COSA PUÒ FARE LA NOSTRA CITTÀ PER IL PIANETA?

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, mantenendo i trend attuali, la temperatura media globale aumenterà di 1,5 °C entro il 2040. Ci resterebbero 12 anni per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica. Il nostro mondo sta diventando sempre meno abitabile e le specie animali e vegetali si estinguono a ritmi che definire preoccupanti è davvero ottimistico.

Ci sono molte cose che possono e devono fare i governi, accordandosi in sedi Risultati immagini per soleinternazionali. Ci sono tante piccole cose che possiamo fare tutti noi, come singoli abitanti del mondo. Ci sono poi alcune cose che possono fare alcune comunità locali.

Ci sono cose che le singole città possono e devono fare per dare un contributo nel tentativo di salvare il nostro ecosistema e l’umanità dalla rovina incombente.

Che cosa potrebbe fare, dunque, una città?

Le competenze e le risorse delle amministrazioni comunali sono ridotte, ma si può decidere di orientarsi in una direzione o in un’altra.

Per rendere le città ecocompatibili il percorso sembrerebbe lungo e difficoltoso, ma questo non ci deve né fermare, né scoraggiare.

Per capire che cosa fare, credo sia utile ricapitolare in breve quali siano i problemi ambientali che oggi il nostro pianeta si trova a fronteggiare:

  1. Surriscaldamento globale;
  2. Perdita di biodiversità;
  3. Inquinamento dell’aria;Risultati immagini per deforestazione
  4. Inquinamento dell’acqua;
  5. Deforestazione;
  6. Diffusione della plastica nell’ambiente;
  7. Incidenti e altri danni provocati dalle automobili;
  8. Tensioni demografiche;
  9. Scarsa qualità del cibo (per esempio quella dovuta alle tecniche degli allevamenti intensivi);
  10. Esaurimento delle risorse (carburanti, terre coltivabili, acqua…);
  11. Spazi urbani poco fruibili.

Magari qualcuno potrà dire: ma che cosa c’entro io o cosa c’entra la mia città con questi problemi?

Sono problemi di tutti e, ciascuno, secondo le sue capacità, deve e può contribuire a ricercare e ottenere una soluzione prima che sia troppo tardi.

Molti di questi temi sono collegati e spesso sono uno causa dell’altro, ma vediamoli un po’ per volta.

Surriscaldamento globale

Il clima è soggetto, da prima dell’apparizione dell’uomo, a oscillazioni nel corso del tempo. Questo non ci deve deresponsabilizzare, perché questa in corso è una variazione di temperatura che ha cause soprattutto antropiche, ovvero è colpa nostra, della nostra specie di homo davvero poco sapiens. Forse le altre razze di homo che abbiamo sterminato non avrebbero fatto meglio di noi, ma questo non conta.

In che modo favoriamo il surriscaldamento?

L’incremento medio globale della temperatura (le oscillazioni locali non sono rilevanti) sarebbe attribuibile all’aumento della concentrazione atmosferica dei gas serra, in particolare dell’anidride carbonica, dunque una conseguenza dell’attività umana, in particolare della generazione di energia per mezzo di combustibili fossili e della deforestazione, che genera a sua volta un incremento dell’effetto serra. L’oscuramento globale, causato dall’incremento della concentrazione in atmosfera di aerosol, blocca i raggi del sole, per cui, in parte, potrebbe mitigare gli effetti del riscaldamento globale.

Ogni anno, miliardi di tonnellate cubiche di anidride carbonica (CO2) che rilasciamo nell’atmosfera incrementano la minaccia del cambiamento climatico. Forse un giorno riusciremo ridurre il CO2 in molecole corte come il monossido di carbonio e metano, che possono poi combinare per formare combustibili idrocarburici più complessi come il butano. Per ora dobbiamo affrontare altre strade.

Che cosa occorre fare? Ridurre l’anidrite carbonica sia aumentando la vegetazione, che la assorbe, sia eliminando (non è più tempo di limitarsi a “ridurre”) i consumi di carburanti fossili. Le piante mediante il processo di fotosintesi assorbono anidride carbonica.

Le città possono dunque:

  1. ampliare le zone pedonalizzate e quelle ad accesso limitato;
  2. incrementare le aree per la ricarica delle vetture elettriche;
  3. aumentare i mezzi di trasporto pubblici, soprattutto se alimentati da fonti rinnovabili;
  4. creare parcheggi scambiatori ai confini della città per ridurre l’accesso di automobili private;
  5. scoraggiare l’uso delle automobili, anche con un più stringente rispetto del codice della strada e una serrata applicazione delle multe previste;
  6. aumentare la vegetazione dei parchi esistenti (piantando più alberi);
  7. creare nuove aree verdi;
  8. aumentare il numero degli alberi nei viali cittadini;
  9. favorire uno sviluppo di una diversa cultura ambientale;
  10. favorire la coibentazione degli edifici (incentivare cappotti termici, infissi di qualità, divieto di costruzione di nuove abitazioni con bassi coefficienti energetici);
  11. favorire la produzione di energie alternative (diffusione di pannelli fotovoltaici sui tetti delle case e in altri spazi idonei);

Perdita di biodiversità

L’avvio della sesta estinzione di massa, con la perdita di milioni di specie animali e vegetali sembrerebbe un tema troppo globale per poter essere affrontato da un singolo Comune, eppure la creazione o la salvaguardia di spazi per animali stanziali o di passaggio anche all’interno o attorno alle città può dare un contributo al rallentamento di questo processo.

Inquinamento dell’aria

La qualità dell’aria è una tematica tipicamente urbana, dato che è proprio nelle città che respiriamo peggio e si diffondono malattie del sistema respiratorio e cardiocircolatorio.

La questione, a livello urbano, è connessa soprattutto all’uso dei sistemi di riscaldamento e all’uso delle auto. Valgono tutte le soluzioni già suggerite per fronteggiare il surriscaldamento, la cui urgenza non possiamo che sottolineare dato che, a livello di qualità dell’aira, la combustione fossile porta a effetti immediati di smog e diffusione di polveri sottili dannose per l’organismo.

Inquinamento dell’acqua

Le problematiche di scarsità e inquinamento delle falde acquifere, sembra non riguardare direttamente le nostre città, in quanto usufruiamo di acquedotti che con opportuni sistemi di filtraggio ci fanno avere acque potabili, ma i fiumi e i canali urbani sono spesso le vie attraverso le quali i rifiuti urbani si riversano poi in mare o sostanze tossiche si insinuano nei terreni a valle, inquinando la natura, le coltivazioni e gli allevamenti.Risultati immagini per inquinamento acqua

Le città dovrebbero:

  1. provvedere a garantire sistemi fognari che ripuliscano e filtrino le acque di scarico e restituiscano al sistema idrico naturale solo acque purificate da sostanze tossiche e scarti dei nostri consumi;
  2. tenere costantemente puliti fiumi e canali urbani;
  3. favorire l’uso di acque potabili fornite dall’acquedotto, anziché il consumo di acqua in bottiglia (per ridurre la diffusione della plastica), garantendone un’adeguata qualità.

Deforestazione

Le città non sono certo boschi, ma mentre altre parti del mondo subiscono gravi processi di deforestazione, contribuendo a peggiorare la qualità dell’aria, favorendo il surriscaldamento, inaridendo i terreni, favorendo l’erosione generata dalla pioggia, le città possono comunque fare tutto il possibile per estendere le proprie aree verdi e per aumentare la percentuale di alberi non solo negli spazi verdi pubblici ma anche lungo le strade e nei giardini privati.

Auspicabile sarebbe un “servizio forestale urbano” che monitori la “popolazione verde” della città, sanzionando tagli abusivi di piante e favorendo la sostituzione di piante morte.

Diffusione della plastica nell’ambiente

Se il problema della diffusione della plastica è comunemente associato all’inquinamento marino, questo non vuol dire che le città, soprattutto quelle sul mare, non vi contribuiscano in modo significativo. Oltre a quanto detto a proposito dell’inquinamento dell’acqua, nelle città si dovrebbe comunque scoraggiare in modo deciso l’uso delle plastiche usa e getta, ma anche sfavorire l’uso di plastica ove non strettamente Risultati immagini per inquinamento acquanecessario.

Quando camminiamo per strada, se ci facciamo attenzione, possiamo vedere in terra a ogni passo rifiuti di ogni genere, spesso di plastica. Questo in un mondo civile non dovrebbe più essere accettabile. Deve essere innanzitutto una questione di senso civico.

Incidenti e altri danni provocati dalle automobili

Secondo le stime pubblicate nel 2009 dall’Oms nel “Global status report on road safety”, ogni anno i morti sulle strade sono circa 1,3 milioni e le persone che subiscono incidenti non mortali sono tra i 20 e i 50 milioni.

In Europa le cose vanno meglio che nel resto del mondo, ma è tempo di porre fine alla “era dell’automobile”, di riconquistare spazi in cui camminare liberamente, di usare Risultati immagini per incidente automezzi di trasporto pubblici o condivisi.

Nelle città dovremmo attuare con decisione tutto quanto già suggerito per far fronte al surriscaldamento globale, utile anche per ridurre gli incidenti, in merito a:

  1. Ampliare le zone pedonalizzate e quelle ad accesso limitato;
  2. Aumentare i mezzi di trasporto pubblici;
  3. Creare parcheggi scambiatori ai confini della città per ridurre l’accesso di automobili private;
  4. Scoraggiare l’uso delle automobili, anche con un più stringente rispetto del codice della strada e una serrata applicazione delle multe previste;
  5. Diffondere la cultura del “camminare”.

Tensioni demografiche

A qualcuno può forse sembrar strano, ma i barconi di migranti, la pressione demografica dalle zone povere del mondo, in parte dipende anche dal surriscaldamento globale, che porta alla desertificazione di zone un tempo utili per far vivere intere popolazioni, che si spostano così in nuove zone, creandovi tensioni sociali e favorendo ulteriori migrazioni.

Risolvere i problemi di surriscaldamento non risolverà le tensioni demografiche, ma potrebbe contribuire a mitigarle in parte.

Altro ci sarebbe da dire sul tema, ma tralascio aspetti sociali e organizzativi, volendo qui trattare solo temi ambientali.

Scarsa qualità del cibo

La diffusione degli allevamenti intensivi, con l’uso di farmaci e antibiotici che finiscono Risultati immagini per allevamento mucchenelle nostre cucine e nei nostri piatti, ha determinato un abbassamento della qualità del cibo. La riscoperta di prodotti se non a chilometro zero, comunque provenienti dai dintorni, potrà ridurre l’inquinamento dovuto al trasporto e garantire cibi più controllati, anche se magari più cari. Dovrebbe spettare alle autorità favorire contributi che abbassino i prezzi.

Esaurimento delle risorse

La scarsa qualità del cibo è da analizzarsi assieme all’esaurimento delle risorse. I consumi di carne comportano non solo l’uso di pratiche di allevamento dannose per la salute, ma anche un consumo di terre assai maggiore dell’agricoltura.

Secondo wikipedia “Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando da 45 milioni di tonnellate all’anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all’anno nel 2000, e la FAO ha stimato che entro il 2050 si arriverà a 465 milioni di tonnellate.” “Gli animali allevati, per svilupparsi, vivere, crescere e produrre, naturalmente hanno bisogno di nutrirsi. Le risorse alimentari consumate da questi animali sono però maggiori di quante essi ne producano sotto forma di carne, latte e uova destinati al mercato: gli allevamenti”. Gli allevamenti comportano anche un consumo di vegetali e di acque, che non è proporzionato a quanto ci ritorna sotto forma di alimentazione umana.

Le città dovrebbero scoraggiare un sistema alimentare incentrato sulla carne.

Per far fronte all’esaurimento del petrolio, dobbiamo passare in fretta a nuovi sistemi di alimentazione dei mezzi di trasporto e dei sistemi di riscaldamento delle case.

Spazi urbani poco fruibili

E, infine, dovremmo cercare di rendere le nostre città più vivibili anche da un punto di vista ambientale, con spazi verdi curati per l’uso delle persone, ma anche spazi lasciati liberi alla natura, per consentire la vita di animali e piante non irreggimentate.Immagine correlata

Se da una parte le strade non dovrebbero essere impercorribili per l’affiorare di radici o per la presenza di rami non potati, dall’altra sarebbe bello ci fossero all’interno delle città spazi lasciati del tutto alla natura, possibilmente tra loro connessi e collegati con la campagna circostante, per consentirvi l’afflusso e il deflusso della fauna terricola.

Dovrebbe essere possibile raggiungere ogni punto della città con percorsi nel verde pedonalizzati e/o con piste ciclabili.

In conclusione quel che potremmo fare per le città sarebbe:

  • ridurre drasticamente l’uso delle automobili private a carburanti fossili;
  • migliorare la tenuta termica delle case;
  • favorire la produzione di energia elettrica all’interno della città stessa;
  • aumentare il verde;
  • migliorare la qualità e la pulizia delle acque;
  • scoraggiare l’uso della plastica, soprattutto se usa e getta;
  • creare una cultura civica attenta al risparmio energetico, all’uso di materiali riciclabili, al consumo di alimenti non animali.

Il tempo stringe. Tutto questo dobbiamo farlo non con calma nei prossimi anni, ma ora e subito o sarà troppo tardi. Non possiamo accettare che il pianeta si degradi, aumentando ancora la temperatura, proseguendo nel genocidio di intere specie animali e vegetali, peggiorando la qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo.

Risultati immagini per orologio campanile

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