LA SOCIETÀ CAPRICCIOSA

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Zygmunt Bauman

Non saprei se l’intento di Zygmunt Bauman scrivendo il saggio “Modernità liquida” sia stato quello di convincere il lettore che il tempo che stiamo vivendo sia qualcosa del tutto diverso da quello precedente e che necessiti di una nuova definizione ovvero possa essere definito come l’epoca della “Modernità liquida”. Certo, Bauman offre molti interessanti ragionamenti ed esempi per segnalare come la nostra epoca sia mutata rispetto a quella da cui siamo appena usciti, ma mi è parso che nel saggio manchi qualcosa che leghi tra loro tutti questi ragionamenti e concetti e segni il tratto determinante per definire la nostra una “Modernità liquida”, non sono, insomma, uscito dalla lettura, del tutto convinto sullo stacco logico tra la precedente modernità e l’attuale, di cui vedo ancora troppi elementi di continuità, ma per il resto le argomentazioni di Bauman meritano certo un lettura e una riflessione su molti dei punti trattati.

 

Il saggio “Modernità liquida” di Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925 – Leeds,Risultati immagini per bauman modernità liquida 9 gennaio 2017) sociologo, filosofo e accademico polacco di origini ebraiche, si apre introducendo tre concetti.

Il primo è che il desiderio di libertà non è poi così forte e che molti, in una società opulenta come la nostra, non solo non desiderano essere veramente liberi, ma di norma non sono nemmeno consapevoli di vivere in una libertà limitata. Riporta l’esempio dei marinai dell’Odissea che, mutati in porci da Circe, non vogliono tornare alla “libertà” originaria di esseri umani.

Il secondo è che la nostra società attuale pur avendo conservato (se non acuito) la propria capacità di critica del sistema, ha perso l’impulso a lottare per cambiarlo, perché, come notava desolatamente Marcuse, non c’è una base di massa sufficiente ad avviare un processo rivoluzionario che possa mutare uno status quo che non è percepito come negativo (sebbene abbia ampi margini di miglioramento e numerosi aspetti deleteri).

Risultati immagini per bauman modernità liquidaIl terzo è la definizione del periodo attuale come “Modernità liquida”, in contrapposizione alla precedente epoca totalitaria, caratterizzata dai modelli standardizzati di ispirazione fordiana, un mondo organizzato come catena produttiva.

Ford aveva inventato il sistema per evitare la diserzione del proprio esercito, incatenandolo in un processo che non poteva essere interrotto.

Per l’autore il passaggio alla Modernità Liquida corrisponde anche al passaggio all’individualismo. Come dice Toqueville, l’individuo è il peggior nemico del cittadino, e quindi l’individualismo sta rubando spazi al pubblico, al sociale. La grande paura delle distopie del XX secolo, come “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Huxley si sono rivelate infondate. Nascevano dalla paura dei totalitarismi europei, come nazismo, fascismo e stalinismo, ma lo shock di quelle esperienze è stato così forte da spingere la società alla deriva verso il suo opposto, verso un mondo in cui l’interesse individuale e personale pare il solo che conti, con il risultato che gli Stati, anziché occuparsi delle problematiche sociali, ambientali, economiche e magari finanziarie, si concentrano, soprattutto nella comunicazione, verso false problematiche come la sicurezza, erigendo muri e barriere e creando clamore su casi di violenza statisticamente del tutto irrilevanti o ergendosi a baluardo verso ciò che è “altro” e “diverso”.

La morte del cittadino, sotto i colpi dell’individuo, si vede fortemente in alcuni Paesi come l’Italia, in cui il senso civico si è perso, forse per effetto di una prolungata percezione del Governo come entità aliena (in ricordo di passate dominazioni straniere) da combattere e imbrogliare, piuttosto che espressione della comunità cui si appartiene, lasciando ampi spazi a mafie e camorre.

La differenza tra capitalismo pesante e capitalismo leggero, per Bauman, si nota anche nella sostituzione di numerose autorità a una o poche, con il risultato che, proprio per il loro numero, le autorità cessano di essere tali e i leader sono sostituiti dai consulenti, la cui autorità deriva dall’approvazione di chi ne cerca il parere.

Le paure orwelliane si sono così ribaltate, al punto che il pericolo oggi sono la moltitudine di Piccoli Fratelli onnipresenti, piuttosto che l’autorità statalista del Grande Fratello. I Talk Show hanno portato il privato nella sfera del pubblico, svolgendo un’importante funzione sociale di liberazione da paure e complessi, mostrando che panni sporchi simili ai nostri erano lavati sui teleschermi. Il privato ambisce a diventare pubblico. Desidera apparire. I Talk Show sono solo per pochi e qualificati (a modo loro) soggetti. I reality danno visibilità alla gente comune, ma sempre solo a pochi. Le community del web sono la piazza in cui ciascuno, chiunque, può esibirsi e recitare la

Centro commerciale a Monaco di Baviera – Foto di Carlo Menzinger – Agosto 2015

sua parte, in cui gli viene costantemente chiesto “cosa pensi?” (anche se si trova in spazi virtuali che tutto inducono anziché il pensiero), in cui ciascuno dichiara dove si trova, con chi, perché e come, in una spontanea rinuncia alla privacy, in un annichilimento delle barriere che difendevano il privato, in un’illusoria corsa a dimostrare di essere individui, di essere speciali, di essere notati, di essere parte di una community virtuale ma rinunciando al senso civico di appartenente a una comunità sociale.

La modernità liquida, superato da tempo il concetto di bisogno, supera anche quello di desiderio, sostituendolo con il capriccio. La compulsione allo shopping non deriva certo dall’esigenza di soddisfare un bisogno, dato che bisogni primari e secondari sono già ampiamente soddisfatti della civiltà occidentale dell’opulenza, ma il desiderio non basta più a pilotare i consumi. Occorre stimolare il capriccio infantile, l’impulso immediato e irrefrenabile all’acquisto, reso sempre più semplice e fruibile ovunque dalle vendite on-line e dai sistemi di pagamento elettronici che attuano un nuovo passaggio di smaterializzazione della ricchezza, non più “pecunia” (misurabile in termini di “pecore” o altri beni), ma neanche più equivalente di metalli preziosi o tangibile carta, ma flusso impercettibile di bit in rete.

E il corpo finisce in questo meccanismo con la confusione tra salute e fitness, dove la salute può essere perseguita e talora raggiunta ma la forma perfetta e sempre da raggiungere e per il fitness occorre sempre continuare a combattere, perché basta distrarsi un attimo per perderlo. Ed ecco fiorirvi attorno un mercato colossale.

A difesa dell’individualismo e dei suoi desideri di sicurezza sorgono i muri. Bauman ci parla del progetto sudafricano di città-isola Heritage Park dell’architetto Hazeldon (viene da pensare, però alla Brexit e al muro messicano di Trump) ma anche della necessità, negli incontri tra estranei di indossare maschere, in primis quella della “buona creanza”, tipica di un mondo in cui ciascuno è estraneo agli altri.

Il desiderio di muri è segno di un ritorno al Medioevo e alle sue città fortificate.Risultati immagini per città fortificata

Bauman quindi ci parla di spazi pubblici, lo spazio che esclude (fa l’esempio de La Defense a Parigi, in cui la piazza non è un luogo in cui vivere, ma solo spazio scenico e di passaggio) e lo spazio che ci rende uguali, come i Centri Commerciali, dove ogni differenza è annullata, tutti sono uguali e tutti sono lì per il medesimo fine, dove ognuno è un estraneo per gli altri e non occorre costruire dei rapporti con i passanti. Il Centro Commerciale è il nuovo Tempio, spazio che purifica i rapporti sociali rendendoli neutri,

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La Defénse – Parigi

Ci sono due modi per affrontare le diversità, la cancellazione del diverso (la guerra o l’uccisione dello straniero) o la cancellazione delle diversità nell’altro (l’omologazione, l’assorbimento nella cultura dominante). La Defense, come i muri, è lo spazio del primo approccio. Il Centro Commerciale quello del secondo.

Poi, Bauman ci parla del tempo e di come la sua separazione dallo spazio sia l’inizio della modernità. È stato quando abbiamo creato macchine in grado di liberare la velocità dai limiti umani e naturali, che il tempo è divenuto cosa diversa dallo spazio. In precedenza le distanze potevano essere espresse in giorni di cammino. Con la modernità, occorre distinguere il mezzo adoperato e questi sono in continua competizione tra loro e in evoluzione verso una tendenziale velocità infinita, che annulli lo spazio e ci renda ubiquitari.

La coscienza del tempo si porta dietro la volontà di superarlo, di raggiungere l’immortalità. Il capitalismo e la modernità pesanti sono stati caratterizzati anche dalla produzione e conservazione di beni duraturi, giacché in essi si rifletteva il desiderio di immortalità. Capitalismo leggero e modernità liquida portano a un superamento di questo. Le società informatiche mirano a creare prodotti di rapida obsolescenza e sono pronte a dimenticarli per passare a nuove versioni o prodotti più evoluti. Il possesso diventa temporaneo ed effimero. Siamo nell’ambito di considerazioni simili a quelle di Rifkin (L’era dell’accesso) sul superamento del concetto di proprietà.

Il capitalismo pesante era anche caratterizzato dal matrimonio duraturo tra capitale e Risultati immagini per catena di montaggio taylorlavoro, mentre nella modernità liquida questi passano a un’instabile convivenza. Il capitale non deve più essere investito in pesanti strutture e diventa mobile e lo stesso deve fare il lavoro. Le aziende che passano di mano generazione dopo generazione stanno diventando un retaggio del passato al pari con il posto fisso. Tutto diviene più volatile.

Bauman passa poi a parlare delle differenza tra patriottismo e nazionalismo con le conseguenti drammatiche derive belliche, prendendo a esempio i recenti conflitti balcanici, e delle comunità, evidenziando come il desiderio di tenere lontano il diverso sfocia in delitti di membri della comunità contro chi non ne fa parte, con il risultato di rinsaldare la comunità stessa contro il pericolo di ritorsioni o la paura che gli estranei possano a loro volta compiere delitti che minino la tranquillità della comunità. Gli autori dei delitti contro gli stranieri tendono a essere ben noti all’interno della comunità che li difende, divenendo compartecipe del delitto e trovando la propria ragione d’essere proprio nella sua autodifesa, quasi che le loro stesse vittime possano tornare, come redivivi zombie a minacciarle. Altro tipo di comunità moderna è quella istantanea, che Bauman chiama “comunità guardaroba”, perché è simile a un gruppo di persone che si ritrova a teatro per uno spettacolo, accomunata in una successione di emozioni e sentimenti generati dallo spettacolo ma solo per il breve arco di tempo in cui lasciano i soprabiti nel guardaroba e quando li riprendono. Le community virtuali, di cui Bauman non parla, sarebbero “comunità guardaroba” ancor più istantanee, che durano il tempo di leggere qualche post, anche se la comunanza di interessi del tema della community porta gli “amici” virtuali a rincontrarsi, pur mantenendo, per il resto vite del tutto distinte.Risultati immagini per teatro

Chiudono il volume alcune riflessioni sul rapporto tra storia, poesia e sociologia e sul ruolo della sociologia, come strumento per curare la società, che, in particolare, si può considerare malata ogni volta in cui cessa di mettersi in discussione.

Funzione della sociologia è anche quella di distinguere tra sorte e destino, cercando di evitare di cadere nel fatalismo (“Prendere le distanze, prendere tempo, al fine di separare il destino dalla sorte, perché il destino possa affrontare e sfidare la sorte: questo è il compito della sociologia”), perché, come scrive Max Scheler (“Ordo amoris”) “il presupposto che sorte e destino siano la stessa cosa va etichettato come fatalismo”.

Conclude Bauman che “compito della sociologia è fa sì che le scelte siano realmente libere e che tali rimangano, e sempre per ,o più diventino, per l’intera esistenza di tutto il genere umano”.

COSA FARE QUANDO SCOPRIAMO CHE IL NOSTRO MIGLIOR AMICO È UN SERIAL KILLER?

Risultati immagini per auto assassinaI media e i politici cercano sempre di distrarci da un cancro che mina la nostra società e la sopravvivenza della razza umana e dello stesso pianeta: l’automobile.

Credo che sia tempo di iniziare un’attività di sensibilizzazione contro questa piaga che ci mina ormai da quasi 250 anni. L’antesignano dell’automobile fu, infatti, il progetto del 1769 di Carro di Cugnot, di cui presto decorrerà il funesto 250 anniversario. Si trattava di una macchina a vapore con due cilindri e una cilindrata di 64.000 cmq. Era detto “Macchina Azionata da Fuoco” e non raggiungeva i 10 Km orari.

Nel 1802 abbiamo la prima auto con motore a combustione interna, dovuta a Isaac de Rivaz. La prima auto elettrica, opera di Robert Anderson, è del 1839. Nel 1883 si passò dai prototipi alle prime fabbriche di automobili. Nel 1908, con la produzione della Ford Modello T, parte la produzione in grande serie di autoveicoli e nel 1913 viene applicata la catena di montaggio. Forse tale data, ancor più del 1769, può davvero considerarsi l’avvio, ormai plurisecolare, del disastro automobilistico.

 

Le autovetture sono nocive sotto vari aspetti, ma soprattutto per i seguenti tre:

  1. incidenti stradali;
  2. inquinamento;
  3. qualità della vita.Risultati immagini per auto assassina

Per quanto concerne il primo punto, leggo su wikipedia che in Europa gli incidenti stradali sono una delle prime cause di morte, con più di 120.000 vittime all’anno.

Un articolo de La Stampa dichiara che nel 2015 nell’Unione Europea le vittime registrate sono state 26.000, come nel 2014 (fonte Eurostat) per una media di 51 morti per milione di abitanti.

Secondo il sito dell’ASAPS (Portale della Sicurezza Stradale), nel 2015 sulle strade della UE, 26.300 persone hanno perso la vita (in media 70 al giorno): l’1,3% in più rispetto all’anno precedente.

Risultati immagini per herbie maggiolino mattoEpicentro, il portale dell’epidemiologia per la salute pubblica, scrive che gli incidenti stradali sono un problema di salute pubblica molto importante, ma ancora troppo trascurato e che per l’Oms sono la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi dai 10 ai 14 e dai 20 ai 24 anni. Si stima, inoltre, che senza adeguate contromisure, entro il 2020 rappresenteranno la terza causa globale di morte e disabilità. Il peso di questo problema non è distribuito in maniera uniforme ed è fonte di una crescente disuguaglianza tra i diversi Paesi, con svantaggi socioeconomici delle categorie di persone più a rischio.

Epicentro riporta che Secondo il rapporto 2009 “European status report on road safety. Risultati immagini per herbie maggiolino mattoTowards safer roads and healthier transport” dell’Oms Europa, ogni anno circa 120.000 persone muoiono a causa di incidenti stradali nella Regione europea dell’Oms, mentre 2,4 milioni rimangono infortunate.

Pedoni, ciclisti e motociclisti costituiscono circa il 39% delle vittime della strada e, mediamente, i Paesi a basso e medio reddito hanno un numero complessivo di incidenti pari al doppio di quello dei Paesi industrializzati. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nei giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni e hanno un impatto sulle economie dei singoli Paesi superiore al 3% del prodotto interno lordo.

Il 70% degli incidenti mortali avviene nei Paesi più poveri e, all’interno dei Paesi dell’ex Unione sovietica, il tasso di mortalità è circa quattro volte superiore a quello dei Paesi nordici. I Paesi dell’Est europeo sono quelli con la più alta proporzione di incidenti mortali per i pedoni, mentre Italia, Grecia, Malta, Cipro e Francia sono gli Stati con il più elevato numero di decessi per incidenti mortali in moto.

Risultati immagini per incidente auto mortaleLa differenza tra i 120.000 morti dell’Europa OMS e i 26.000 dell’Unione Europea sembrano un segnale di una maggior attenzione e di maggiori norme di sicurezza dell’area UE.

Secondo le stime pubblicate nel 2009 dall’Oms nel “Global status report on road safety”, ogni anno i morti sulle strade sono circa 1,3 milioni e le persone che subiscono incidenti non mortali sono tra i 20 e i 50 milioni. Il numero totale delle vittime della Seconda Guerra Mondiale fu di quasi 55 milioni. Tra cui 6 milioni di ebrei. Nessun altra guerra ne ha provocati tanti. La Prima Guerra Mondiale ne ha contati 26 milioni. La rivoluzione francese assieme alle guerre napoleoniche non raggiunse i 5 milioni di morti. La Guerra dei Trent’anni nel XVII secolo ne fece 4 milioni. Ogni 5 anni le automobili provocano qualcosa di simile, per numeri, a un nuovo olocausto e peggiore della Guerra dei Trent’anni o delle guerre napoleoniche! Cinque anni di traffico sarebbero al terzo posto nella storia tra i grandi conflitti! E la Guerra dell’Auto è iniziata, seppure in sordina, ben 250 anni fa. Cento da quando Ford ha avviato le catene di montaggio! Quale guerra è mai durata tanto?Risultati immagini per incidente auto mortale

Nel 2004 gli incidenti stradali si collocavano al quarto posto nella classifica delle cause più importanti di morte della popolazione mondiale, ma per il 2030 si prevede che raggiungano la quinta posizione. I Paesi a basso e medio reddito hanno un tasso di incidenti mortali maggiore rispetto ai Paesi più ricchi: rispettivamente 21,5; 19,5; 10,3 ogni 100 mila persone. Pur avendo solo il 48% del totale dei veicoli registrati, nei Paesi più poveri si verifica il 90% degli incidenti globali. Malgrado nei Paesi industrializzati negli ultimi 40-50 anni il tasso di mortalità per incidente stradale sia diminuito, l’incidente stradale rimane una delle più importanti cause di morte e disabilità. Dunque, si può intervenire per ridurre il fenomeno, per arginarlo. Si potrebbe però anche combatterlo seriamente. Perché permettiamo che si ripeta ogni anni questo “olocausto”? Come possiamo restare tanto indifferenti davanti a tanta morte, a tante famiglie distrutte, giacché ogni milione di morti si porta dietro un milione di famiglie spezzate. Quanta gente? Non è qualcosa che riguarda e tocca tutti noi da vicino? Non è una maledetta guerra?

Un milione e trecentomila morti all’anno sulle strade del mondo non vi sembrano degni di attenzione? Non vi sembra un tema che dovrebbe stare nelle prime pagine dei giornali ogni giorno? Non dovrebbe trovarsi al primo posto nei programmi politici di ogni partito? Non dovremmo parlarne con foga ogni giorno?

 

Eppure le malefatte della nostra amata amica a quattro ruote non sono finite. Ci sono gli altri due punti.

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Veniamo al secondo.

Leggo su Terra Nuova che nel 2012 circa 7 milioni di persone sono morte a causa dell’inquinamento atmosferico. Sarebbe la sentenza glaciale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che ha pubblicato uno studio ricco di dati e statistiche sugli effetti dell’urbanizzazione sulla salute umana. Le aree geografiche più interessate con 5,9 milioni di decessi sono in Asia e nelle regioni del Pacifico.

Per essere più precisi, però, il rapporto distingue tra decessi derivati da inquinamento atmosferico outdoor e inquinamento indoor. La cattiva aria che respiriamo negli spazi chiusi provoca addirittura più decessi: circa 4,3 milioni contro i 3,7 milioni negli spazi aperti. Insomma, la colpa non è certo solo delle auto, dirà qualcuno.Risultati immagini per inquinamento auto

Se un tale si scopre che è un serial killer, che cosa gli si fa? Lo si lascia in libertà dicendo, per esempio, che ha ucciso “solo” dieci persone mentre la guerra in un tale Paese ha fatto migliaia di morti o piuttosto lo si processa e chiude in galera, sperando che si perda la chiave per farlo uscire? Vogliamo lasciare un serial killer come l’automobile libero di colpire affumicandoci?

I numeri generali sono raddoppiati. Nello studio precedente, datato 2008, l’OMS aveva parlato di 3,2 milioni di morti totali, di cui 1,3 per l’inquinamento esterno e 1,9 per quello domestico.

I dati rivelano uno stretto collegamento tra inquinamento in aree confinate e inquinamento esterno, con una diffusa incidenza su malattie cardiocircolatorie, infarti, ischemie, tumori.

Nello schema (Fonte OMS) seguente si riassumono le percentuali di incidenza delle singole malattie:

Inquinamento atmosferico esterno:Risultati immagini per serial killer

40% – ischemie cardiache

40% – ictus

11% – malattia polmonare ostruttiva

6% – cancro al polmone

3% – infezioni respiratorie acute nei bambini

 

Inquinamento indoor:

34% – ictus

26% – ischemie cardiache

22% – malattia polmonare ostruttiva ..

12% – infezioni respiratorie acute nei bambini

6% – cancro al polmone

 

Risultati immagini per serial killerUn post su QualEnergia di marzo 2016 riporta che una morte su quattro a livello mondiale è causata da fattori di rischio ambientale. Secondo quest’articolo sarebbero ben 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento ambientale. In Europa nel 2012 l’inquinamento ha provocato 1,4 milioni decessi prematuri. Siano 7 o 13 milioni i morti da inquinamento, sono comunque una percentuale rilevante. Un morto su quattro, se possiamo considerare vera tale informazione, sarebbe ancor più impressionante.

Certo le fabbriche e il riscaldamento incidono di più delle automobili sull’inquinamento atmosferico esterno, ma, di nuovo, vogliamo perdonare il nostro serial killer solo perché ci accompagna al lavoro e scorrazza i nostri figli?

Le fonti antropiche dell’inquinamento atmosferico sarebbero: traffico veicolare,

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Buried

riscaldamento domestico, industrie e attività artigianali, veicoli off road (treni, trattori, veicoli da cava ecc.), agricoltura e altre attività.

Legambiente definisce l’inquinamento atmosferico come l’alterazione delle condizioni naturali dell’aria, dovuta alle emissioni dei gas di scarico di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche, impianti di incenerimento. Le sostanze inquinanti più diffuse in atmosfera sono il biossido di zolfo (So2), gli ossidi di azoto(Nox), il monossido di carbonio (CO), l’ozono, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le polveri (soprattutto il particolato di diametro inferiore a 10 milionesimi di metro, il Pm10) e il piombo. Il problema dell’inquinamento atmosferico si concentra soprattutto nelle aree metropolitane, dove il traffico, gli impianti industriali e il riscaldamento degli edifici hanno effetti dannosi sulla qualità dell’aria e sulla salute degli abitanti.

Risultati immagini per chiuso in autoUno degli inquinanti più pericolosi per l’uomo e più diffusi nelle città, continua Legambiente, è il Pm10: uno studio realizzato dall’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che nei grandi centri italiani, a causa delle concentrazioni di particolato sottile superiori ai 20 μg/m3, muoiono oltre 8.000 persone ogni anno. E uno dei principali responsabili dell’inquinamento da Pm10 è il traffico urbano: i trasporti stradali, infatti, producono più di un quarto del totale delle emissioni. E la metà circa degli ossidi di azoto, del monossido di carbonio e del benzene presenti nell’aria delle città.  Per gli ossidi di zolfo, invece, la fonte primaria è il settore industriale, e soprattutto la produzione di energia, cui si devono i 3/4 del totale delle emissioni. Se il traffico urbano è il grande nemico dell’aria delle città, i maggiori responsabili sono soprattutto le automobili, che contribuiscono, sul totale emesso dal trasporto stradale, a un terzo del Pm10, al 40% circa degli NOx, a due terzi del benzene e della CO2.Risultati immagini per chiuso in auto

Scusate per l’eccesso di dati e formule, ma vi prego di tornare a fare attenzione a un numero che ho scritto poco più sopra: 8.000 persone ogni anno! Sono quelle che muoiono a causa del particolato sottile. Dove? Nel mondo? No. Tornate indietro. Rileggete. Legambiente riferisce che 8.000 persone muoiono ogni anno (tutti gli anni!) nei grandi centri italiani. A Roma, a Milano, a Palermo, a Napoli, a Firenze! Conoscete qualcuno che ci abita? E avete letto che cos’è a provocare la presenza di Pm10 nell’aria? L’automobile, il nostro caro amico serial killer con cui andiamo a fare la spesa e la gita del fine settimana. Non sarà il caso di guardarlo con occhi nuovi e un tantino di diffidenza?

Risultati immagini per bambino chiuso in autoCerto, direte voi (e anche io magari un po’ lo pensavo) quelli di Legambiente (e anche tu che scrivi) sono di parte, sono catastrofisti, vedono mostri nel buio della camera da letto. Forse. Forse è così. Forse questi dati sono sbagliati, andrebbero cercate altre fonti. Fatelo. Fatemi sapere. Non sono un esperto. Sono sbagliati del tutto? I morti non sono 8.000 ma 800? Bene. Allora non c’è da preoccuparsi! Ma siamo scemi? Credo proprio di sì. Stupidi opportunisti, a dir il vero, cui fa piacere avere per amico un serial killer e che magari lo giustificano e perdonano perché in giro ci sono assassini peggiori di lui!

 

Risultati immagini per inquinamento cittàSu Epicentro si legge che nel documento “Country profiles of the environmental burden of disease” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (il primo rapporto sull’impatto delle condizioni ambientali sulla salute Paese per Paese, presentato in un convegno a Vienna  il 13-15 giugno 2007) i rischi ambientali considerati sono l’inquinamento, le radiazioni ultraviolette, i fattori occupazionali, i cambiamenti climatici e degli ecosistemi, i rumori, l’edilizia, l’agricoltura e i comportamenti delle persone. Le malattie causate da questi fattori comprendono diarrea, infezioni respiratorie, asma, malattie cardiovascolari, oltre agli infortuni e ai disturbi dello sviluppo del sistema nervoso.

I dati indicano che in tutti i Paesi la salute della popolazione potrebbe migliorare molto Risultati immagini per inquinamento cittàriducendo i rischi ambientali: in tutto il mondo si potrebbero evitare 13 milioni di morti ogni anno. Lasciarli morire si può considerare “omissione di soccorso sociale”? Nessun Paese è immune dal fenomeno, ma i dati mostrano anche enormi diseguaglianze: nei Paesi a basso reddito gli anni di vita in buona salute persi a causa di disabilità (Daly) sono venti volte quelli dei Paesi ricchi. Tra i più colpiti ci sono Angola, Burkina Faso, Mali e Afghanistan.

In alcuni Paesi, addirittura un terzo delle malattie potrebbero essere prevenute con miglioramenti ambientali. In 23 Paesi più del 10% delle morti sono dovute alla cattiva qualità dell’acqua e all’inquinamento nei luoghi chiusi causato dall’uso di combustibili per cucinare.

Risultati immagini per inquinamento cittàInsomma, l’inquinamento non provoca solo milioni di morti ogni anno (mica una volta e via, è qualcosa che si ripete senza fine, fintanto che non vorremmo mettere noi la parola fine a questa storia), ma provoca, soprattutto, malattie, le acuisce, ci rende più predisposti ad ammalarci. Sì ma qui si parla di inquinamento in genere, mica solo di quello provocato dalle nostre autovetture. Perché prendersela con loro?

Lasciate in pace la nostra cara vecchia macchina!

 

E due. Abbiamo parlato di incidenti stradali e inquinamento e nell’aprire la porta del garage (se ne abbiamo uno) dovremmo già provare un senso di orrore, come se dentro ci attendesse il peggior mostro da film di paura.

Eppure c’è ancora il terzo punto: la qualità della nostra vita.

 

Qui che cosa ci potrà mai essere da dire? Il nostro amico a quattro ruote sarà pure un serial killer, anzi un genocida, ma con noi è tanto gentile e carino e ci aiuta ogni giorno mettendosi al nostro servizio.

Ma davvero? Sicuri, sicuri?Risultati immagini per traffico

Vivete in città? Vi piace così tanto starvene bloccati nel traffico o semplicemente fermi al semaforo? Quanto tempo passate chiusi in quella scatola di latta? Quanto tempo perdete per cercare un parcheggio? A volte vorreste scendere, ma non potete perché siete imbottigliati tra altre auto e non c’è modo di lasciare la vostra.

Secondo Autoblog, si calcola che in media un cittadino europeo trascorra in auto circa 4 anni e 1 mese, mentre un Italiano addirittura 5 anni e 7 mesi, di cui 3 anni e 6 mesi come passeggero. I risultati mostrano chiaramente che l’auto viene percepita come la nostra seconda casa. Una seconda casa? Dico! Ci hanno sbattuto per 4 o 5 anni della nostra vita in una prigione di pochi centimetri cubi, dove non possiamo né metterci in piedi, né sdraiarci e la consideriamo una seconda casa? Chi ci ha fritto il cervello? La pubblicità?

E paghiamo pure! Paghiamo per essere imprigionati in una bara mortale? Certo, però, la mia cara automobile mi porta dove voglio io e quando voglio io, non sono costretto a seguire gli orari dei treni e dei pullman, mi porta da casa a qualunque destinazione! Peccato spesso non ci riesca, per colpa delle altre sue amichette a quattro ruote che glielo impediscono.Risultati immagini per traffico

E quanto ci costa? Per acquistarla abbiamo speso diecimila euro? Quarantamila? Magari l’abbiamo presa usata, ma in tal caso durerà di meno. È tutto in proporzione. Dipende da quanto vogliamo spendere, da quanto ci piace avere un serial killer personale a disposizione. Ma questo è solo il costo per l’acquisto. Poi ci sono l’assicurazione, il bollo, il carburante, le revisioni, le manutenzioni. Dopo un po’ diventa vecchia e non vale un solo euro di quelli che la avevamo pagata e dobbiamo cercarne una sostitutiva, sempre che non si sia schiantata prima da qualche parte, magari mandandoci in ospedale o all’altro mondo.

E voi quanto guadagnate in un anno? Ventimila euro? Quarantamila? Siete così fortunati da superare i centomila netti? Cos’è il netto? Il guadagno senza le tasse, ma non senza le altre spese (casa, figli, vacanze, cure mediche e chissà che altro). Quanto vi rimane? Quanta parte di quello che guadagnate lo spendete per la vostra amichetta motorizzata? Immaginiamo di essere parsimoniosi e di tenere per dieci anni una macchina da 10.000 euro, di pagare 700 euro l’anno di assicurazione, 300 euro di bollo, 1.000 euro di carburante, 200 euro di manutenzione e revisioni. I 10.000 euro per l’acquisto di un auto che teniamo 10 anni e poi rottamiamo, sono 1.000 euro all’anno. In tutto abbiamo 3.200 euro annui. Quanto guadagniamo? 1.600 euro netti al mese come tanti operai e impiegati?Risultati immagini per costo auto

Caspita! Vi eravate accorti che lavorate per due mesi l’anno, un sesto dell’anno per mantenere la vostra amica genocida?

Non solo vi tiene ingabbiati in posizione simil-fetale per 5 anni della vostra vita, ma ogni anno vi ruba lo stipendio di due mesi! Nei suoi dieci anni di vita, la simpaticona vi ha rubato 20 mesi di vita! Se guidate 60 anni, avete lavorato per 120 mesi per mantenere la vostra automobile. Dieci anni della vostra amata o miserabile vita!

Complimenti! Davvero un grande amore! Storie d’amore così commuovono! Ho le lacrime agli occhi! È commozione o sono risate? Risate di isterica disperazione?

E avete mai pensato che se anziché fare due chilometri in auto, li faceste a piedi ci guadagnereste anche in salute e tonicità fisica. L’automobile non vi priva anche di questi momenti di moto salutare?Risultati immagini per sollevare auto

Eh già, ma noi abbiamo fretta! Abbiamo diecimila impegni! Come faremmo ad andare qua e là in tempo? A volte è vero. A volte l’auto ci aiuta. Spostare valige e borse della spesa senza la nostra schiava-padrona è un problema, ma a volte dobbiamo spostare solo noi stessi e per poche centinaia di metri. Vi siete cronometrati? Quanto tempo impiegate in auto? Quanto a piedi? Lo stesso? Fate prima in auto? Di quanto tempo? Minuti? Secondi? Con quanto stress in più? Con quanti rischi in più, con quanti effetti negativi in più sul traffico e l’ambiente?

Non è ora di cambiare aria? Non è ora di cambiare atteggiamento? Non è ora di cambiare il mondo? Non è ora di liberarci da questo amico genocida che si finge tanto gentile e servizievole e nel frattempo ci uccide un poco ogni giorno e magari domani ci darà la coltellata finale, trapassandoci lo sterno con il piantone dello sterzo?

Pensateci. Personalmente sto cominciando solo ora a prenderne coscienza. Ancora ho l’auto e ancora guido. Cerco, però, già di usare il treno sui viaggi più lunghi, di andare a piedi in città, di usare l’auto solo quando mi dà un effettivo vantaggio, ma non è così che si tratta un serial killer, tenendolo a bada e lasciando che uccida solo ogni tanto. Ognuno di noi può adottare piccoli comportamenti che aiutano a ridurre il traffico e l’inquinamento, ma è tempo di cominciare a fare riflessioni più ampie e generali. Andrebbero messe delle scritte tipo “Chi guida avvelena anche te, digli di smettere”! È tempo di pensare alla società nel suo insieme e al nostro modello di civiltà e di sviluppo, che ha molte cose da cambiare, che non funzionano più o che non hanno mai funzionato, anche se non ce ne rendevamo conto.

Mentre cominciamo con il prenderne coscienza, con i piccoli cambiamenti di vita, prepariamoci a cambiare tutto, modi di vita e mentalità, prima di restarci secchi, individualmente e socialmente.

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NUOVA COLLABORAZIONE CON “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Risultati immagini per alluvione FirenzeQuest’anno, oltre ad aver avviato la collaborazione con la rivista dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze “Progettando.Ing”, ho anche iniziato a pubblicare sulla rivista fiorentina “Italia Uomo Ambiente”.

Sono già stato presente nelle uscite di Marzo e Aprile sia con il racconto fantastico sull’alluvione di Firenze “L’angelo del fango”, diviso in due parti nei due numeri, sia con gli articoli sui nuovi pianeti individuati di recente “La scoperta del nuovo sistema solare di Trappist-1 dimostra che siamo stupidi” e “Come arrivare su Trappist-1”, che vogliono essere anche una riflessione sul ruolo dell’umanità su questo pianeta e sulla necessità di preservarlo.

Colgo l’occasione per ringraziare entrambe le riviste per l’opportunità che mi stanno offrendo.