LA DIFFICOLTÁ DI UNA SPESA ECOSOSTENIBILE

Risultati immagini per inquinamento plasticaIn questo nostro mondo alla deriva, in cui le specie viventi si estinguono a vista d’occhio, l’inquinamento di acqua e aria continuano ad aumentare, il surriscaldamento globale sta portando all’innalzamento dei mari con la scomparsa delle principali città del mondo e miliardi di profughi climatici in arrivo, con la plastica che si diffonde come un cancro inarrestabile, vorremmo poter fare qualcosa per questo nostro pianeta, qualcosa anche nel nostro piccolo, nella nostra vita quotidiana, nelle nostre città.

Se all’origine di tutti questi problemi c’è una società basata sul consumismo, cui aderiscono sempre più persone, con una popolazione globale in costante crescita oltre ogni limite di sostenibilità ambientale, allora sembrerebbe che la prima cosa da fare sia agire sui nostri comportamenti da consumatori.

Mi chiedo cosa possiamo fare per ridurre il più possibile l’impatto negativo della nostra vita di consumatori.

Potremmo, per esempio, cercare di ridurre i consumi superflui e cercare di orientare quelli necessari verso beni a minor impatto ambientale.

Pensiamo allora a come facciamo la spesa.Risultati immagini per banco frutta supermercato

Da anni ormai i supermercati e i centri commerciali stanno avendo la meglio sulla piccola distribuzione. Sarebbe probabilmente illusorio cercare di spostare gli acquisti sul sistema dei piccoli negozi e questo probabilmente non aiuterebbe a migliorare la situazione, perché per i piccoli operatori sarebbe più difficile riconvertirsi verso un’economia ecosostenibile.

Pensiamo allora cosa fare quando entriamo in un supermercato.

Da tempo ormai ogni consumatore avveduto evita di usare buste di plastica non biodegradabili e si porta da casa sporte riutilizzabili, anche se magari in plastica esse stesse, e ogni supermercato offre buste biodegradabili.

Sulla reale capacità di queste buste di plastica di autodistruggersi, c’è qualche dubbio (mentre è evidente quanto meno resistenti siano di quelle di una volta).

Come si legge sul sito di Idee Green, «Con il termine “plastica biodegradabile” o “bioplastica” si fa riferimento a un tipo di plastica prodotta a partire da materia organica oppure a base di poliesteri sintetici caratterizzati da biodegradabilità. Alcuni esempi di plastica biodegradabile sono quelle a base di amido di mais, grano, tapioca, patate, fecola di patate o scarti vegetali come bucce di patate. Il panorama della plastica biodegradabile ospita anche materiali a base di cellulosa, polidrossialcanoati e altri poli acidi».

«Secondo uno studio pubblicato dalla Federal Environment Agency tedesca, la plastica biodegradabile non offre alcun vantaggio ambientale rispetto alla plastica tradizionale. Il motivo? Secondo la ricerca tedesca la plastica, anche se biodegradabile, non finisce nei sistemi adeguati di compostaggio ma viene smaltita in discarica e tenuta in luoghi asciutti,  che in realtà inibiscono la biodegradazione.

Nel libro intitolato “Rubbish!: The Archaeology of Garbage” (Immondizia!: L’archeologia della spazzatura), l’autore William Rathje spiega che se la bioplastica dovesse degradarsi in discarica la situazione sarebbe ancora peggio: la bioplastica, nel degradarsi, rilascia anidride carbonica e metano, in più può causare inquinamento del suolo e delle acque piovane.

Altri dubbi sorgono sui processi produttivi legati alla plastica biodegradabile, per dirne qualcuno: la materia prima di origine vegetale (patate, grano, mais…) è coltivata mediante agricoltura convenzionale, pertanto le colture vengono abbondantemente fertilizzate o addirittura sono state prodotte con semi geneticamente modificati.»

Dunque, meglio portarsi da casa buste riutilizzabili, magari di cartone o stoffa.

Ci si limita però spesso a pensare solo alle buste con cui portiamo via i nostri acquisti, ma quale prodotto non è confezionato con della plastica? Frutta, verdura, carne e pesce freschi sono in contenitori di plastica o polistirolo con pellicole di plastica. I prodotti surgelati presentati in scatole di cartone, spesso all’interno hanno confezioni in plastica.

Dovremmo, allora cercare di evitare i prodotti già confezionati.

I supermercati offrono prodotti sfusi che possono essere acquistati in appositi banchi o prelevati dagli scaffali. Per pesarli e portarli via vanno però inseriti in appositi sacchetti, auspicabilmente di plastica biodegradabile. Forse così la quantità di plastica è minore, ma il problema persiste.Risultati immagini per plastica supermercato

Per ora stiamo solo parlando della confezione dei prodotti. Dovremmo anche interrogarci su come siano prodotti e da dove vengano. Che genere di fabbriche li producono, con quali consumi di CO2? Quanto distanti? Quanti chilometri percorrono, consumando combustibile, per arrivare al supermercato? Che prodotti vengono usati per produrli? Che tipo di mangime usano per la produzione di carne? Che tipo di pesticidi per le piante? Che impatto hanno in termini di deforestazione o perdita di biodiversità? E via dicendo.

Sarebbe, insomma, tempo, che gli stessi supermercati provvedano a fare un’analisi dei prodotti venduti e ne diano chiara evidenza ai propri clienti, in modo che possano scegliere consapevolmente, evitando di offrire quelli a più alto impatto ambientale.

Quanto alle confezioni, potrebbe essere utile avere la possibilità di sceglierli sfusi, pesarli e pagarli immediatamente, mettendoli poi in contenitori portati da casa.

Insomma, quando compro delle mele, le peso, mi appare il prezzo, lo pago, magari con Risultati immagini per casse automatiche supermercatoveloce passaggio della carta di credito, le metto nella mia sporta, mentre sul lettore ottico conservo traccia dell’acquisto e del pagamento per eventuali controlli.

Occorre qualche cambiamento nel lay-out dei negozi e qualche apparecchio in più, ma si libererebbero le casse, che diverrebbero inutili con conseguente risparmio per il supermercato.

Ebbene, forse non lo sapete, ma supermercati senza plastica in Italia già esistono.

Se ne parla su Lifegate. Sono gli Eco Point di Crai e gli Auchan Self Discount. A questi si aggiungono piccole catene come Negozio Leggero, il franchising di Ari Ecoidee e vari piccoli punti vendita. Non parliamo propriamente di Grande Distribuzione, ma qualcosa si sta muovendo.

Non basta certo questo per salvare il mondo, ma potrebbe essere un contributo per rallentarne il degrado.FOTO-1