell’ospitare il G20 in Germania, le chiediamo di isolare i tentativi di Trump e spingere gli altri 19 Paesi ad un impegno verso un futuro pulito al 100%. 

La chiamano “la Cancelliera del Clima” e con il suo impegno già in passato ci ha dato la speranza di poter evitare una catastrofe climatica. Quella speranza è fondamentale. Miliardi di persone sul nostro pianeta in questo momento contano su di lei. 

AGGIUNGO LA MIA FIRMA

Il nostro movimento ha fatto davvero tutto il possibile per raggiungere lo storico accordo di Parigi. Ora dobbiamo essere pronti a difenderlo, e a salvare con esso il nostro futuro. Unisciti alla campagna e inoltra questa email a tutti. 

Con speranza e determinazione, 

Christoph, Bert, Patricia, Camille, René e tutto il team di Avaaz 

MAGGIORI INFORMAZIONI 

Il tradimento americano

Germania, Merkel attacca Trump in vista del G20: “Prevedo difficili discussioni” (Repubblica) 

Merkel esorta l’Europa ad affrontare la sfida al cambiamento climatico (La Stampa) 

Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti l’accordo sul clima di Parigi (Today) 

Così Trump sta smantellando vent’anni di lotte per il clima (Linkiesta) 

 

IL TRADIMENTO AMERICANO

La devastazione provocata dall’uomo e, soprattutto, dalla civiltà industriale sulla Terra non ha impatti solo sul clima, ma riguarda anche la deforestazione, la perdita di biodiversità, l’inquinamento dell’aria e delle acque, l’alterazione o distruzione degli ecosistemi, l’estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, l’esaurimento delle risorse naturali.

Il surriscaldamento globale è, comunque, uno dei drammi più sensibili del nostro tempo. L’ottenimento di accordi internazionali come quelli di Kyoto e di Parigi per limitarne i danni e cercare di farne regredire gli effetti ci aiutano a credere che la nostra razza non sia del tutto folle, incosciente e criminale. Ogni popolo e Paese civile e dotato di sensibilità e cultura, è ormai oggi consapevole che solo mediante una collaborazione internazionale potremo salvare questo nostro pianeta malato.Risultati immagini per accordo di Parigi

Il primo giugno 2017 il Presidente Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti d’America non parteciperanno più all’accordo sul clima di Parigi. La scusa è che gli accordi sono poco favorevoli agli Stati Uniti. Un passo indietro da parte di un Paese tanto importante su un simile tema è, oggettivamente pericoloso, allarmante come esempio per altri Paesi e del tutto vergognoso.Risultati immagini per trump

Chiudere pubblicamente gli occhi sui rischi ambientali è un autentico crimine politico. I danni che ne potranno derivare sono forse peggiori di un genocidio, sia perché le alterazioni climatiche possono renderci colpevoli anche di innumerevoli estinzioni di specie naturali che si troveranno private del loro clima abituale, sia perché i danni sulla stessa popolazione umana e sulle generazioni future sono inimmaginabili.

Che cosa prevede l’intesa di Parigi?

Secondo il sito della Commissione Europea, alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale.

L’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC.

Con l’accordo di Parigi i governi hanno concordato di:

  • mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine;
  • puntare a limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici;
  • fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo;
  • procedere successivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili;
  • riunirsi ogni cinque anni per stabilire obiettivi più ambiziosi in base alle conoscenze scientifiche;
  • riferire agli altri Stati membri e all’opinione pubblica cosa stanno facendo per raggiungere gli obiettivi fissati;
  • segnalare i progressi compiuti verso l’obiettivo a lungo termine attraverso un solido sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità;
  • rafforzare la capacità delle società di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici;
  • fornire ai paesi in via di sviluppo un sostegno internazionale continuo e più consistente all’adattamento.

 

L’accordo, inoltre, riconosce:

  • l’importanza di scongiurare, minimizzare e affrontare le perdite e i danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;
  • la necessità di cooperare e migliorare la comprensione, gli interventi e il sostegno in diversi campi, come i sistemi di allarme rapido, la preparazione alle emergenze e l’assicurazione contro i rischi:
  • il ruolo dei soggetti interessati che non sono parti dell’accordo nell’affrontare i cambiamenti climatici, comprese le città, altri enti a livello subnazionale, la società civile, il settore privato e altri ancora.

 

Essi sono invitati a:

  • intensificare i loro sforzi e sostenere le iniziative volte a ridurre le emissioni;
  • costruire resilienza e ridurre la vulnerabilità agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;
  • mantenere e promuovere la cooperazione regionale e internazionale.

Risultati immagini per inquinamento

L’UE e altri paesi sviluppati continueranno a sostenere l’azione per il clima per ridurre le emissioni e migliorare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo. Altri paesi sono invitati a fornire o a continuare a fornire tale sostegno su base volontaria.

I paesi sviluppati intendono mantenere il loro obiettivo complessivo attuale di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 e di estendere tale periodo fino al 2025. Dopo questo periodo sarà stabilito un nuovo obiettivo più consistente.

L’accordo è stato aperto alla firma per un anno il 22 aprile 2016.

Per entrare in vigore, almeno 55 paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali dovevano depositare i loro strumenti di ratifica. Il 5 ottobre l’UE ha formalmente ratificato l’accordo di Parigi, consentendo in tal modo la sua entrata in vigore il 4 novembre 2016. Gli Stati Uniti nel 2016 rappresentavano da soli il 15% del pianeta. Con la Cina rappresentano il 45%. La loro uscita mette seriamente in crisi l’accordo e rende l’impegno cinese centrale, con evidenti ripercussioni.

 

La scelta di abbandono degli USA è dettata da considerazioni di tipo economico e da interessi specifici del Paese, dimostrando un forte miopia e un autolesionistico egoismo politico. La giustificazione di Trump è che “l’accordo negoziato da Obama impone target non realistici per gli Stati Uniti nella riduzione delle emissioni, lasciando invece a paesi quali la Cina un lasciapassare per anni”. Trump uscendo dall’accordo non ha certo fatto un colpo di mano, ma ha semplicemente mantenuto una promessa elettorale. Per un ritiro totale dall’accordo parigino, però, ci vorranno quattro anni e quindi la decisione finale sarà presa dal popolo americano in occasione delle elezioni del 2020 e rimane la speranza che l’elettorato americano nel frattempo riacquisti coscienza delle proprie responsabilità.

L’America, però, votando Trump già sapeva che questa sarebbe stata la sua posizione sul clima. Il tradimento degli accordi per la salvaguardia del pianeta e del nostro futuro è, dunque, un tradimento americano, confrontabile con il recente tradimento degli ideali di pacificazione e di unità europea realizzato con la Brexit dalla Gran Bretagna. Rimane sempre la speranza che questi popoli si ravvedano e riportino i rispettivi Paesi sulla giusta rotta, ma oggi si può quasi dire che il mondo ha smesso di parlare inglese. Con la Brexit e l’uscita dagli accordi di Parigi la guida morale e culturale anglosassone è finita. Il secolo americano si è concluso. L’innamoramento del mondo, dell’Europa e dell’Italia verso la comunità anglosassone ha subito un duro colpo. L’America, che negli ultimi decenni aveva guidato gran parte del mondo tenendo alte le bandiere della Libertà e della Democrazia, si è oggi dimostrata incapace di reggere le più moderne bandiere della Solidarietà e della Difesa dell’Ambiente. L’Europa e il mondo traditi devono procedere senza più l’antico amante e trovare una nuova strada. Questo non vuol dire cercare un nuovo Paese guida, ma costruire finalmente una comunità internazionale europea e non solo che sia multietnica e multilinguistica e non più anglocentrica. A onore degli Americani, va detto che molte città e molti stati USA hanno subito dichiarato che nonostante la posizione del Presidente, andranno avanti con gli obblighi dell’accordo di Parigi. Persino la Gran Bretagna della May in fuga dall’Europa ha dichiarato che non rinuncerà ai propri impegni. Abbiamo, dunque, ancora una speranza che l’antico amore verso i Paesi anglosassoni possa salvarsi nonostante la Brexit e la nuova follia dell’America First.

La fuga di Trump, comunque, non basta in sé a far saltare l’accordo di Parigi. La Cina, che proprio l’America di Obama aveva convinto ad aderire, ha assicurato che proseguirà con l’Europa sugli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, assumendo inaspettatamente una nuova levatura morale. L’Unione Europea e la Russia hanno confermato il loro impegno. Senza il secondo Paese più inquinante del mondo, raggiungere gli obiettivi, però, sarà assai più arduo e altri Paesi potrebbero essere indotti a seguire l’egoistico esempio americano.

Risultati immagini per inquinamento

Secondo wikipedia, il surriscaldamento climatico (per favore, non chiamiamolo più “global warning) è il mutamento del clima terrestre sviluppatosi nel corso del XX secolo e tuttora in corso. Tale mutamento è attribuito in larga misura alle emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra e ad altri fattori comunque dovuti all’attività umana.

Nel corso della storia della Terra si sono registrate diverse variazioni del clima che hanno condotto il pianeta ad attraversare diverse ere glaciali alternate a periodi più caldi detti ere interglaciali. Queste variazioni sono riconducibili principalmente a mutamenti periodici dell’assetto orbitale del nostro pianeta, con perturbazioni dovute all’andamento periodico dell’attività solare e alle eruzioni vulcaniche (per emissione di CO2 e di polveri).

 

Sempre secondo wikipedia, per riscaldamento globale s’intende invece un fenomeno di incremento delle temperature medie della superficie della Terra non riconducibile a cause naturali e riscontrato a partire dall’inizio del XX secolo. Secondo il quarto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del 2007 la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di 0.74 ± 0.18 °C durante il XX secolo. La maggior parte degli incrementi di temperatura sono stati osservati a partire dalla metà del XX secolo con la distribuzione del riscaldamento climatico che non è uniforme su tutto il globo, ma presenta un picco massimo nell’emisfero settentrionale a partire dalle medie e alte latitudini fino al polo nord, più accentuato sulla terraferma che sui mari e oceani  e un livello minore nell’emisfero sud, circondato dagli oceani, con la zona del polo sud con una tendenza opposta al raffreddamento. Sembrerebbe cioè esserci, anche a livello geografico, una correlazione stretta tra le zone più inquinanti del pianeta e gli incrementi di temperatura. Sarebbero, quindi, proprio i Paesi più industrializzati a generare l’innalzamento e a subirne le più immediate conseguenze.

Questo incremento medio globale sarebbe attribuibile all’aumento della concentrazione atmosferica dei gas serra, in particolare dell’anidride carbonica, dunque una conseguenza dell’attività umana, in particolare della generazione di energia per mezzo di combustibili fossili e della deforestazione, che genera a sua volta un incremento dell’effetto serra. L’oscuramento globale, causato dall’incremento della concentrazione in atmosfera di aerosol, blocca i raggi del sole, per cui, in parte, potrebbe mitigare gli effetti del riscaldamento globale. I report dell’IPCC suggeriscono che durante il XXI secolo la temperatura media della Terra potrà aumentare ulteriormente rispetto ai valori attuali, da 1,1 a 6,4 °C in più, a seconda del modello climatico utilizzato e dello scenario di emissione. E questo che l’accordo di Parigi cerca di impedire.

 

La temperatura media superficiale della terra al 2015

L’aumento delle temperature sta causando importanti perdite di ghiaccio e l’aumento del livello del mare. Sono visibili anche conseguenze sulle strutture e intensità delle precipitazioni, con conseguenti modifiche nella posizione e nelle dimensioni dei deserti subtropicali. La maggioranza dei modelli previsionali prevede che il riscaldamento sarà maggiore nella zona artica e comporterà una riduzione dei ghiacciai, del permafrost e dei mari ghiacciati, con possibili modifiche alla rete biologica e all’agricoltura. Il riscaldamento climatico avrà effetti diversi da regione a regione e le sue influenze a livello locale sono molto difficili da prevedere. Come risultato dell’incremento in atmosfera del diossido di carbonio gli oceani potrebbero diventare più acidi.

 

2016: Estensione dei ghiacci artici rispetto al 1981

 

 

2016: Livello medio del mare, dati satellitari

Sempre secondo wikipedia, la comunità scientifica è sostanzialmente concorde nel ritenere che la causa del riscaldamento globale sia di origine antropica.

Dal 2014 la Cina ha superato gli Stati Uniti d’America come maggior Paese inquinante della Terra. Nel 2016 Pechino è, infatti, responsabile del 28,21% delle emissioni di gas serra. Gli USA sono colpevoli per il 15,99%. La Cina, però, è ancora indietro nel suo processo di sviluppo economico e parrebbe giusto chiedere a chi ha già elevati PIL pro capite ed elevati tenori di vita come gli americani, uno sforzo maggiore che quello richiesto a un Paese ancora in crescita. È questo che l’America di Trump non vuole accettare.

Mettendo le emissioni in rapporto con le popolazioni dei singoli Paesi, gli Stati occidentali e quelli del Golfo Persico risultano in cima alla lista dei maggiori produttori di emissioni di gas serra. Ogni abitante di Australia, Canada e Stati Uniti produce oltre 20 tonnellate di gas nocivi ogni anno, più del doppio rispetto ai cinesi.

Al terzo posto della classifica dei Paesi inquinanti nel 2016 troviamo l’India con il 6,24% e al quarto la Russia con il 4,53%. Seguono il Giappone con il 3,67% e la Germania con il 2,23%. La Corea pesa poi 1,75% e l’Iran l’1,72%. Se consideriamo l’Europa a 27 più la Gran Bretagna, l’UE sarebbe al terzo posto con il 9%.

Appare evidente quanto sia rilevante un apporto americano all’iniziativa.

Come dimostra il recente sorpasso cinese, la situazione è in continua evoluzione e i Paesi occidentali in passato hanno contribuito in modo assai più significativo. Se si calcolano i dati a partire dall’inizio della Rivoluzione industriale del XVIII secolo, secondo Rai News, gli Stati Uniti sono i principali produttori di gas serra nei settori industriale ed energetico, con il 28% del totale. Seguono la Cina al 9,9%, la Russia al 6,9%, il Regno Unito al 5,9% e la Germania al 5,6%.

Nel 1751, il primo anno in cui sono disponibili dati, sono state prodotte circa 11 milioni di tonnellate di biossido di carbonio in tutto il mondo. Negli anni ’60, il livello di CO2 era 1.000 volte superiore e nel 2015 sono state emesse a livello globale circa 36,2 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio.

Secondo il rapporto IPCC (“Intergovernmental Panel on Climate Change”) “le emissioni pro capite nei Paesi altamente industrializzati restano in media cinque volte più alte che negli Stati meno ricchi”.

Secondo il sito di RAI News, la produzione di energia è la principale causa di emissioni di gas serra, circa un terzo del totale. Fra i combustibili fossili, a generare la maggiore quantità di inquinanti è il carbone, seguito dal petrolio e dal gas naturale.

L’agricoltura, la selvicoltura e altri tipi di sfruttamento del terreno rappresentano il 24% delle emissioni totali. Altri settori molto inquinanti sono i trasporti, che producono il 13% dei gas serra mondiali, e l’edilizia, con il 7%.

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Mario Sanchez Nevado

Secondo il V Rapporto dell’IPCC, AR5, “È estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20° secolo”. I cambiamenti osservati mostrano che il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, e che dal 1950 molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti nei millenni trascorsi. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, le quantità di neve e ghiaccio sono diminuite, il livello del mare è aumentato e le concentrazioni di gas serra sono aumentate. Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato nell’ordine il più caldo sulla superficie della Terra rispetto a qualsiasi decennio precedente a partire dal  1850.

Nell’emisfero settentrionale il periodo 1983-2012 è stato probabilmente il trentennio più caldo degli ultimi 1400 anni.Risultati immagini per accordo di Parigi

Secondo il Comitato Scientifico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, le emissioni pro capite cinesi sono ora circa alla pari con quelle dell’UE a circa 7 tC/py. Nel 2012, le emissioni di CO2 degli Stati Uniti sono diminuite del 4% e sono scese di oltre il 12% dal 2005. Le emissioni pro capite americane sono tuttavia molto superiori, pari a 16.4 tC/py, il peggior valore del pianeta.

In Cina le emissioni di pro capite sono pari a quelle europee, e quasi la metà degli Stati Uniti, le sue efficienza energetica è invece circa  la metà degli Stati Uniti e dell’Europa, ed è pari a quella della Federazione russa. Il grande pacchetto di stimolo economico della Cina, finalizzato ad evitare un rallentamento della crescita economica durante la crisi globale, è all’esaurimento.

 

2016: Concentrazione della CO2 in atmosfera

Che cosa occorre fare? Innanzitutto, serve un grande sforzo collettivo della comunità internazionale per far capire al governo e al popolo americano le conseguenze della loro decisione di abbandono e invitarli a mantenere responsabilmente gli impegni presi. Poi, si dovrà ricercare una sempre maggior presa di coscienza in tutto il mondo delle esigenze di salvaguardia ambientale del pianeta, che come detto all’inizio non possono limitarsi alla difesa delle temperature e del clima, ma che devono considerare questo come un punto minimale di partenza per l’impegno comune di tutti i popoli e di tutte le nazioni di questo piccolo pianeta errante nella vastità dell’universo che è la nostra sola casa e dal quale non siamo in alcun modo in grado di fuggire o vivere senza.

Dobbiamo dire basta a tutti gli egoismi, alle America First e a tutte le forme di nazionalismo autoreferenziale. Al primo posto non deve essere mai un singolo Paese, ma l’intero mondo, il terzultimo pianeta viaggiando verso il Sole.

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