AL FUOCO!

In questi giorni di gran caldo si parla in rete con una notevole intensità dei grandi incendi della Siberia e dell’Amazzonia e del notevole scioglimento di ghiacci in corso. Due fenomeni legati al surriscaldamento globale che ormai solo pochi osano negare.

Vorrei cercare ora di capire un po’ meglio il tema degli incendi e per farlo ho pensato di scrivere questo articolo in modo da condividere quanto sto apprendendo.

 

Partiamo dall’attualità.

Scrive GreenMe che secondo i dati diffusi dal National Institute for Space Research (Inpe) brasiliano, in questo 2019 gli incendi nella foresta pluviale sono stati più di 74.000, l’83% in più rispetto a quelli registrati nel 2018. La cifra riportata da Greenpeace è, in realtà, ancora più allarmante: arriva al 145%.

Solo nel mese di luglio 2019 sono stati distrutti 2.253 chilometri quadrati di vegetazione.

Secondo l’Inpe un numero così elevato di roghi non è in linea con le medie normalmente registrate e l’aumento degli incendi non dipende dal clima. Il caldo e la siccità favoriscono la diffusione degli incendi ma i fuochi sono appiccati dall’uomo, deliberatamente o per caso. Peraltro, Lorenzo Ciccarese dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) su Il Bo Live dell’Università di Padova afferma «Molti di questi incendi sono il frutto di ondate di calore, prolungate e intense, e una siccità senza precedenti in molte parti del mondo».Risultati immagini per incendio amazzonia

Diversi studi dimostrano che la stagione degli incendi si è allungata di 35-40 giorni, addirittura di 80 in California: comincia prima e si conclude dopo. Il clima stesso, dunque, agisce da catalizzatore per gli incendi, portando a un innalzamento delle temperature che a loro volta accrescono la probabilità di incendi.

Cambiano le condizioni meteo-climatiche e l’intensità degli attacchi degli insetti, che rendono le piante più vulnerabili. Rami secchi e piante morte sono materiale comburente che favorisce il rischio di incendi.

Se a questo aggiungiamo gli incendi colposi o, peggio, dolosi, la situazione diventa drammatica, ma non dipende solo l’azione diretta di contadini e pastori che con gli incendi cercano di creare aree libere per la coltivazione e l’allevamento. Peraltro, il fatto che degli esseri umani provochino incendi di simili proporzioni è quanto mai grave e meriterebbe la previsione di pene quanto mai severe per i colpevoli di atti dolosi e ci vorrebbe una politica formativa per evitare il rischio di atti colposi. Il problema, però, purtroppo, è assai più grave: sembra che il surriscaldamento globale abbia un peso determinante nello sviluppo di questi incendi.

Anche se fossero spontanei, quel che pare veramente preoccupante sono i loro effetti: deforestazione e immissione di anidride carbonica nell’atmosfera per effetto della combustione. Tutti e due questi eventi portano a un peggioramento del surriscaldamento globale e, conseguentemente, rendono anche più facili ulteriori incendi.

Invece, il governo brasiliano, guidato dal presidente Bolsonaro, anziché intervenire a protezione della foresta incoraggia ad abbattere gli alberi, così da poter utilizzare la terra per attività produttive. È comprensibile la volontà di questo governo di voler favorire lo sviluppo economico del proprio Paese, ma non è ammissibile che questo avvenga a discapito del polmone del pianeta, la foresta amazzonica. Non possiamo che augurarci che al G7 di Biarritz venga presa una seria posizione per fermare una simile politica.Risultati immagini per incendio amazzonia

La deforestazione dell’Amazzonia in Brasile (#prayforamazonia) ha raggiunto dimensioni pari a tre campi da calcio al minuto e si avvicina velocemente al punto di non ritorno, oltre il quale i danni saranno irreparabili, avverte GreenMe.

L’Amazonia produce il 20% dell’ossigeno del nostro pianeta e assorbe annualmente oltre 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Distruggerla significa far soffocare la Terra. Gli incendi sono una fonte significativa dei gas e dell’areosol atmosferico: le aree che di recente hanno visto un aumento della frequenza dei roghi di conseguenza hanno poi registrato anche maggior CO2 nell’aria.

È tempo che i cittadini del mondo chiamino i politici a una presa di coscienza e a interventi seri a salvaguardia dell’ambiente. Non dovrebbero essere votati, oggi, partiti che non pongono al primo posto nelle loro agende l’ambiente. La situazione sta precipitando su tutti i versanti (deforestazione, incendi, surriscaldamento, scioglimento di ghiacci, inquinamento dell’acqua e dell’aria, depauperamento del suolo, drammatica perdita di biodiversità…).

La foresta pluviale più grande del mondo costituisce l’habitat naturale per tre milioni di specie, animali e vegetali (si legge persino su Vanity Fair). Questi incendi contribuiscono anche alla perdita di biodiversità, favorendo nuove estinzioni.

Qualcuno osa sostenere che il surriscaldamento sia solo una bufala politico-mediatica. La National Oceanic and Atmospher Administration (NOAA) ha comunicato a metà agosto 2019 che il precedente luglio è stato il luglio più caldo mai registrato da quando sono in uso gli strumenti per la misurazione del clima. Nella lista dei cinque mesi di luglio più caldi, appaiono quelli degli ultimi cinque anni.

Come ha spiegato a maggio 2019 un approfondimento del World Economic Forum, il riscaldamento globale sta rendendo più diffuse e facili le condizioni che permettono alle fiamme di divampare in grandi aree geografiche. Un po’ quello che succede anche con gli uragani.

Un pianeta sempre più caldo avrà periodi di siccità sempre più lunghi, su aree sempre più vaste. Questo significa che il suolo e le piante, private dell’acqua, saranno più predisposte a prendere fuoco.

 

Il fuoco non è solo un problema di Bolsonaro e del suo Brasile.

Solo ad agosto, in Siberia, sono andati a fuoco oltre 5 milioni di ettari di foreste, una superficie che equivale a poco meno di tutto il patrimonio forestale italiano: è un dato senza precedenti, in Russia. Una nuvola di fumo di oltre 5 milioni di chilometri quadrati, grande quindi come metà dell’Europa o metà degli Stati Uniti d’America, ha coperto il Paese e ha attraversato l’Oceano Pacifico.Risultati immagini per incendio Siberia

La Siberia sta andando a fuoco mandando tonnellate di gas serra nell’atmosfera (e continua). La CO2 emessa in atmosfera ha raggiunto le 166 milioni di tonnellate, un valore pari all’emissione annuale di tutte le 36 milioni di auto presenti in Italia. Ma non finisce qui, perché all’emissione diretta va aggiunta anche quella indiretta dovuta al fatto che i milioni di alberi bruciati non potranno più assorbire anidride carbonica e rimpiazzarla con ossigeno. Una volta che le ceneri si depositeranno sui ghiacci artici, inoltre, diminuiranno la loro albedo facilitando così la loro fusione. E sotto quei ghiacci c’è altro carbonio pronto a diventare anidride carbonica e metano (Fonte Friday for future).

In Alaska si sono susseguiti incendi di dimensioni particolarmente estese, e in Groenlandia le fiamme sono arrivate a minacciare un centro abitato. Il gravissimo incendio nelle Isole Canarie ha costretto all’evacuazione 8 mila persone.

Tutti noi oggi siamo nei confronti dell’ambiente come i tedeschi che ignoravano lo sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, ma siamo molto più colpevoli di loro, che potevano solo sospettare il genocidio in atto, mentre il suicidio del genere umano e la distruzione della Terra sono evidenti e le prove sono sotto gli occhi di tutti.Risultati immagini per incendio Siberia

Davvero gli incendi stanno aumentando?

Non è semplice monitorare il fenomeno. Se ne occupano alcune organizzazioni. I ricercatori si concentrano su una serie di parametri diversi, che vanno dalla superficie bruciata alle emissioni prodotte.

Con le immagini satellitari è stato possibile effettuare una mappatura dal 2003 al 2016.

Il Global Forest Watch Fires (Gfwf) del World Resources Institute (un’organizzazione di ricerca che opera in oltre 60 Paesi al mondo) ha elaborato da inizio anno i dati provenienti dai satelliti della Nasa (combinandoli con altri indicatori), per quantificare il numero di incendi registrati sul pianeta in tempo reale (fonte AGI).

Da inizio anno a oggi, secondo il Gfwf, le osservazioni registrate dal Moderate-resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS), consultabili anche dal sito della Nasa) avrebbero rilevato oltre 2 milioni e 910 mila “allerte incendio”. Nello stesso periodo del 2018, erano stati quasi 100 mila in meno; nel 2017, circa 200 mila in meno.

Di recente, sembra dunque esserci stato un leggero aumento, anche se che nel 2016 e nel 2015 questo dato era stato più alto, aggirandosi intorno ai 3 milioni di allerte incendio in tutto il mondo. È vero però che alcune anomalie si stanno registrando in alcune regioni come l’artico e, appunto, il Brasile.

A proposito dell’artico, “Soltanto a giugno 2019, i roghi in questa porzione geografica hanno emesso nell’atmosfera 50 milioni di tonnellate di diossido di carbonio, l’equivalente di quelle prodotte in un anno dalla Svezia”, si legge sul sito ufficiale di Copernicus.

È vero che in Brasile quest’anno si sta registrando un numero di incendi record almeno rispetto agli ultimi 7 anni (come mostrano i dati Inpe), ma è anche vero che l’area dell’Amazzonia è più ampia di quella contenuta dai confini brasiliani.

Uno studio del 2013 suggerisce che anche la quantità d’incendi nelle regioni boreali sia anomala rispetto agli ultimi diecimila anni.

Gli incendi sono cominciati a giugno, scatenati da un’estate precoce estremamente calda e secca. È stato il giugno più caldo mai registrato su scala mondiale, secondo l’Amministrazione oceanografica e atmosferica degli Stati Uniti.

L’aumento delle temperature a causa del riscaldamento globale non è equamente ripartito, e l’Artide si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto al resto del pianeta. Nelle regioni andate a fuoco, le temperature sono state anche tra gli 8 e i 10 gradi più calde rispetto alle medie registrate tra 1981 e 2010. Questo ha seccato il paesaggio, producendo stoppe che hanno portato agli incendi naturali delle foreste, probabilmente scatenati dai fulmini.

 

È quel che accade sottoterra a spaventare di più ambientalisti e scienziati del clima.

Molti degli incendi siberiani e dell’Alaska stanno bruciando terreni di torba ricchi di carbone, che normalmente dovrebbero essere impregnati d’acqua. Gli incendi di torba producono molto più biossido di carbonio e metano perché causano la combustione del carbone che è rimasto imprigionato nel terreno per centinaia o migliaia di anni. Quando il terreno brucia, scompaiono importanti assorbitori di carbonio, che non può essere sostituito in un lasso di tempo utile.

 

Questo tuttavia mette in moto cicli di retroazione che non vengono presi in considerazione nelle proiezioni climatiche del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici. I ricercatori del clima citano la possibilità che il riscaldamento globale causi il disgelo del permafrost artico, rilasciando così grandi quantità di gas serra immagazzinate.

Ma se gli incendi nelle regioni diventeranno più comuni, la cosa potrebbe avere anche conseguenze più gravi.

Le emissioni provenienti dagli incendi di quest’anno rendono più probabile che si ripresentino condizioni propizie a nuovi incendi di torba nelle prossime estati, il che produrrà ulteriori emissioni, creando un circolo vizioso.

Gli incendi producono inoltre una sottile fuliggine nera, nota come carbonio nero, che, se trasportata nell’oceano Artico da venti favorevoli, ne anneriranno la superficie, facilitando così l’assorbimento di luce solare e ghiaccio fuso da parte di quest’ultima. Questo diminuisce la riflettività di tutta la regione (l’acqua blu assorbe più energia solare rispetto al ghiaccio bianco) e rende ancora più preoccupante la situazione dell’Artide.

L’unico modo di ostacolare questi incendi è ridurre il ritmo del riscaldamento globale, aumentando gli sforzi per tagliare le emissioni di gas serra.

 

Ricapitolando (si chiede AGI – Fact Checking) dalle notizie di questi giorni è possibile dire che gli incendi nel mondo stanno aumentando rispetto al passato?

Sostanzialmente sì: alcune aree come l’Artico e l’intero Brasile stanno vivendo delle situazioni più critiche rispetto agli anni scorsi. L’evidenza scientifica continua a rilevare – e prevedere – peggioramenti a causa del riscaldamento globale: molto probabilmente, in un futuro prossimo, l’aumento generale delle temperature medie renderà normali situazioni “anomale” come gli incendi nell’Artico e in Siberia.

 

Perché la situazione è gravissima e pericolosa?

Perché gli incendi favoriti dal surriscaldamento globale contribuiscono in più modi ad aumentarlo ulteriormente creando una spirale viziosa alla quale forse è già troppo tardi per porre rimedio.

 

Firenze, 23/08/2019

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